Risparmio privato ed economia reale per finanziare la nuova Europa

Energia, difesa, digitale e infrastrutture sono le direttrici su cui si giocherà la competitività europea. Ma per trasformarle in opportunità di investimento serve un ponte tra risparmio privato ed economia reale

L’Europa è entrata in una nuova fase, segnata da una doppia priorità: rafforzare la propria indipendenza su alcuni dei principali trend di investimento e trasformare i ritardi strutturali rispetto agli Stati Uniti e alla Cina in nuove leve di competitività. Una sfida che non riguarda solo la politica industriale, ma anche il mondo del risparmio gestito. Senza capitali privati, infatti, la transizione verso un’Europa più autonoma, competitiva e digitale rischia di restare incompiuta.

È questo il messaggio emerso dalla conferenza organizzata da Eurizon all’edizione 2026 del Salone del Risparmio: oggi il punto non è soltanto capire dove nasceranno le prossime opportunità, ma come canalizzare il risparmio degli investitori verso i settori destinati a ridisegnare il futuro del Continente.

Dai ritardi strutturali alle opportunità di investimento

Il punto di partenza è il ritardo accumulato dall’Europa, non tanto nella ricerca di base, che resta complessivamente elevata, quanto nella capacità di finanziare innovazione, tecnologia e infrastrutture. Questo limite emerge in modo evidente nel confronto con gli Stati Uniti, che negli ultimi due decenni hanno registrato una dinamica di crescita più sostenuta.

Secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, all’inizio degli anni Duemila il prodotto interno lordo degli Stati Uniti e quello dell’Unione Europea erano comparabili. Nel periodo successivo, tuttavia, l’economia statunitense ha mostrato un’espansione decisamente più rapida rispetto a quella europea, ampliando il divario economico tra le due aree.

Il rallentamento dell’Europa può essere determinato da un posizionamento poco efficace nei settori che ora sono davvero rilevanti per accelerare la competitività, come lo sviluppo digitale e tecnologico, l’autonomia energetica e la difesa. L’Europa, infatti, ha una minore capacità di mobilitare capitali privati e pubblici a sostegno dell’innovazione tecnologica e della crescita dimensionale delle imprese, come conferma l’Investment Report 2024/2025 dell’EIB (European Investment Bank).  

A questo si aggiunge una maggiore vulnerabilità energetica: secondo Eurostat, nel 2024 circa il 57% del fabbisogno energetico dell’UE è stato coperto da importazioni nette, a conferma di una dipendenza strutturale dall’estero.

Gli Stati Uniti, al contrario, producono complessivamente più energia di quanta ne consumino e sono classificati come esportatori netti di energia, sulla base dei dati dell’U.S. Energy Information Administration. Questa asimmetria rende l’economia europea più esposta a shock geopolitici e di prezzo, con potenziali effetti negativi sulle condizioni di investimento. Infine, c’è il tema della difesa, che si estende oltre la dimensione militare tradizionale, includendo oggi ambiti come cyber‑sicurezza, tecnologie digitali, spazio, semiconduttori e infrastrutture critiche, considerati centrali per la sicurezza economica e tecnologica.

Gap strutturali chiari e riconoscibili, secondo Eurizon, ma anche ambiti destinati a guidare la domanda di capitali privati nei prossimi anni.

Il risparmio privato come ponte verso l’economia reale

Se le priorità industriali sono chiare, più complesso è trasformarle in investimenti. Il problema non è l’assenza di liquidità, che in Italia ed Europa non manca, ma la costruzione di canali efficaci per convogliare questi risparmi verso l’economia reale, rendendo più accessibili e comprensibili gli strumenti già disponibili. Tra questi, i PIR, gli ELTIF, il venture capital, ma non solo.

Eurizon ha partecipato all’iniziativa del Mef e di Cdp sul Fondo Nazionale Strategico Indiretto, con un target tra 700 milioni e un miliardo di euro, pensato per portare risorse, finanziamenti ed equity alle piccole imprese. Ci sono poi iniziative più istituzionali, come il Progetto Vesta, che coinvolge alcuni fondi pensione nel finanziamento delle infrastrutture, oltre al Fondo Italiano e alle iniziative promosse da Ania, tra infrastrutture e private credit, per circa un miliardo di euro.

Si tratta di un ecosistema già in movimento, ma ancora sottodimensionato rispetto alla ricchezza finanziaria complessiva. Nasce proprio da qui la necessità di evolvere anche i “contenitori” utilizzati dal mondo retail e private banking. Gestioni patrimoniali e unit-linked, per esempio, se correttamente strutturate, possono diventare strumenti utili per aumentare la quota di risparmio destinata a investimenti produttivi, preservando diversificazione, selezione e qualità.

Mercati quotati: energia, difesa e digitale guidano la selezione

Sul fronte dei mercati quotati, il quadro, per ora, resta complesso, anche a causa della situazione geopolitica. In questo contesto è importante guardare più da vicino determinati settori, soprattutto quelli collegati alle grandi priorità strategiche europee, come elettrificazione, rinnovabili, robotica e difesa.

Private markets e infrastrutture: complementarità, non alternativa

I mercati quotati, però, non sono l’unico canale attraverso cui è possibile indirizzare capitali verso l’Europa. Ci sono anche i mercati privati, che stanno gradualmente trovando posto nei portafogli degli investitori. Secondo Eurizon, infatti, mercati pubblici e privati sono due elementi complementari, importanti soprattutto in ottica di lungo periodo.
Gran parte del tessuto produttivo europeo, infatti, è composto da imprese non quotate, spesso a controllo familiare, e questo contribuisce ad ampliare le opportunità.

Tra le aree più rilevanti a cui guardare nei private market, secondo gli esperti di Eurizon, rientrano anche le infrastrutture digitali: data center, telecomunicazioni, reti e asset legati alla connettività. Si tratta dei “mattoncini” della nuova economia digitale, meno visibili rispetto alle applicazioni consumer, ma essenziali per sostenere cloud, intelligenza artificiale e sovranità dei dati.

Gestione attiva per guardare oltre la sola capitalizzazione

Un altro ostacolo da eliminare per far confluire i risparmi in Europa riguarda il modo in cui gli investitori accedono ai mercati. L’uso crescente di indici globali ha favorito l’esposizione agli Stati Uniti, che pesano in modo rilevante nei benchmark per effetto della capitalizzazione di mercato. Ma se l’obiettivo è sostenere una maggiore allocazione verso Europa ed economia reale, diventa necessario sviluppare soluzioni più granulari.

È in questa fase che la gestione attiva può fare la differenza, non solo dal punto di vista della selezione di singoli titoli, ma anche per la costruzione attiva dei benchmark e degli indici di riferimento. Ciò significa uscire dalla sola logica della market cap, individuare aree geografiche e settori sottorappresentati e costruire poi soluzioni capaci di intercettare i trend strutturali del Vecchio Continente.

Secondo Eurizon, quindi, Il ruolo dell’asset manager, oggi, diventa quello di tradurre i grandi temi europei in portafogli investibili. Energia, tecnologia, credito, infrastrutture e private markets diventano così tasselli di un approccio che tiene insieme diversificazione globale e maggiore attenzione alle opportunità europee.

Contenuto dedicato a operatori professionali

di Paola Ragno

Giornalista pubblicista e Senior Content Editor di We Wealth, è laureata in Mediazione linguistica e interculturale presso l’Università degli Studi di Bari. In We Wealth cura lo sviluppo di prodotti multimediali e redazionali, per l’online e il cartaceo. Nel passato ha lavorato e collaborato anche con Class CNBC.

Non sai come far rendere di più la tua liquidità e accrescere il tuo patrimonio? Scrivici ed entra in contatto con l’advisor giusto per te!

Compila il form ed entra in contatto gratuitamente e senza impegno con l’advisor giusto per te grazie a YourAdvisor.