Crisi venture: in Italia le premesse di un recupero da qui a fine 2024

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Si riduce il numero dei deal di Vc nel primo semestre 2024, secondo i numeri raccolti dall’Osservatorio VeM presentato da Aifi: nuovi fondi però possono preludere alla ripresa.

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A livello globale il venture capital (VC) sta attraversando una persistente fase di siccità: la raccolta di fondi nella prima metà del 2024 è stata pari a 80,5 miliardi, ha affermato PitchBook, segnalando il ritmo più basso mai registrato in nove anni. Nel frattempo, in Italia, il numero delle operazioni di investimento eseguite dai fondi di VC sulle imprese nazionali ha subito un’ulteriore contrazione, anche se complessivamente l’ammontare è aumentato grazie ad alcune grosse operazioni. Lo attestano i dati del nuovo Rapporto di ricerca Venture Capital Monitor – VeM realizzato da LIUC Business School e presentato da Aifi, l’associazione del private equity e venture capital.


Per le società target italiane, le operazioni sono scese da 158 a 123 unità nel confronto con il primo semestre del 2023, mentre i capitali investiti sono passati da 510 a 600 milioni. A fronte di questo rallentamento nelle operazioni, ha notato la direttrice generale dell’Aifi, Anna Gervasoni, “in questi mesi sono stati lanciati nuovi fondi” da parte di nuovi operatori, così come da piattaforme di private capital, “questo ci fa ben sperare perché dopo il closing dei fondi arrivano gli investimenti, quindi credo che il secondo semestre potrà vedere un po’ più” di attività, ha detto Gervasoni.

I numeri del venture capital italiano

“L’ammontare degli investimenti è in aumento, anche se il 40% dei 600 milioni rilevati è rappresentato da due grandi deal”, ha sottolineato Giovanni Fusaro, coordinatore dell’Osservatorio VeM, “uno di questi riguarda una scale-up italiana con molti anni di attività alle spalle, che abbiamo deciso di considerare nella ricerca per coerenza con il passato, ma che si trova in una fase tra il later stage venture e il primo growth capital”. Il bilancio finale sull’andamento degli investimenti, considerata la modesta dimensione del venture italiano, è opportuno rimandarlo a fine anno, ha aggiunto Fusaro. “Un elemento positivo di questo semestre è che, in linea con quanto visto nel 2021 e 2022, stiamo tornando verso una distribuzione del 50% di risorse provenienti da investitori domestici e 50% da internazionali”, ha messo in luce il coordinatore dell’Osservatorio, “gli investitori internazionali, che l’anno scorso avevano diminuito gli investimenti, stanno tornando a livelli molto interessanti per il nostro mercato”.

Per quanto riguarda le target estere con fondatori italiani, sono stati 12 i deal realizzati in questo semestre, in linea con il 2022, ma con un aumento a 270 milioni dei capitali investiti: “C’è più facilità di raccogliere capitali rilevanti per i fondatori in ecosistemi come quello statunitense o britannico”.

In totale, le imprese collegate all’Italia hanno raccolto 870 milioni per 135 round nel primo semestre: un ammontare in aumento, ma con una contrazione nel numero dei round.

Fra i settori che hanno attirato più attenzione da parte del venture capital svettano le biotecnologie (che hanno ricevuto l’11% dei capitali), “in coerenza con l’attività di nuovi fondi verticali dedicati a questo comparto”, precedute “come sempre” dalle tecnologie informatiche (ICT).

Anche l’AI inizia ad attirare investimenti di venture in Italia

“All’interno dell’ICT, abbiamo iniziato a monitorare i primi deal in startup dedicate all’intelligenza artificiale”, ha commentato Fusaro, “è interessante notare che startup attive in altri settori stanno iniziando a utilizzare l’AI per fornire servizi più efficienti”, mentre si sta riducendo l’interesse sui servizi finanziari fintech. Un trend positivo emerge dal settore del technology transfer, con investimenti in progetti nati dalla ricerca che superano la media degli ultimi cinque anni. Considerando l’attività svolta da investitori e poli di trasferimento di tecnologia attivi nel nostro paese, dal 2023 sono stati investiti oltre 375 milioni di euro su 172 operazioni, di cui 115 milioni nei primi sei mesi del 2024 (43 operazioni), valore già al di sopra della media annua investita nel periodo 2018-2022.

Le iniziative ITAtech hanno generato un effetto leva di oltre 400 milioni di euro, destinati a crescere ulteriormente. “In conclusione, analizzando la pipeline degli investimenti in Italia, vediamo 133 milioni su 74 round realizzati da venture capital e corporate venture capital, 467 milioni su circa 50 investimenti realizzati in sindacato con i business angel, e 23 milioni su 16 round da parte dei soli angel”, ha affermato Fusaro, “in totale, la pipeline degli investimenti in Italia ha raggiunto 623 milioni su circa 140 round”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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