“Siamo sempre alla ricerca di soluzioni originali laddove le esigenze siano molto peculiari”. Luca Caramaschi, Responsabile Private Banking & Wealth Management di Cherry Bank, sintetizza così l’approccio della Banca che coniugando consulenza umana, soluzioni digitali e un’attenzione crescente alla sostenibilità, punta a costruire un dialogo intergenerazionale che tuteli il patrimonio degli Hnwi e ne valorizzi il potenziale per il futuro.
Dottor Caramaschi, Cherry Bank è una Banca di relazione che valorizza la consulenza personalizzata. Quali strumenti e strategie offre per supportare le famiglie imprenditoriali nel delicato processo del passaggio generazionale?
Il passaggio generazionale è un momento cruciale per le famiglie imprenditoriali, e Cherry Bank si propone come partner strategico, offrendo una gestione personalizzata e completamente indipendente. La nostra struttura integra specialisti, che lavorano a stretto contatto con le famiglie per comprendere le loro esigenze specifiche e analizzare la situazione complessiva.
Non ci limitiamo ad avere esperti focalizzati sull’azienda: esaminiamo il patrimonio in tutte le sue sfaccettature. Collaboriamo con avvocati selezionati in base alle necessità e alla collocazione geografica delle singole famiglie. Grazie alle nostre relazioni interne, creiamo connessioni utili senza imporre soluzioni, lasciando sempre al cliente il controllo delle decisioni.
Anche in rapporto alle fiduciarie manteniamo un approccio indipendente. In ogni situazione, ci assicuriamo che il cliente possa scegliere ciò che meglio risponde alle sue esigenze.
Come proteggete il patrimonio nei momenti di discontinuità aziendale?
Un’area cruciale è quella delle operazioni straordinarie, come fusioni, integrazioni o la liquidazione di quote per parenti non interessati alla gestione aziendale. in questi casi interveniamo con soluzioni come il leverage buyout. Per esempio: pensiamo a un imprenditore con figli dalle carriere molto diverse, uno musicista e uno calciatore. Il nostro compito è aiutare la famiglia a trovare un equilibrio che preservi il valore dell’azienda, supportando al contempo le diverse aspirazioni individuali.
Siete una banca innovativa: ma come nello specifico integrate le soluzioni digitali innovative nella consulenza patrimoniale?
La tecnologia è un abilitatore, uno strumento fondamentale per facilitare la collaborazione tra generazioni con visioni e approcci spesso divergenti. Analizziamo il cliente su cinque dimensioni principali: assicurativa, patrimoniale, immobiliare, aziendale e personale.
Facciamo un esempio pratico: due persone possono avere gli stessi beni – una casa da un milione di euro a Milano, una berlina e uno chalet in montagna – ma età diverse, come 60 e 30 anni. I loro obiettivi di pianificazione saranno inevitabilmente differenti. Le banche tradizionali molto spesso si fermano a ciò che una persona possiede; noi utilizziamo un approccio che va oltre, guardando agli obiettivi e ai progetti futuri.
I nostri clienti appartengono a diverse generazioni, dalla Gen X ai boomer, passando per le classi più giovani, che privilegiano il digitale. Se la generazione X e i boomer cercano un rapporto umano, i giovani prediligono la flessibilità e l’efficienza della tecnologia. Cherry Bank offre entrambe le opzioni, con un modello ibrido che include banker dedicati, client manager che fungono da interfaccia e investment manager per supportare i clienti nei dettagli tecnici.
Le nuove generazioni sono anche molto attente alla sostenibilità. Come rispondete a questa domanda crescente?
La sostenibilità è una priorità per i più giovani, mentre le generazioni precedenti in Italia sono spesso meno sensibili a questo tema. Cherry Bank offre prodotti di gestione patrimoniale e advisory personalizzati, costruiti su misura per soddisfare le richieste di chi, come i 30-35enni, pone grande attenzione ai parametri ESG.
Questo cambio di prospettiva ha anche un altro effetto. Ovvero, favorendo il dialogo tra generazioni all’interno delle famiglie imprenditoriali, stimola anche i meno giovani a considerare l’impatto etico dei propri investimenti.
Il ruolo del consulente umano resta cruciale per la gestione dei grandi patrimoni anche in questa era digitale: come bilanciate umanità e digitalizzazione?
Crediamo fermamente in un approccio che sia al contempo umano e digitale. Il nostro obiettivo non è proporre un prodotto preconfezionato, ma costruire soluzioni su misura attraverso un’analisi approfondita delle reali necessità. Il vantaggio di non avere una “fabbrica interna” ci consente di essere flessibili: disponiamo di alcune soluzioni già pronte, ma non ci limitiamo a queste. Ogni cliente è unico, e la nostra priorità è sempre soddisfare le sue esigenze specifiche.
Il rapporto umano rimane centrale: è davvero così e lo sarà sempre di più. L’intelligenza artificiale è uno strumento utile, ma non può ancora cogliere la complessità delle situazioni più delicate, come quelle legate a eredità e patrimoni complessi. In questi casi, la sensibilità e l’esperienza di un consulente sono insostituibili.

