James Briggs e Carl Jones, Fixed Income Portfolio Managers presso Janus Henderson Investors, analizzano l’attuale contesto e spiegano perché i rendimenti più elevati potrebbero rappresentare un vantaggio intercettabile da una gestione attiva adeguata.
Timori di inflazione e banche centrali
I rapidi cambi di direzione delle politiche monetarie riflettono i timori di inflazione. Dalle attese di tagli per le principali banche centrali, il mercato ora si aspetta zero riduzioni da parte della Fed e due rialzi per la Bank of England e la Bce.
Un atteggiamento meno aggressivo da parte della Fed è anche supportato dal doppio mandato — stabilità dei prezzi e piena occupazione — che potrebbe indurla a cercare di aiutare i consumatori di fronte a un inasprimento delle condizioni finanziarie.
Lato Bce, più vincolata alla stabilità dei prezzi, ci si aspetta un atteggiamento più hawkish e questo sembra già riflettersi nell’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato. I rendimenti delle obbligazioni governative italiane e tedesche sono aumentati di circa lo 0,6% dallo scoppio del conflitto. Tali rendimenti si sono mossi in maniera piuttosto sincrona, anche grazie alla migliore percezione della sostenibilità fiscale dell’Italia, il cui deficit è passato da oltre il 7% del Pil nel 2023 al 3,1% nel 2025.
In ogni caso, osservano gli esperti, ci sono differenze significative rispetto al contesto inflattivo del 2022, in cui la spinta all’aumento generalizzato dei prezzi era alimentata dalla combinazione tra boom della domanda post Covid-19 e incremento dei prezzi dell’energia causato dalla guerra in Ucraina.
Ampliamento degli spread creditizi
In risposta al conflitto si è verificato un modesto aumento degli spread creditizi. Da una parte, gli investitori richiedono una maggiore remunerazione sulle obbligazioni corporate; dall’altra, aumenta il costo dell’assicurazione contro il rischio di default tramite CDS, i Credit Default Swap.
Tuttavia, i movimenti sono stati contenuti, perché i mercati continuano a scontare un breve conflitto piuttosto che un’escalation prolungata.
Ad esempio, secondo i dati Bloomberg, dal 27 febbraio 2026 al 10 aprile 2026 gli spread sulle obbligazioni europee investment grade BBB a scadenza 1-3 anni sono aumentati di 5 punti base, mentre i corrispettivi high yield BB-B si sono ampliati di 24 punti base.
In generale, l’economia americana tende a essere meno sensibile agli shock dei prezzi del petrolio rispetto a quella europea. Bank of America stima che un aumento del 10% del prezzo del petrolio possa ridurre la crescita negli Usa di circa 5 punti base; alla luce del rincaro del petrolio, le sue stime di crescita globale per il 2026 sono passate dal 3,5% al 3,1%.
Posizionamento degli esperti
Nonostante gli impatti temuti sull’inflazione e sulla crescita economica, gli esperti ritengono che un’adeguata gestione attiva possa cogliere potenziali opportunità sul mercato obbligazionario.
In particolare, sostengono che l’ampliamento degli spread dei CDS sia più dettato da motivi macroeconomici e tecnici che da un peggioramento dei fondamentali aziendali nel segmento del reddito fisso.
Pertanto, il maggiore rendimento disponibile a fronte di una qualità elevata può rappresentare un’opportunità per gli investitori, pur mantenendo cautela e adottando un’adeguata selezione dei titoli sulla base dei fondamentali mediante un approccio attivo.

