Spesso si dice che i mercati finanziari abbiano un’attenzione limitata, concentrandosi su un solo tema alla volta. Attualmente, l’attenzione è tutta rivolta alle politiche tariffarie degli Stati Uniti. Tuttavia, come sottolineano Gordon Shannon e George Curtis di Vontobel, ci sono altri fattori macroeconomici che potrebbero avere un impatto ancora più significativo sulle condizioni di investimento. In particolare, il mercato del lavoro statunitense e le nuove politiche sull’immigrazione sembrano essere a un punto di svolta cruciale.
Stati Uniti, occupazione in frenata: cosa sta cambiando
I dati recenti sul lavoro negli Stati Uniti offrono un quadro contraddittorio. Dopo mesi in cui il mercato del lavoro statunitense procedeva a gonfie vele, ora la situazione sta cambiando. Secondo il report sull’occupazione di luglio c’è stato un incremento di 73mila nuovi posti di lavoro non agricoli. Un dato ampiamente inferiore rispetto al consensus che ne stimava 105mila. In aumento anche il tasso di disoccupazione, che è salito dal 4,1% al 4,3%; gli analisti stimavano un tasso in aumento al 4,2%.
Un altro dato particolarmente significativo è il continuo calo del tasso di partecipazione alla forza lavoro, che si è attestato al 62,2%, il livello più basso dal 2022. “Questa contrazione, spiegano gli analisti di Vontobel, della forza lavoro aiuta a spiegare in parte il divario tra la riluttanza del settore privato ad assumere e l’aumento dei salari”.
L’impatto delle politiche sull’immigrazione
Nel pratico, le politiche migratorie dell’amministrazione Trump rappresentano uno dei fattori più influenti sull’offerta di manodopera statunitense. Una strategia su tre fronti – che include il rafforzamento dei confini, la limitazione delle tutele per gli immigrati già presenti e l’incremento delle espulsioni – potrebbe avere conseguenze di vasta portata.
“L’aumento delle espulsioni, sommato alle restrizioni agli afflussi, dovrebbe avere un impatto significativo sui settori che tradizionalmente dipendono fortemente dalla manodopera immigrata, come l’edilizia, l’agricoltura, l’ospitalità, la trasformazione alimentare e i servizi domestici”, spiegano gli esperti.
Le aziende potrebbero trovarsi a competere per un numero inferiore di lavoratori, spingendo al rialzo i salari in modo significativo e generando interruzioni nelle catene di approvvigionamento.
Pressioni inflazionistiche e le decisioni della Fed
Storicamente, l’immigrazione ha sempre agito come una “valvola di sfogo” per i mercati del lavoro, contribuendo a mantenere l’offerta di manodopera in linea con la domanda. Le politiche restrittive sull’immigrazione hanno spesso portato a una maggiore tensione sul mercato del lavoro e a una pressione al rialzo sui salari.
Una politica migratoria più severa potrebbe aggravare ulteriormente le pressioni salariali in un mercato già prossimo alla piena occupazione. Oltre a sostenere l’inflazione, queste pressioni potrebbero frenare la crescita economica, rallentando sia l’espansione della forza lavoro sia i progressi in termini di produttività. In questo scenario, la Federal Reserve potrebbe essere costretta a riconsiderare il ritmo e l’entità dei futuri tagli dei tassi di interesse.
In generale, è fondamentale monitorare non solo i principali indicatori macroeconomici, ma anche l’evoluzione delle politiche migratorie, che potrebbero rivelarsi il vero motore del cambiamento nei prossimi mesi.

