L’intelligenza artificiale è ormai entrata nel cuore dei processi di investimento, ma la rivoluzione è solo all’inizio. Parte da qui la riflessione di Federico Invernizzi, Chief Operating Officer e Board Member di MDOTM, società pioniera nello sviluppo di soluzioni basate sull’AI per la gestione dei portafogli, intervenuto all’edizione 2025 del Wealth Management Summit di We Wealth.
Un’analisi lucida, che separa l’entusiasmo dalla realtà operativa, guardando a quello che sarà il futuro del wealth management. Secondo una ricerca condotta da EY in collaborazione con MDOTM, solo il 5% degli investment manager si considera oggi realmente all’avanguardia nell’adozione dell’AI. Un dato che rivela la distanza tra l’eccessivo entusiasmo per questa tecnologia e la sua applicazione concreta nei processi d’investimento. “Oggi tutti si sentono in dovere di fare qualcosa con l’intelligenza artificiale, anche troppo. Ma manca ancora un pensiero strategico alla base. L’intelligenza artificiale è una tecnologia che abilita, interagisce, è rivoluzionaria: ma serve una guida chiara su cosa farne e quali priorità aziendali può aiutare a perseguire”, spiega Invernizzi.
Negli ultimi anni il settore finanziario ha visto un’esplosione di sperimentazioni: progetti pilota, proof of concept, test su modelli di machine learning e AI generativa. Tuttavia, pochi di questi si sono tradotti in strumenti realmente operativi.
Personalizzazione su larga scala: come l’AI entra nei portafogli
“Moltissime aziende oggi lavorano a dieci o quindici progetti pilota con l’intelligenza artificiale, ma tra sei mesi forse solo uno arriverà a prendere forma. Credo che la frustrazione percepita tra i player del settore nasca da questo ‘troppo’ fare e dalla mancanza di un pensiero e di una vera strategia dietro questi progetti”, sottolinea. MDOTM lavora con banche private, wealth e asset manager, in Europa e negli Stati Uniti. Il suo obiettivo è rendere scalabile la personalizzazione dei portafogli, combinando l’efficienza della tecnologia con la sensibilità umana della consulenza.
“Il numero di portafogli gestiti attivamente nel mondo sta crescendo in modo esponenziale. Rispetto a trent’anni fa, oggi a un investitore corrisponde un portafoglio attivo, per quanto piccolo, e personalizzato. Nel frattempo le commissioni, invece, diminuiscono, e la complessità dei bisogni dei clienti aumenta. È qui che la tecnologia può fare la differenza”, sottolinea Invernizzi. La società ha sviluppato una piattaforma di intelligenza artificiale chiamata Sphere in grado di ribilanciare automaticamente migliaia di portafogli distinti sulla base di input centralizzati, mantenendo le caratteristiche e le preferenze di ciascun cliente e del banker. E quando si parla di personalizzazione e scala, non si può non menzionare StoryFolio, il modulo della piattaforma Sphere che utilizza l’AI generativa per creare una narrazione personalizzata per ciascun cliente.
StoryFolio collega la visione del chief investment officer con i dati reali del portafoglio e la visione del singolo cliente, generando contenuti come report, commenti di portafoglio coerenti e leggibili in linguaggio naturale. «L’intelligenza artificiale generativa consente di parlare la lingua umana e noi abbiamo lavorato per controllarla, evitando i rischi di allucinazioni o invenzioni, tipici dei modelli non supervisionati. Essendo in un settore altamente regolamentato e avendo a che fare con i soldi e i risparmi delle persone, gli errori non sono ammessi.»
La piattaforma, dunque, non sostituisce il consulente, ma lo assiste nella relazione con il proprio cliente, offrendo spunti e contenuti personalizzati in modo trasparente e conforme alle linee guida della banca. Guardando al futuro, l’industria sembra uscita da una fase più sperimentale, per passare a un’adozione cosiddetta enterprise. Secondo Invernizzi, nei prossimi anni si assisterà a un’integrazione di pezzi di AI, generativa e non, all’interno dei processi di investimento, con l’obiettivo di rendere la gestione patrimoniale ancor più personalizzata e accessibile su larga scala. «Siamo ormai nella fase in cui stiamo esaurendo il ciclo degli esperimenti a vuoto per entrare in quella che io chiamo la fase due dell’AI, quella dell’impatto reale», conclude.
Una “fase due” che promette di ridefinire il modo stesso in cui tecnologia e intelligenza umana collaborano per creare valore nel mondo della consulenza patrimoniale.
Articolo tratto dal n° di dicembre del Magazine di We Wealth. Abbonati qui per leggere il Magazine in formato cartaceo o digitale.

