I primi mesi 2025 sono stati un sali e scendi continuo per il mercato, che prima ha toccato picchi altissimi per poi crollare da un giorno all’altro dopo l’annuncio dei dazi statunitensi. Insomma, l’incertezza politica ha colpito duramente i mercati che sono ora sul chi va là per capire se e quando le tariffe vedranno veramente la luce.
Stati Uniti: addio all’eccezionalismo, benvenuta incertezza
I primi cento giorni di Trump sono stati meno luminosi del previsto, con la prima volta dopo il 1976 in cui l’indice S&P500 ha perso terreno, il 7% da inizio anno per essere precisi, invece che crescere. Dopo due anni consecutivi di guadagni superiori al 20%, le azioni statunitensi sono entrate in territorio di correzione, con un calo di circa il 10% a metà marzo, prima di recuperare parte delle perdite. A subire il maggior calo sono stati i titoli tecnologici, sotto la pressione dei dazi e di valutazioni sopra le stelle. Le azioni di Tesla, ad esempio, sono scese bruscamente, con un calo di oltre il 50% rispetto al picco di dicembre.
A soffrire non è stato solo il mondo azionario, ma anche il dollaro che è sceso non solo rispetto all’euro, allo yen, alla sterlina, ma anche alla maggior parte delle valute emergenti.
Ma non tutto il mercato ha pianto. Secondo gli esperti di Capital Group, il settore energetico è stato il più redditizio dell’S&P 500, con ExxonMobil e Chevron che hanno registrato guadagni a due cifre. Anche i settori della sanità, dei beni di consumo e dei servizi pubblici hanno registrato forti rendimenti. CVS Health ha guadagnato il 53%, riprendendosi dai cattivi rendimenti del 2024, quando ha mancato le stime sugli utili per tre trimestri consecutivi. Il conglomerato finanziario Berkshire Hathaway è salito del 18%, mentre la società di tabacco Philip Morris è avanzata del 33%.
Europa: rally di breve durata o nuova ondata di crescita?
Mentre gli investitori abbandonavano gli Stati Uniti, i titoli europei hanno beneficiato di una rotazione di mercato. Nel complesso, l’indice MSCI Europe ha guadagnato il 10% nel primo trimestre. E, nonostante le minacce di dazi, le azioni sono cresciute, spinte anche dalla promessa di uno stimolo interno, come nel caso della Germania.
Nello specifico, i titoli finanziari hanno generato i maggiori guadagni, avanzando di oltre il 21%, con la spagnola Banco Santander come vincitore assoluto, segnando un +40% grazie all’annuncio di un aumento della redditività e di un piano di riacquisto di azioni per 10miliardi di euro. Anche i titoli del settore energetico sono saliti del 17% grazie all’aumento dei prezzi del petrolio e del gas. Per esempio, le azioni della britannica Shell hanno guadagnato quasi il 19%.
Tuttavia, l’Europa non è uscita completamente incolume dal crollo di Wall Street. I titoli tecnologici, dei beni di consumo e alcuni titoli sanitari orientati alla crescita sono scivolati in un contesto di calo: le azioni dell’azienda sanitaria Novo Nordisk hanno perso il 20% nel trimestre, mentre il produttore di semiconduttori ASML è sceso di quasi il 7% e anche LVMH ha perso il 6%.
Emergenti: Cina e America Latina guidano la ripresa
La crescente incertezza sull’economia statunitense da una parte, e l’allentamento delle tensioni per una possibile guerra commerciale dall’altra, hanno alimentato i mercati azionari dei Paesi in via di sviluppo. L’indice MSCI Emerging Markets è infatti salito di circa il 3%.
Il rally è dovuto, in larga parte, alle innovazioni cinesi, sia con il lancio sul mercato di DeepSeek, ma anche con la crescita del conglomerato di vendita al dettaglio Alibaba e della società di comunicazioni Tencent.
Guardando sempre all’area asiatica, l’India si è invece trovata davanti a un rallentamento dell’economia, unito ad alte valutazioni. Se a questo si aggiungono le nuove tensioni sul confine con il Pakistan, i dubbi sull’economia del Paese sono molti.
Il Sud America, invece, sta crescendo con forza. L’indice MSCI Latin America ha registrato un’impennata di quasi il 13%, guidata dai forti guadagni di Colombia, Cile e Brasile. E, secondo Capital Group, “gli investitori sono ottimisti e sperano che le elezioni che si terranno nella regione il prossimo anno portino a governi più favorevoli alle imprese”.
In generale, anche l’abbassamento del dollaro sta avendo un effetto positivo sugli emergenti: le valute di Brasile, Ungheria e Polonia sono quelle che hanno guadagnato di più rispetto al dollaro, mentre la lira turca e il peso argentino hanno registrato i maggiori cali.

