Inflazione, deglobalizzazione, incertezza geopolitica, maggiore spesa per la difesa e una nuova disciplina stringente per le risorse hanno collaborato nella creazione di un nuovo environnement per il mercato. Negli ultimi vent’anni, per gli investitori, il denaro a costo zero era la norma. Oggi, invece, i tassi del 3-4% rappresentano la nuova realtà. Se fino all’anno scorso si pensava che i tassi di interesse sarebbero presto tornati intorno allo zero, l’illusione è durata molto poco. Tuttavia, gli investitori non dovrebbero preoccuparsi: anche in periodi di maggiore inflazione si possono trovare opportunità di investimento. “Penso che le azioni income siano una buona strategia di investimento perché sono in grado di aumentare i propri dividendi, proteggendo gli investitori da prezzi più alti”, sottolinea Jon Bell, gestore di BNY Investments.
I limiti delle azioni growth
Quando i tassi di interesse erano vicini allo zero, il costo del capitale delle aziende era molto basso. E un costo basso del denaro ha permesso alle società growth di finanziarsi facilmente, creando una base solida per l’espansione senza troppe preoccupazioni sulla redditività immediata. Ma ora la situazione è cambiata: la liquidità si è ridotta, il costo del capitale è aumentato e la crescita economica è rallentata. Così le aziende growth hanno visto un calo nella domanda per i loro servizi/prodotti.
É allora arrivato il momento di cambiare il posizionamento del portafoglio, puntando sulle azioni income, che godono delle potenzialità dei dividendi e proteggono gli investitori da prezzi più alti.
Azionario Usa: un eccezionalismo che non può durare per sempre
Nell’indice Ftse World ci sono 2.500 aziende nell’indice, ma l’investitore che ha questo indice nel portafoglio è effettivamente esposto soltanto a 100 titoli, rispetto agli oltre 500 dei primi anni ’90 e ai 250 della fine di quel decennio. Insomma, l’indice globale non è mai stato così concentrato e così focalizzato sugli Stati Uniti.
Nello stesso modo si sta muovendo anche l’indice S&P500, dove le Magnifiche Sette la fanno da padrone. Certo, questa posizione privilegiata non è casuale: nell’ultimo anno questi titoli sono cresciuti molto più velocemente rispetto al resto del mercato, ma questo eccezionalismo potrebbe essere destinato a terminare a breve. Si prevede, infatti, che la restante parte del mercato sia pronta a crescere più velocemente.
“Pertanto – spiega l’esperto – crediamo che ci siano le condizioni per una svalutazione del fattore di crescita e un cambiamento nella leadership del mercato azionario”

Il mercato si trasforma: quando la geopolitica scende in campo
Guardando al mercato e ai titoli da mettere in portafoglio, non si può ignorare il contesto geopolitico. La grande battaglia tra democrazie liberali e autocrazie potrebbe essere appena iniziata, sembra tornato il periodo di competizione tra grandi potenze. Nonostante negli ultimi mesi si sia tornati a parlare di scontro armato, a livello globale le guerre sono anche combattute all’ultima tecnologia. Gli effetti di queste chiari sono già chiare sul mercato e anche gli stessi Paesi stanno virando nella direzione di politiche più protezionistiche, puntando alla nazionalizzazione delle risorse. Il risultato, chiaramente, è un’inflazione molto più alta, destinata ad alzarsi ulteriormente in linea con l’agenda radicale di Donald Trump.
I temi del futuro: chi guiderà l’economia nei prossimi anni?
Rivoluzione tecnologica e transizione energetica non sono trend destinati a finire a breve, e anzi sono due tendenze che procedono a braccetto. I leader tecnologici, infatti, dipendono dall’energia verde per alimentare una simile rivoluzione. Ma non solo, anche la trasformazione demografica avrà un impatto di lungo termine, guidando la crescente domanda di assistenza sanitaria.
Cercando di costruire un portafoglio equilibrato, secondo Bell è importante notare che “le azioni che beneficeranno di una crescita economica più lenta continuano a essere scambiate a valutazioni interessanti. Notiamo inoltre che le valutazioni delle azioni quotate al di fuori degli Stati Uniti sono diventate più attraenti su base relativa dopo le elezioni statunitensi. Ciò genera una vasta gamma di opportunità, alcune difensive e altre più cicliche”. Dai beni di consumo alle utility, passando anche per sanità, finanziari e assicurazioni, le opportunità non mancano.
Al contrario, il consiglio è quello di sottopesare il settore della tecnologia dell’informazione, perchè le valutazioni sono troppo alte. L’obiettivo è quello di avere un portafoglio posizionato con cautela, che possa beneficiare dell’incertezza geopolitica ed economica, senza prendere rischi non necessari.

