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Risparmio italiano: salire sull’elefante prima che si alzi

Risparmio italiano: salire sull’elefante prima che si alzi

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

07 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Il consulente deve essere in grado di decodificare i segnali che arrivano dai clienti. Bisogna saper “pianificare un ciclo”. Un prodotto illiquido può avere un ruolo nel ricambio generazionale

  • E’ importante “non guardare solo al costo ma al ritorno atteso di un investimento. I prodotti ad accumulo sono quelli più adeguati in questo momento, in quanto riducono la volatilità”

  • Investire in società non quotate richiede competenze elevatissime. “C’è un tema di trasparenza. Parliamo di soldi che dovranno tornare agli investitori con un rendimento in tempi ragionevoli. Non brevi, ma nemmeno infiniti”

  • “Milano sarà una delle principali piazze. Al momento oscilliamo tra il primo ed il secondo posto in Europa. Il clima che si respira tra gli imprenditori è positivo e incoraggiante. C’è un forte desiderio di ripartenza per continuare a crescere”

È il momento di ripensare il ruolo strategico del risparmio italiano. Strumenti innovativi come pir ed eltif sono solo uno dei modi per farlo. Bisogna ripartire da un’allocazione per obiettivi, i consulenti devono saper decifrare i segnali che arrivano dall’economia reale e dai clienti. Da Anasf ad Assoreti, passando per Bankitalia, il gotha dell’asset management indica la strada per un utilizzo più efficiente delle nostre risorse

“È tempo di reagire. La reazione è portare tutti i piccoli risparmiatori a investire come se fossero grandi risparmiatori, anche nella parte private, altrimenti rendimenti interessanti non saranno possibili. Andare sul dorso dell’elefante prima che questi si alzi. L’elefante è il risparmio italiano. Strumenti come gli Eltif andranno in sacche di enorme valore”. Così Guido Maria Brera (cio Asset Management Kairos Partners sgr).

Pensare che la crisi pandemica non è l’unica fonte di incertezza attuale, imparare a pensare al ciclo economico, capire che il conto corrente non genera ricchezza, guardare agli investimenti nelle imprese (pir, eltif), formare adeguatamente le reti in questi nuovi strumenti, passando dall’essenzialità del recovery fund. Sono solo alcuni dei tratti emersi in una conferenza virtuale che ha coinvolto il gotha del risparmio gestito italiano.

Nel corso dell’evento di Class Cnbc RIPARTITALIA Sgr, il risparmio per la ripartenza, i numeri uno dell’industria e delle istituzioni dell’asset management italiano hanno dialogato di risparmio e di economia reale e delle modalità con cui il primo può supportare la seconda, ovvero di pir ed eltif.

Il meccanismo di incentivazione fiscale è fondamentale per avviare i piani individuali di risparmio, “ci vuole pazienza e procedere passo dopo passo”, afferma Giorgio Gobbi, vicecapo del dipartimento Economia e statistica della Banca d’Italia. “Dopo il mese di aprile gli investimenti sono ripresi e sono aumentate le scorte liquide per una questione precauzionale”.

In questa fase tanti sono gli elementi cui prestare attenzione, non solo il coronavirus. Andrea Montanino (presidente Fondo Italiano d’Investimento), dice che a fronte di questo orizzonte “non possiamo essere certi di un forte rimbalzo, ma soprattutto non possiamo essere certi che ci sia una ripresa duratura”. Per questo è fondamentale il recovery fund, prosegue Montanino. Il Next generation Eu “deve essere usato per rafforzare le economie interne, ma anche per rendere l’economia europea più forte. Dobbiamo rafforzare le filiere europee e creare delle catene di valore regionali molto forti per competere con il resto del mondo”. Uno dei carburanti per rafforzare la catena del valore d’impresa è senza dubbio il risparmio.

Luigi Conte (presidente Anasf) a tal proposito sottolinea l’importanza della relazione fra consulente e risparmiatore, necessariamente improntata a un rapporto di fiducia e “capacità di decodificare i segnali”.

Può essere importante “riconfermare i piani che erano stati approntati in momenti più tranquilli, riallocare la liquidità in altri prodotti. Il nostro obiettivo è quello di fare comprendere l’importanza di una allocazione per obiettivi. Il mondo non finisce: quello che deve accadere accadrà, bisogna avere uno sguardo positivo nei confronti del futuro”. I pir, prosegue Conte, sono strumenti meno liquidi e impegnano l’investitore a tenere i propri risparmi fermi più a lungo. Ma possono garantire rendimenti importanti. A tal fine è importante valutare attentamente “le proporzioni che certi prodotti devono occupare nei portafogli. Non esistono solo il recovery fund e i btp, esiste anche il risparmio degli italiani”

Marco Tofanelli (segretario generale Assoreti) aggiunge che è cruciale costruire un ponte fra risparmio e investimenti. Bisogna saper “pianificare un ciclo”. Un prodotto illiquido può avere un ruolo nel ricambio generazionale.

È un fatto che “lo scenario dei tassi a zero ha stimolato la ricerca del rendimento da parte dei risparmiatori” prosegue Alessandro Melzi d’Eril (Anima sgr), ed è importante per questo “non guardare solo al costo ma al ritorno atteso di un investimento. I prodotti ad accumulo sono quelli più adeguati in questo momento, in quanto riducono la volatilità”. Tuttavia, “non possiamo inserire prodotti altamente illiquidi e rischiosi nei portafogli senza un’adeguata formazione delle reti” (Ugo Loser, ad Arca Fondi sgr). Formazione che passa anche e soprattutto dalla conoscenza “dell’azienda in cui si va a investire” (Marco Turrina, ad Banca Akros). “Bisogna scandagliare il panorama a livello granulare”. Investire in società non quotate richiede competenze elevatissime, specifica Fabio Sattin (presidente Private Equity Partners). “C’è un tema di trasparenza. Parliamo di soldi che dovranno tornare agli investitori con un rendimento in tempi ragionevoli. Non brevi, ma nemmeno infiniti”.

Del resto “il tasso di risparmio degli italiani è elevatissimo, pari al 18%” adesso (Alessandro Foti, ad Fineco). “La grande immissione di liquidità da parte delle banche centrali non fa che aggravare il problema della sovraesposizione sulle attività illiquide”. È che, continua Foti, “bisogna preservarsi dal riflazionamento attuale da parte degli istituti centrali. Non si può continuare a gestire i risparmi in maniera trasandata. L’investimento nei mercati finanziari è lo strumento migliore nel lungo termine. Abbiamo davanti a noi una sfida straordinaria. Smussare il premio per la volatilità diventa essenziale”.

Pietro Giuliani (presidente Azimut) rileva che i clienti non vogliono pagare il prezzo dell’illiquidità. È difficile che si voglia tenere fermo per 5, 7, 10 anni il proprio investimento. Il costo dell’illiquidità può essere stimato al 30%. Per questo motivo il rendimento deve essere accettabile. Perciò “non si può chiedere a un investitore italiano di investire solo su imprese italiane”.

Punta sull’allargamento del bacino di scelta e di investimento anche Ennio Doris (presidente di Banca Mediolanum). “Negli Eltif si possono investire somme importanti. Che mercato azionario si ha a disposizione per farsi collocare? È diverso fare un Eltif negli Usa o nel Regno Unito o in Italia”. Da noi “il flottante, il giro d’affari è decisamente minore”. Servirebbe “uno shock, come ad esempio portare a 60.000 euro la quota di investimento sui pir tradizionali, strumenti che hanno funzionato benissimo”. È per la liquidità di lungo periodo che si risparmia, prosegue Doris. “Il conto corrente serve per le esigenze di questa settimana, del prossimo mese, del prossimo anno. Poi, non va più bene”. Bisogna puntare al trasferimento della ricchezza, e a preservarne il valore.

Una risposta a chi lamenta la piccola dimensione di Piazza Affari arriva dall’ad di Borsa Italiana Raffaele Jerusalmi. “Quest’anno Milano sarà una delle principali piazze per numero di quotazioni. Al momento oscilliamo tra il primo ed il secondo posto in Europa. Il clima che si respira tra gli imprenditori è positivo e incoraggiante. C’è un forte desiderio di ripartenza per continuare a crescere. È stato un anno in chiaroscuro”. Ma “nei prossimi anni vedremo un cambio culturale e generazionale tra gli imprenditori italiani”. Ciò consentirà a un maggior numero di aziende di raccogliere in Borsa i capitali necessari per innovare, internazionalizzarsi  e crescere”.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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