Il 2025 verrà ricordato come l’anno dei dazi, dei conflitti geopolitici simultanei e dei nuovi record messi a segno dall’argento. Il metallo bianco ha superato i 50 dollari l’oncia, confermandosi uno dei protagonisti inattesi di questa fase di mercato, grazie anche alla crescente domanda industriale e al ruolo chiave nelle tecnologie in rapida evoluzione.
Al suo fianco, l’oro continua a rappresentare il bene rifugio per eccellenza. Pur essendo entrato in una fase di consolidamento dopo aver oltrepassato i 4.000 dollari l’oncia, resta un pilastro per gli investitori orientati al lungo periodo.
Gli investitori sembrano sempre più consapevoli delle potenzialità di questi metalli preziosi e delle opportunità che possono offrire in ottica di diversificazione. Tra chi teme un rally eccessivo e chi vede in oro e argento un porto sicuro in tempi incerti, analizziamo il quadro attuale con il supporto degli esperti di Jupiter Asset Management.
I driver che sostengono la corsa dell’oro
Sebbene il rally dell’oro sia entrato in una fase di pausa dai leggendari record raggiunti nelle scorse settimane, il metallo giallo continua a far gola agli investitori tradizionali e a confermarsi un rifugio sicuro. Sono diversi i fattori che stanno sostenendo la crescita dei metalli monetari e della loro reputazione presso gli investitori.
“Il Dollar Index testimonia la debolezza crescente del dollaro – apparentemente sostenuta dall’amministrazione Trump – con un -9% circa registrato da gennaio a oggi. E questo è uno dei fattori. Il secondo è legato all’andamento dei tassi di interesse: un atteggiamento accomodante, come quello della Fed, può essere positivo per i metalli monetari, anche se bisognerà attendere le prossime mosse da qui a fine anno. Ci sono poi le preoccupazioni legate alla sostenibilità del governo Usa e, ovviamente, le incertezze a livello geopolitico che continuano a favorire l’oro, in particolare, come bene rifugio”, racconta Ned Naylor-Leyland, gestore del fondo Gold & Silver di Jupiter Asset Management.
Flussi ETF: rotazione degli investitori e nuove dinamiche
Il ritmo dei flussi verso gli ETF nella prima metà del 2025 è stato a tratti incostante e ben diversificato.
“Nella prima metà dell’anno il rally dei prezzi è stato alimentato principalmente dagli hedge fund che hanno seguito il momentum del mercato dei futures. Ma non ha attirato flussi significativi da parte di investitori istituzionali o privati long-only. Guardando al presente, abbiamo una situazione diversa e in divenire. Secondo quanto riporta il World Gold Council, entro la fine del terzo trimestre, i flussi netti globali verso gli ETF hanno raggiunto i 3,7 miliardi di dollari, per un totale di 462 miliardi investiti solo in ETF sull’oro (+23% rispetto al trimestre precedente)”, aggiunge.
In più, sempre secondo il WGC, le banche centrali continuano ad acquistare attivamente l’oro che diventa uno strumento fondamentale per costruire vere e proprie riserve di valore e per proteggersi dall’inflazione e da rischi di varia natura. Negli ultimi tre anni (2022-2024), sembrano aver accumulato oltre 1.000 tonnellate d’oro all’anno, una cifra molto più alta rispetto alla media di 400-500 tonnellate del decennio precedente.
“Va sottolineato che anche le azioni delle società aurifere – e argentifere – hanno registrato un forte rialzo quest’anno. Anche se, a nostro avviso, le valutazioni dei titoli minerari rimangono modeste e ci attendiamo un’ulteriore rivalutazione di questi titoli nei prossimi mesi”, sottolinea Naylor-Leyland.
Oro o argento? Divergenze e potenziale in portafoglio
Ma c’è un altro metallo che sta attirando l’attenzione degli investitori e nell’ultimo anno si sta godendo un po’ la luce dei riflettori solitamente riservata all’oro: l’argento.
A metà ottobre, il metallo bianco ha conquistato un nuovo record, superando i 50 dollari l’oncia, con una performance che ha registrato un +78,75% da inizio anno.
Due “fratelli” che in realtà si somigliano poco e, anzi, hanno ruoli diversi all’interno del contesto economico.
“L’argento è un metallo molto più volatile rispetto all’oro poiché tende ad amplificare i movimenti del metallo giallo sia al rialzo, sia al ribasso. In più, protegge molto meno quando le azioni tendono a calare. È un metallo a prevalente uso industriale e non riveste nessun ruolo economico o di riserva o protezione per le banche centrali, per esempio. Le sue potenzialità però sono diverse e molto spesso inesplorate dalla maggior parte degli investitori”, racconta.
Come conferma il Silver Institute, dal 2021 la domanda di argento ha superato l’offerta e secondo gli esperti di Jupiter AM, non si tratta di una “stella cadente” ma di un trend destinato a durare.
Elettronica, pannelli solari, batterie e biomedica sono solo alcuni dei settori che hanno trainato la crescita della domanda industriale (+4% nel 2024). Oltre a essere in prima linea nello sviluppo tecnologico sul fronte dell’intelligenza artificiale.
“L’argento non è solo un’alternativa con un elevato beta all’oro, ma può rappresentare un ottimo strumento di diversificazione in portafoglio, soprattutto in un momento storico così imprevedibile – conclude Naylor-Leyland – ma siamo convinti che gli investitori che guardano al lungo periodo siano sempre più consapevoli delle sue potenzialità e delle opportunità offerte dai titoli minerari.”

