Sportivi indigenti: è un problema di incompetenza finanziaria

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Non tutti gli sport sono uguali quanto a stipendi: con quelli minori anche a livello elevatissimo, non ci si arricchisce. In altri casi, come nel calcio, anche i più poveri della serie A guadagnano in media mezzo milione all’anno. Una cifra che, anche con una carriera breve, se adeguatamente gestita, sarebbe sufficiente per vivere bene fino alla vecchiaia. Ecco quello che manca secondo Feduf, la Fondazione di Abi per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio dell’Abi

In Italia un professionista che gioca in Serie A ha uno stipendio medio di 2,232 milioni di dollari. La mediana, ossia il valore che divide equamente la distribuzione degli stipendi in due gruppi di stesse dimensioni, è di 1,3 milioni

A fine carriera ci si trova in difficoltà se si è sottovalutato l’impatto che ha sul proprio stile di vita il non ricevere più uno stipendio a cinque o sei zeri e quindi in ultima analisi se è mancata una vera e propria pianificazione finanziaria

“Il tema della previdenza e della pianificazione può sembrare lontanissimo dal mondo dello sport ma invece così non è e anche gli atleti professionisti dovrebbero pianificare le loro entrate e le loro uscite e cominciare prima possibile a investire nella previdenza integrativa e complementare”. A dirlo a We Wealth è Giovanna Boggio Robutti, Direttore Generale FEduF, la Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio dell’Abi. Proprio la mancanza di un’adeguata cultura finanziaria è spesso alla base delle difficoltà che gli sportivi affrontano sul fronte patrimoniale a fine carriera.

Non tutti gli sport sono uguali

Una carriera decisamente più breve e concentrata rispetto a quelle normali, seppure in media più redditizia. Spesso, ma non sempre. “La prima considerazione da fare è proprio questa – continua Boggio Robutti – non tutti gli sport garantiscono un’elevata o elevatissima remunerazione: consideriamo ad esempio gli atleti che in questi giorni stanno difendendo i nostri colori a Tokyo, alcuni sono militari e quindi il loro stipendio è in funzione del grado e di certo non raggiunge quello di un calciatore. La seconda è che può suonare strano che professionisti ad altissimo reddito si trovino in difficoltà una volta cessata l’attività agonistica, ma ciò dipende in larga misura dal sottovalutare l’impatto che ha sul proprio stile di vita il non ricevere più uno stipendio a cinque o sei zeri e quindi in ultima analisi dall’assenza di una vera e propria pianificazione finanziaria”.

La mancanza di educazione finanziaria determina una scarsa propensione alla pianificazione delle entrate e delle uscite che incide direttamente sulla gestione economica delle differenti fasi della vita e, in conseguenza di questo aspetto, ci troviamo di fronte a casi eclatanti di professionisti famosi che a causa di spese folli vivono in difficoltà il post-carriera. E dato che si tratta di atleti il post-carriera di solito comincia tra i 35 e i 40 anni di età.

Gli stipendi del calcio italiano

Secondo il «Global sports salaries survey 2019», in Italia un professionista che gioca in Serie A ha uno stipendio medio di 2,232 milioni di dollari. La mediana, ossia il valore che divide equamente la distribuzione degli stipendi in due gruppi di stesse dimensioni, è di 1,3 milioni, il che dimostra come vi sia una forte differenza retributiva tra i calciatori. La disparità è evidente dalla tabella sottostante: ma anche i più poveri della lista hanno comunque retribuzioni importanti che consentirebbero, attraverso una pianificazione efficiente, di avere le risorse per non finire in miseria anche alla fine della carriera.

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Gli stipendi dei calciatori della seria A italiana, secondo la Global sports salaries survey 2019
“Esiste una differenza consistente – conferma la presidente di Feduf – tra il salario medio annuo, ad esempio, di un giocatore dalla Juventus e uno dell’Udinese. Rispetto a stipendi “normali” si tratta comunque di cifre elevatissime ma, ciononostante, “appendere le scarpette al chiodo” è sempre un momento di transizione al quale prestare attenzione: sono numerose le vicende di atleti che perdono quasi tutto”. Le statistiche in questo senso non danno conforto:

negli Stati Uniti, 12 anni dopo il ritiro dai campi, come testimonia uno studio di Camerer e Lusardi, oltre il 15% dei campioni di football finisce in bancarotta. Ciò accade non solo a chi ha una carriera meno prestigiosa e guadagna meno: anche i super campioni hanno oltre una probabilità su sette di finire in povertà. In Italia l’assenza di una legge fallimentare come quella Usa non permette di avere informazioni precise ma la cronaca europea riporta casi eclatanti di campioni finiti in disgrazia, tanto che di recente la Uefa ha promosso il “Financial Management Training”, programma che ha l’obiettivo di tutelare protagonisti ed ex sportivi in campo in materia di truffe, investimenti fallimentari e società in bancarotta. In Italia a partire dal 2019 è attivo il progetto “Campioni di Risparmio”, nato dalla collaborazione tra la FEduF e la Commissione Nazionale Atleti del Coni, per sensibilizzare gli atleti, specialmente i più giovani sulla gestione consapevole e corretta del proprio denaro.

Il tema dell’incompetenza finanziaria

Secondo il rapporto Consob 2020 la cultura finanziaria degli italiani resta contenuta sebbene in lieve miglioramento, soprattutto tra gli investitori: in particolare, la quota di intervistati che risponde correttamente a domande su conoscenze finanziarie di base oscilla dal 38% (concetto di diversificazione) al 60% (rapporto rischio-rendimento).

“Se applicato agli atleti, questo è un dato che deve far riflettere specie se considerato complessivamente con la brevità di una carriera sportiva agonistica: proprio perché una carriera agonistica dura tra gli 8 e i 15 anni, la finestra di tempo a disposizione degli atleti per poter pianificare al meglio dal punto di vista economico è molto ridotta ed è per questo  molto importante gestire in modo più che oculato i propri risparmi, affinché garantiscano una copertura sufficiente anche quando i riflettori si saranno spenti”, conclude Boggio Robutti.

Gli articoli pubblicati sono stati realizzati da giornalisti e contributors di We Wealth e vengono forniti a Poste Premium a scopo informativo.


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