Inflazione o meno, l’Europa dovrà cambiare

Il permanere del contesto inflattivo e le tensioni geopolitiche spingono il vecchio continente a un nuovo approccio basato su politiche di adeguamento dei salari reali e di reindustrializzazione, cercando inoltre di conciliare etica e produttività

“La convinzione di poter far regredire l’inflazione senza gravi danni è sicuramente illusoria” afferma Frederic Leroux, Membro del Comitato di Investimento strategico di Carmignac. Secondo l’esperto, infatti, le stesse tendenze che avevano alimentato la disinflazione negli scorsi anni, in primis quelle demografiche e quelle legati ai consumi (in particolar modo il commercio online) stanno attualmente mostrando segni tangibili di un cambio di rotta. “Il desiderio della gente di sostituire la pura efficienza con una maggiore etica in ambito economico, rafforza la probabilità che l’inflazione tendenziale sia sulla buona strada per diventare duratura, con i suoi alti e bassi”. A ciò, prosegue l’esperto, deve aggiungersi il trend dei salari, il quale “dopo aver registrato una situazione di stallo per molto tempo si è oggi bruscamente interrotto e non dovrebbe registrare un’inversione di tendenza in tempi brevi”. 

Aiutare i lavoratori col lavoro, non solo con gli incentivi 

Se oltreoceano il rialzo degli stipendi potrebbe essere in grado di preservare il potere d’acquisto reale dei lavoratori statunitensi, in Europa potrebbe non essere così: sussidi e incentivi statali sono soluzioni che possono essere solo temporanee, spiega Leroux. Queste ultime, infatti, “aumentano la dipendenza delle famiglie dallo Stato e impediscono gli adeguamenti che ne deriverebbero mascherando la realtà dei prezzi”. Al venire meno delle misure pubbliche di sostegno, potrebbero innescarsi delle crisi sociali, poiché le famiglie vedrebbero i propri redditi ridotti a causa dell’assenza di aiuti. “In via preventiva, i governi dovrebbero rapidamente prendere in mano la situazione, agevolando gli aumenti delle retribuzioni da parte delle imprese”. Perseguire con le politiche anti-inflattive degli scorsi decenni, “ci condannerebbe a una profonda recessione, con il forte rischio di non raggiungere la stabilizzazione duratura dei prezzi, le cui cause sono soprattutto esterne, e di aumentare il debito. Una tripla complicazione!”.

Una nuova industrializzazione europea 

La pandemia prima e il conflitto in Ucraina poi, hanno bruscamente ricordato all’Unione Europea che la sua dipendenza industriale, militare ed energetica è una debolezza. “La conseguente esigenza di rilocalizzazione offre l’opportunità di reindustrializzare i paesi europei, ove necessario” ma, precisa il gestore, “pretendere di diventare o di restare una nazione industriale senza avere il controllo del proprio approvvigionamento energetico non è più un’opzione”. Ciò apre un ventaglio di opportunità, a partire dal ritorno a un’occupazione ad alto valore aggiunto, come quella offerta dall’industria: “il contesto di inflazione giustifica più che mai la realizzazione di sforzi significativi in termini di produttività, che un’industria moderna consente”. 

La re-industriazlizzazione riavvicinerebbe inoltre gli interessi dei cittadini a quelli degli Stati, in quanto gli asset strategici di questi ultimi tornerebbero a essere redditizi, anche in un contesto inflazionistico. Infine, promuovere la partecipazione dei dipendenti ai risultati delle società potrebbe rappresentare uno strumento di indicizzazione dei redditi all’inflazione. L’azionariato dei dipendenti, insieme a meccanismi di tutela e incentivi pubblici, potrebbe quindi far convergere gli interessi di lavoratori, aziende e Stato, abbattendo contemporaneamente la perdita di potere d’acquisto. 

Scegliere secondo etica, ma non ignorando la realtà 

Infine, per trasformare l’inflazione in un evento economico favorevole servirebbe “conciliare nel miglior modo possibile il desiderio di moralità economica con il bisogno di efficienza economica, ricordando che il desiderio di un’economia più morale non può allontanarci a lungo dal concetto di realtà” commenta l’esperto. Se i governi europei organizzassero le proprie agende tenendo ciò bene in mente, “il periodo attuale potrebbe diventare propizio, con un po’ di fantasia e di audacia, all’inizio di una fase di prosperità più ampiamente condivisa”, come avvenuto nei trent’anni tra il 1950 e il 1980, periodo con il quale, conclude Leroux, vi sono attualmente delle analogie.

di Antonio Murtas

Laureato in Giurisprudenza presso l’Università Bocconi di Milano. Ha scritto per We Wealth di private insurance, asset management, private banking e private markets.

Domande frequenti su Inflazione o meno, l’Europa dovrà cambiare

Qual è la previsione di Frederic Leroux riguardo alla possibilità di ridurre l'inflazione senza conseguenze significative?

Frederic Leroux ritiene illusoria la convinzione di poter far regredire l'inflazione senza gravi danni. Le tendenze che in passato hanno favorito la disinflazione, come quelle demografiche e legate ai consumi, stanno mostrando segni di inversione.

Quali tendenze passate che alimentavano la disinflazione stanno mostrando un cambio di rotta secondo l'esperto?

Le tendenze demografiche e quelle legate ai consumi, in particolare il commercio online, che in passato hanno contribuito alla disinflazione, stanno ora mostrando segnali tangibili di un cambio di direzione.

Quali sono le implicazioni per l'Europa secondo l'articolo, indipendentemente dal livello di inflazione?

L'articolo suggerisce che l'Europa dovrà affrontare un cambiamento strutturale, indipendentemente dall'andamento dell'inflazione. Questo cambiamento potrebbe riguardare la necessità di una nuova industrializzazione e un approccio più etico ma realistico nelle scelte.

In che modo l'articolo suggerisce di aiutare i lavoratori?

L'articolo indica che i lavoratori dovrebbero essere aiutati attraverso il lavoro stesso, piuttosto che basarsi esclusivamente su incentivi. Questo implica un focus sulla creazione di opportunità lavorative e sul miglioramento delle condizioni di impiego.

Quale approccio viene raccomandato per le decisioni future in Europa, secondo le intestazioni dell'articolo?

Le decisioni future in Europa dovrebbero essere guidate da principi etici, ma senza ignorare la realtà concreta delle sfide economiche e sociali. Questo suggerisce un equilibrio tra ideali e pragmatismo.

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