L’income investing attraversa una fase di ridefinizione. Dopo anni in cui il reddito era appannaggio quasi esclusivo del mondo obbligazionario, oggi le azioni, in particolare quelle europee, offrono agli investitori nuove vie per ottenere flussi costanti e competitivi. In uno scenario che combina inflazione persistente, ritorno alla selettività e aumento della volatilità, le caratteristiche qualitative dell’equity diventano un punto di forza: dividendi stabili, buyback che accrescono il rendimento totale e una minore sensibilità ai tassi grazie alla solidità delle aziende coinvolte. Ne parliamo con Cristiano Migliorini, Head of Multi Asset Hybrid Research, e Robert Borenich, Senior Portfolio Manager di Vontobel Institutional Clients.
Riscoprire il reddito attraverso l’equity
Le azioni europee hanno una lunga tradizione di distribuzione dei dividendi, che oggi si attesta su livelli comparabili a quelli delle obbligazioni corporate investment grade.
“In particolare – osserva Migliorini – l’indice MSCI EMU, che rappresenta le principali società della zona euro, offre attualmente un dividend yield del 3%, in linea con quanto proposto dal Bloomberg Euro Corporate Bond Index. Un confronto tra questi due benchmark, disponibili anche tramite strumenti passivi, evidenzia come il reddito azionario non solo sia competitivo, ma possa rappresentare un elemento strategico di diversificazione nel portafoglio di un investitore con orizzonte medio-lungo. Assumendo l’indifferenza alla volatilità giornaliera — tipica dell’approccio istituzionale o patrimoniale — la fonte del rendimento diventa secondaria rispetto alla sua stabilità e qualità nel tempo. A questo proposito, i dati mostrano che una combinazione di fonti di reddito tra azioni e obbligazioni può offrire maggiore resilienza in fasi economiche diverse.
Rendimenti allineati, ma traiettorie divergenti
Guardando all’evoluzione del rendimento delle due asset class tra il 2011 e il 2021, si nota una divergenza marcata.
“Le obbligazioni corporate – fa notare Borenich – hanno visto una compressione dei rendimenti a causa di una politica monetaria fortemente espansiva, articolata attraverso strumenti straordinari come le operazioni di rifinanziamento a lungo termine mirate (TLTRO), i programmi di acquisto di titoli (APP e PEPP) e i tassi negativi. L’obiettivo di questi interventi era sostenere la liquidità e stimolare l’economia, ma l’effetto collaterale è stato un abbassamento strutturale dei ritorni obbligazionari. Le azioni, invece, pur in un contesto deflazionistico, hanno mantenuto livelli di distribuzione più costanti, mostrando una capacità di adattamento che oggi, in fase di rialzo inflattivo, si conferma cruciale. Con il ritorno dell’inflazione a partire dal 2022, l’azionario europeo ha sovraperformato le obbligazioni in termini di total return, anche grazie al contributo crescente dei buyback, che agiscono da ulteriore leva sul rendimento.
L’asso nella manica dell’equity
Analizzando tre fasi temporali distinte si colgono dinamiche interessanti. Tra il 2006 e il 2011, in piena crisi finanziaria globale e successiva crisi del debito sovrano europeo, il rendimento obbligazionario si è mostrato superiore a quello azionario, penalizzato da valutazioni elevate (alti P/E) e da forti correzioni di mercato. Durante la fase di quantitative easing tra il 2012 e il 2021, invece, le azioni hanno beneficiato di multipli contenuti all’inizio del periodo e della stabilità offerta dalla BCE, ottenendo rendimenti superiori. Dal 2022, con il ritorno dell’inflazione e l’interruzione delle politiche espansive, l’equity ha ripreso la leadership, trainato anche da riacquisti azionari record.
“Il rendimento da buyback nell’MSCI EMU – osserva Migliorini – si è stabilizzato intorno all’1%, portando il total shareholder yield (dividendi + buyback) ben oltre il 3%. Questa componente, disponibile solo per l’investitore azionario, rappresenta un vantaggio competitivo rilevante“.
Qualità, concentrazione e resilienza ai tassi
Anche la stessa composizione dei due indici aiuta a comprendere meglio le differenze qualitative. “L’indice azionario – spiega Borenich – è più concentrato (233 titoli) rispetto a quello obbligazionario (oltre 1000 emittenti), ma proprio questa concentrazione riflette una maggiore qualità. Le società presenti nell’MSCI EMU, spesso grandi multinazionali con forte capitalizzazione, presentano bilanci solidi e capacità di generare flussi di cassa costanti. Inoltre, l’analisi ESG attribuisce un punteggio medio di 7,8 all’indice azionario contro 7,2 per quello obbligazionario, confermando un vantaggio in termini di sostenibilità e governance.
“Le aziende di qualità, capaci di trasferire i costi ai consumatori grazie al pricing power – aggiunge Migliorini – risultano meno sensibili ai tassi d’interesse. In sostanza, questi fattori rendono il reddito azionario, in particolare se generato da società resilienti, rendono più adattabile rispetto a quello obbligazionario in un contesto di tassi in rialzo”.
Una strategia barbell per massimizzare il reddito
Delineate le caratteristiche che identificano l’equity come possibile base di una strategia di income investing, occorre quindi individuare la strategia corretta per sfruttarle al meglio in sinergia con la controparte obbligazionaria. Secondo gli esperti della divisione Institutional Client della banca elvetica, L’adozione di un approccio barbell, che combini income da equity di alta qualità con obbligazioni corporate ben diversificate, permette di migliorare il profilo complessivo del portafoglio.
“Da un lato – spiega Borenich – l’azionario offre qualità e rendimento attraverso dividendi e buyback, ma richiede una gestione attiva e selettiva. Dall’altro, il reddito fisso fornisce diversificazione e stabilità, seppur a scapito di una qualità mediamente inferiore. Insieme, questi due mondi riducono la sensibilità del portafoglio ai movimenti dei tassi, migliorano il profilo di rischio-rendimento e permettono di affrontare contesti macroeconomici complessi. In particolare, in fasi inflattive come quella attuale, l’income azionario tende a essere superiore, facendo delle azioni europee un’opzione privilegiata per l’investitore che guarda al lungo periodo. Per i consulenti finanziari, ciò implica ripensare la costruzione dei portafogli income, includendo l’azionario non come eccezione, ma come pilastro strutturale“.
Equity e opzioni: un binomio per il reddito stabile
Un ulteriore spunto strategico emerge dalla possibilità di abbinare l’income azionario con strategie opzionali, come i covered call.
“La volatilità giornaliera dell’azionario, spesso percepita come una criticità – osserva Migliorni – può diventare una risorsa se gestita correttamente. Le covered call permettono di incassare premi che, sommati al total shareholder yield, incrementano il flusso di reddito senza aumentare eccessivamente il rischio di portafoglio. Questa combinazione è particolarmente utile per i clienti con obiettivi di rendimento costante e limitata propensione al rischio. In sintesi, l’equity europeo si propone oggi non solo come asset di crescita, ma come fonte sofisticata di reddito, pronta a giocare un ruolo centrale nelle strategie patrimoniali evolute”.

