A inizio 2026, la parola che ricorreva più spesso nelle previsioni sull’andamento dei mercati nella prima metà dell’anno era “stabilità”. Ci si aspettava un’inflazione in rientro, una diminuzione dell’incertezza commerciale dopo gli accordi sui dazi e, più in generale, la costruzione di un maggiore equilibrio macroeconomico. A circa sei mesi di distanza, il bilancio è decisamente diverso.
Le tensioni geopolitiche e lo scoppio del conflitto tra Stati Uniti e Iran hanno prodotto una serie di effetti a catena, spiazzando i mercati e riportando al centro l’instabilità. Ne è emerso uno scenario più frammentato, non privo di rischi ma capace anche di aprire nuove strade a chi è in cerca di opportunità. Ne abbiamo parlato con Donato Savatteri, Responsabile per il Sud Europa, e Federico Domenichini, Head of Advisory Italy di T. Rowe Price.
Cosa devono aspettarsi gli investitori per i prossimi mesi?
È vero che a inizio anno ci si attendeva maggiore stabilità, sostenuta dal calo dell’inflazione e dai conseguenti potenziali tagli dei tassi. Le tensioni geopolitiche e la guerra in Iran hanno però cambiato lo scenario: il rincaro dell’energia ha riacceso i timori sull’inflazione, spingendo le banche centrali a rivedere le attese sui tassi. La chiusura di Hormuz ha inoltre pesato sul commercio mondiale e sulle catene di approvvigionamento. Dopo lo shock iniziale, i mercati hanno in realtà recuperato grazie agli utili delle aziende statunitensi, alle politiche fiscali e alla tenuta del mercato del lavoro. Oggi restano però fortemente frammentati. In più, la geopolitica sta accelerando il reshoring, con molti governi impegnati a riportare le produzioni più vicine ai mercati domestici. Questo può sostenere la manifattura, ma anche alimentare l’inflazione attraverso una maggiore domanda di materie prime e manodopera specializzata, rendendo la crescita più fragile. Secondo un recente report della Banca Mondiale, la stima di crescita globale per il 2026 si attesta intorno al 2,5%, dal 2,9% del 2025. L’AI sta inoltre migrando dal digitale all’economia reale, premiando non solo gli hyperscaler, ma anche le imprese attive nei data center e nelle infrastrutture. La frammentazione dei mercati non è quindi necessariamente negativa, perché può creare opportunità in settori a lungo trascurati.
Quali forze avranno il maggiore impatto nella seconda parte dell’anno?
Più che forze congiunturali, sono ormai temi strutturali. Geopolitica e inflazione resteranno centrali, anche per effetto del reshoring. Anche l’energia non è più soltanto una variabile ciclica. Soprattutto in Europa, l’indipendenza negli approvvigionamenti è diventata strategica e riporterà al centro la transizione energetica e le rinnovabili. L’AI sarà invece una forza secolare, destinata a premiare non soltanto i fornitori di tecnologia, ma anche le imprese che sapranno utilizzarla.
Nel primo semestre l’azionario ha sovraperformato l’obbligazionario. La dinamica proseguirà?
Una delle motivazioni per cui il mercato ha continuato a tirare è legata all’intelligenza artificiale, anche se anche all’interno del mercato azionario c’è stata grande dispersione. Queste strategie non possono mancare in portafoglio, ma il loro peso va bilanciato. Per farlo, riteniamo importante affiancare una componente value.
Anche l’obbligazionario può continuare a fare bene se l’inflazione si stabilizza. Il rendimento dipende da due componenti: quella governativa e lo spread. Negli ultimi mesi i rendimenti governativi sono saliti, mentre gli spread si sono ridotti: oggi l’investment grade è intorno agli 80 punti base e l’high yield globale sui 330-340. Con spread già compressi, le opportunità dipenderanno soprattutto dalla selezione dei titoli e dall’eventuale discesa dei rendimenti governativi. Investment grade e high yield restano comunque interessanti, perché offrono rendimenti a scadenza ancora elevati rispetto al recente passato.
Quali segmenti dell’obbligazionario offrono oggi un rapporto interessante tra rischio e rendimento?
Preferiamo l’investment grade europeo a quello statunitense e riteniamo che, in questa fase, la gestione attiva possa fare la differenza. In una strategia obbligazionaria globale aggregate, che comprende anche titoli governativi e credito investment grade, la selezione è essenziale: i rendimenti a scadenza restano interessanti, ma non tutte le opportunità offrono lo stesso profilo di rischio-rendimento. Guardiamo con favore anche al debito emergente. Nel breve, il recente apprezzamento del dollaro può creare qualche difficoltà alle strategie in valuta locale, ma restiamo positivi soprattutto sul debito societario investment grade dei mercati emergenti.
Quindi che ruolo dovrebbe svolgere l’obbligazionario in un portafoglio diversificato?
In uno scenario di inflazione più elevata, una componente azionaria in portafoglio resta necessaria. Il primo obiettivo di un investitore, infatti, è ottenere un rendimento reale, non soltanto nominale. Per questo, quando si dice che dopo la forte crescita dei mercati sarebbe opportuno alleggerire l’equity, la domanda da porsi è: rispetto a quale livello? Nei portafogli della clientela italiana la componente azionaria è spesso già contenuta, mentre quella obbligazionaria tende a essere predominante. Naturalmente tutto dipende dagli obiettivi e dal profilo di rischio, ma il tema dell’inflazione non può essere ignorato. All’interno della componente obbligazionaria, la gestione attiva della duration diventa essenziale.
Gli ultimi anni hanno mostrato quanto possa essere penalizzante allungarla eccessivamente senza tenere conto dell’inflazione e dell’evoluzione dei tassi. Se dovessimo costruire oggi un portafoglio obbligazionario, una quota rilevante potrebbe essere destinata ai titoli governativi, dato il livello ancora interessante dei rendimenti, con una duration di circa il 3%. La componente a spread andrebbe invece diversificata tra high yield, investment grade e credito dei mercati emergenti, che può offrire un carry più elevato. Questa è la logica di una gestione obbligazionaria flessibile orientata al reddito.
Articolo tratto dal n. 92 del Magazine We Wealth. Abbonati qui per leggere il Magazine in formato cartaceo o digitale.

