Dazi USA dal 1° agosto: i Paesi e le aziende più esposti

Blocchi di lettere in legno con la scritta "AMERICA FIRST" sono disposti sopra banconote da un dollaro americano, con una bandiera americana sfocata sullo sfondo.

Mentre i dazi statunitensi vengono posticipati al 1° agosto, l’elenco dei Paesi che hanno ricevuto le lettere del tycoon continua a crescere, dal Giappone al Sud Africa. Ma quali sono le aziende veramente a prova di dazi?

Il 9 luglio è la data cerchiata sui calendari di tutti gli esperti del mercato, la data x in cui la pausa concessa dal presidente Trump sulle tariffe scadrà. O forse no. Infatti il 7 luglio, a mercati europei chiusi, sono arrivate le prime lettere del tycoon che fissano i nuovi dazi. Tra i primi paesi a riceverli ci sono Giappone, Corea del Sud e Turchia che subiranno il 25% delle tariffe sui loro prodotti esportati negli States. Le tariffe annunciate, fino ad ora, arrivano al 40% per Myanmar e Laos.

Con l’Europa, invece, non è ancora stato siglato un accordo. Nel frattempo, la nuova data x non è più il 9 luglio, ma è stata posticipata al 1 agosto. In poche parole, se per quella data non sarà trovato un accordo, allora le dogane statunitensi inizieranno a riscuotere l’importo stabilito dalle varie lettere.

Che sia a luglio o ad agosto, non ci sono dubbi, i dazi sono ormai sempre più vicini e capire quali sono le aziende meglio posizionate diventa la priorità. La domanda da porsi è: quale valore aggiunto cercare in un’azienda contro le mutevoli maree della politica commerciale?

Alcune aziende sono costruite per resistere agli sbalzi del mercato, superando le ansie del breve termine e gestendo i venti avversi dei dazi. Sicuramente, tra queste, le imprese in grado di determinare i prezzi partono da una posizione di vantaggio. Un simile beneficio non arriva da un giorno all’altro, ma “si riscontra tipicamente nelle aziende con una domanda relativamente anelastica, grazie a beni essenziali, a un marchio forte, a una base di clienti fedeli o ad accordi contrattuali unici”, spiegano gli esperti di Capital Group.

Bisogni essenziali: i dazi cambiano i prezzi, non i bisogni

Le aziende che vendono prodotti o servizi considerati di prima necessità hanno un vantaggio di prezzo sul mercato. Ad esempio, i sistemi di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria sono spesso considerati beni di prima necessità. Non importa i prezzi o i movimenti del mercato, i clienti non possono farne a meno. In quest’ottica, le aziende che operano in questo settore, come Carrier Global, hanno dimostrato un forte potere di determinazione dei prezzi negli ultimi anni.

Brand di successo: a volte la marca vale il prezzo

Ci sono alcune aziende dove il logo, da solo, vale il prezzo. Solo per fare un esempio, il gigante tecnologico Apple ha clienti molto affezionati che sono meno sensibili al prezzo e anzi spesso lo giustificano. Quindi anche in uno scenario di alti dazi, è possibile che qualunque aumento di prezzo venga accettato dalla base di clienti. Lo stesso ragionamento può essere fatto per i nomi di lusso. Hermès è il caso più emblematico, nonostante il brand sia conosciuto per lunghe liste di attesa e prezzi in rialzo, la domanda continua a crescere.

Accordi contrattuali di lungo termine: i dazi non arrivano ovunque

In certi casi, non importa quanti alti possano essere i dazi, questi non sono in grado di cambiare accordi fissati in precedenza. Le aziende del settore della difesa hanno in genere un forte potere di determinazione dei prezzi grazie alla struttura dei loro contratti. Oltre il 50% dei contratti nel settore della difesa prevede almeno una fase basata sul “cost-plus”, mentre i restanti contratti sono a prezzo fisso. Si tratta di contratti lunghi anni, ma è bene ricordare che anche questi hanno una scadenza e, a quel punto, il prezzo viene concordato nuovamente sulla base dei costi prevalenti.

Offerta limitata: costi più alti, ma giustificati

Il prezzo è un fattore di domanda e offerta e, se l’offerta è limitata, i prezzi si adegueranno per compensare. Ad esempio, guardando alla rivoluzione tecnologica degli ultimi anni, le aziende leader nel settore dei semiconduttori per l’intelligenza artificiale sembrano ben posizionate per fissare prezzi aggressivi e gestire l’impatto che le tariffe potrebbero avere sui loro margini. Sia NVIDIA che Broadcom operano in ambienti caratterizzati da vincoli di fornitura e la mancanza di alternative valide significa che è più probabile che abbiano il potere di trasferire i prezzi più alti.

I dazi piano piano arriveranno sul mercato e, molto probabilmente, saranno in grado di cambiare gli equilibri. Eppure, ci sono alcune aziende che dovrebbero riuscire a mantenere la loro posizione, quasi intoccabili di fronte all’incertezza.

di Matilde Sperlinga

Giornalista, in We Wealth si occupa di mercati, con un focus su geopolitica e venture capital. Laureata in Scienze Politiche e Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Domande frequenti su Dazi USA dal 1° agosto: i Paesi e le aziende più esposti

A partire da quale data sono previsti i nuovi dazi USA menzionati nell'articolo?

I nuovi dazi USA sono previsti a partire dal 1° agosto, come indicato nel titolo dell'articolo. Le prime lettere che fissano questi nuovi dazi sono state inviate dal presidente Trump il 7 luglio, anticipando la scadenza della pausa tariffaria originariamente prevista per il 9 luglio.

Quali sono stati i primi paesi a ricevere le notifiche sui nuovi dazi USA?

Tra i primi paesi a ricevere le lettere del presidente Trump che fissano i nuovi dazi figurano Giappone, Corea del Sud e Turchia. Queste notifiche sono state inviate il 7 luglio, a mercati europei chiusi.

Qual è l'aliquota tariffaria imposta sui prodotti esportati negli Stati Uniti da Giappone, Corea del Sud e Turchia?

Per i prodotti esportati negli Stati Uniti da Giappone, Corea del Sud e Turchia, l'aliquota tariffaria annunciata è del 25%. Questa misura rientra nelle nuove tariffe fissate dal presidente Trump.

In che modo gli accordi contrattuali di lungo termine possono influenzare l'impatto dei dazi?

Gli accordi contrattuali di lungo termine possono offrire una certa protezione dall'impatto diretto dei dazi, poiché 'i dazi non arrivano ovunque'. Questo suggerisce che alcune intese preesistenti potrebbero mitigare l'esposizione delle aziende alle nuove tariffe.

Qual è l'aliquota tariffaria massima menzionata nell'articolo per i nuovi dazi?

L'articolo menziona che le tariffe annunciate arrivano fino al 40%. Questa aliquota massima è stata indicata per paesi come il Myanmar e altri non specificati nel frammento fornito.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

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