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Aipb-Deloitte, nel 2018 la ricchezza private supera quella retail

Aipb-Deloitte, nel 2018 la ricchezza private supera quella retail

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

15 Novembre 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • Il private banking italiano si conferma un modello di successo, attrattivo e apprezzato dai clienti: secondo le stime Aipb, nel 2021 le masse gestite saliranno a circa 920 miliardi di euro

  • In un confronto internazionale, l’Italia è il mercato con la maggiore penetrazione del canale private banking: la quota di mercato detenuta dall’industria private è, infatti, del 61%

A livello mondiale, su 188mila miliardi di dollari di ricchezza finanziaria globale, il 51% è in mano a famiglie private. In Italia, intanto il valore raggiunto dal patrimonio in gestione è pari a 840 miliardi di euro, il livello più alto di sempre. Il segreto per crescere? “Fare sistema”

Il private banking italiano si presenta come un’industria di successo, caratterizzata da un alto grado di maturità. Ma il confronto con gli altri Paesi indica che la strada è in salita. Il segreto? “Fare sistema”, ha dichiarato Paolo Langé, presidente Aipb, in occasione del XV Forum del private banking, organizzato da Aipb, l’Associazione Italiana Private Banking,

“Il private banking italiano si conferma un modello di successo, attrattivo e apprezzato dai clienti”, ha spiegato Langé, aggiungendo che in un contesto non facile, la nostra industria è riuscita a recuperare il terreno perso a fine 2018, “portandosi a fine giugno a 844 miliardi di masse gestite, il livello più alto mai raggiunto”, con stime che indicano che le masse potrebbero salire a circa 917 miliardi di euro nel 2021. “Un traguardo che porta il settore ad aumentare il suo peso, tra i canali distributivi, dal 27,5% al 28,2% della ricchezza finanziaria delle famiglie”.

L’importanza del private banking è stata poi confermata anche da Andrea Sironi, presidente di Borsa Italiana. “Riteniamo che l’industria del private banking sia particolarmente importante per agevolare, insieme alla Borsa, la canalizzazione delle risorse finanziarie verso l’economia reale”, ha riferito Sironi, aprendo i lavori, e aggiungendo che si tratta di un momento molto favorevole per i fondi alternativi, che permettono una maggiore diversificazione dei portafogli e “sono destinati ad avere un peso crescente in futuro”.

Private banking: un confronto tra Italia e resto del mondo

Presentando il Primo osservatorio Aipb-Deloitte, intitolato Private banking italiano nel quadro competitivo internazionale, il partner di Deloitte Carlo Murolo ha spiegato che la ricchezza finanziaria globale detenuta dalle famiglie ha raggiunto nel 2018 un valore mondiale di 188mila miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 177 mila dell’anno prima.

In questo scenario, la ricchezza private ha un ruolo molto importante. “È il motore di crescita della ricchezza finanziaria complessiva – ha aggiunto Murolo – Per la prima volta, la quota di ricchezza finanziaria che appartiene alle famiglie private (con portafogli superiori a 500mila dollari) ha superato quella retail, passando dal 45% del 2008 al 51% del totale del 2018, per un valore di 96mila miliardi di dollari”.

Focalizzandoci solo sulla ricchezza finanziaria private, la distribuzione geografica e le previsioni di crescita al 2022 sono molto differenti da regione a regione.

Il 68,12% (pari a 65.403 miliardi di dollari) si concentra nel Nord America, e le stime indicano un incremento del 6% annuo, leggermente al di sotto della media globale che è di circa l’8%, per via di alcuni fattori di preoccupazione, come il protrarsi della guerra commerciale, le tensioni con il Middle East, e l’incertezza sui mercati azionari che nei prossimi anni potrebbero avere impatti su ricchezza e reddito delle famiglie. L’area Asia-Pacifico, con una ricchezza private di 18.004 miliardi di dollari (circa il 19%), è seconda per volumi in valore assoluto, e le previsioni stimano una significativa accelerazione con un tasso medio annuo del 14%. L’Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) detiene 12.271 miliardi di dollari di ricchezza private, che rappresentano circa il 13% della ricchezza finanziaria private mondiale.

L’Italia mostra caratteristiche simili all’Europa, ma previsioni di crescita meno positive. “La ricchezza finanziaria private è pari a 1.145 miliardi di dollari nel 2018, rappresentando il 33% degli asset finanziari delle famiglie italiane”, ha spiegato Murolo, che poi ha aggiunto che le prospettive di crescita contenuta del Pil italiano e di bassi tassi di interesse fanno sì che, in Italia, le previsioni sull’evoluzione della ricchezza delle famiglie private siano positive, ma di minore intensità rispetto alle altre aree geografiche (+4%).

Dall’Osservatorio Aipb-Deloitte è emerso poi che a livello mondiale, il 49% della ricchezza finanziaria private è detenuta dal 2% delle famiglie con portafogli superiori ai 10 milioni di dollari, mentre in Italia il 67% della ricchezza private è distribuito nelle fasce patrimoniali comprese tra 0,5 e 5 milioni di dollari.

Anche la scelta del canale primario di relazione per la gestione degli investimenti mostra ampia eterogeneità tra le regioni.
L’Italia è il mercato con la maggiore penetrazione del canale private banking: la quota di mercato detenuta dall’industria private è, infatti, del 61%, molto superiore rispetto a quella degli altri Paesi dell’area Emea (51%) e del resto del mondo. Nell’Asia-Pacifico la penetrazione del private banking raggiunge circa un terzo della ricchezza (32%) mentre in Usa gli operatori private detengono una quota di mercato del 21%, a fronte di un ruolo importante ricoperto dai grandi gruppi assicurativi e dai fondi pensione, che gestiscono il 40% della ricchezza private americana.

Stefania Pescarmona
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