In una sua precedente analisi, il presidente e CIO di Capital Group Martin Romo ha messo in luce quanto sia concreto oggi il rischio di concentrazione dei mercati. Si tratta infatti di un fenomeno che non riguarda solo gli Usa, ma anche i mercati emergenti rappresentati dall’indice MSCI Emerging Markets. Livelli simili di concentrazione si sono verificati anche in passato, come ha ricordato l’esperto, per esempio durante il boom del Giappone negli anni ’80 e l’epoca delle “Nifty Fifty” negli Usa. Tuttavia, oggi la concentrazione è particolarmente intensa, dal momento che molte delle maggiori società sono legate a un unico tema: gli investimenti in AI. In questo contesto, Romo ha avvertito che i fondi passivi, che si limitano a replicare indici particolarmente concentrati, possano portare a sottostimare il rischio. Ha quindi richiamato le parole della vicepresidente Jody Jonsson: “I fondi passivi sono mediamente meno costosi. Ma meno costoso non significa più sicuro, così come non equivale necessariamente a risultati migliori per gli investitori”.
Dunque, dove ravvisano opportunità gli esperti di Capital Group oltre ai giganti tech? I gestori di portafoglio azionario Brady Enright e Steve Watson individuano settori e società che possono rappresentare una fonte di diversificazione rispetto ai titoli che dominano gli indici. A sua volta, il gestore di portafoglio obbligazionario Damien McCann approfondisce le implicazioni del fenomeno per il mercato del reddito fisso.
Opportunità oltre i giganti tech
Mentre gli investitori si focalizzano sui titoli legati all’AI, Brady Enright volge lo sguardo verso alcune società di qualità che sono rimaste indietro. “Si tratta di aziende con utili in crescita, dividendi solidi e attività durevoli. Molte sono scambiate con sconti pari o superiori al 20% rispetto alle loro valutazioni storiche. Tra gli esempi figurano Royal Caribbean, Procter & Gamble e Citigroup”, afferma.
A sua volta, Steve Watson guarda oltre il mercato statunitense. “A mio avviso, oggi esistono vere occasioni al di fuori degli Stati Uniti e spesso si trovano tra i leader mondiali dei rispettivi settori. Semplicemente, queste società hanno sede in altri Paesi. Tra queste figurano il colosso farmaceutico britannico AstraZeneca e la cinese Tencent, la più grande società di videogiochi al mondo”, osserva. E aggiunge: “Sto inoltre passando al vaglio le società finite nelle recenti turbolenze legate all’intelligenza artificiale, alla ricerca di aziende che potrebbero essere state colpite ingiustamente dai timori che applicazioni di AI facili da utilizzare possano compromettere il loro business. Tra queste figurano grandi società software come la tedesca SAP e aziende attive nel settore dei viaggi online, tra cui la cinese Trip.com e la spagnola Amadeus IT Group. A mio parere, si tratta di aziende che rendono possibile lo sviluppo dell’AI, non di ‘vittime dell’intelligenza artificiale’”.
Mercato obbligazionario e AI
Quanto al mercato obbligazionario, Damien McCann mantiene un approccio selettivo ma costruttivo, nonostante l’ingente volume di emissioni legate all’AI. “L’enorme volume di emissioni legate all’AI sottolinea l’importanza della diversificazione nel reddito fisso, soprattutto perché i prezzi delle obbligazioni tendono ad avere un rischio di ribasso superiore al potenziale di rialzo”, osserva. Allo stesso tempo, conclude: “La solidità degli utili societari, la buona tenuta della spesa dei consumatori e la resilienza del mercato del lavoro offrono un contesto favorevole per il credito. Non credo che l’indebitamento legato all’intelligenza artificiale comprometterà questo scenario, ma rafforza l’importanza di mantenere un’esposizione diversificata tra obbligazioni societarie investment grade e high yield, credito cartolarizzato e mercati emergenti”.

