Nella sua ultima lettera trimestrale agli investitori, Edouard Carmignac condivide la sua visione a fronte degli ultimi avvenimenti che hanno complicato il quadro economico e geopolitico globale. Dopo aver espresso a gennaio fiducia sulle prospettive di investimento di lungo termine, il panorama si è complicato con il riaccendersi della crisi iraniana, che ha riaperto interrogativi sull’economia e sui mercati.
Eppure, osserva Carmignac, al di là del tono spesso allarmistico del racconto mediatico, i mercati azionari e obbligazionari hanno finora mostrato una tenuta significativa. Un atteggiamento che solleva una domanda centrale: si tratta di semplice compiacenza oppure la crisi è meno destabilizzante di quanto suggeriscano i titoli?
La crisi iraniana e la tenuta dei mercati
Secondo Carmignac, la crisi in Iran ha avuto un impatto immediato sul sentiment, con i prezzi del petrolio quasi raddoppiati e molte incertezze ancora aperte sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. I rischi di escalation, sia sul piano geopolitico sia su quello economico, restano elevati.
Nonostante questo, i mercati non hanno reagito in modo disordinato. Per Carmignac, è quindi necessario mantenere una lettura equilibrata del contesto, senza lasciarsi trascinare esclusivamente dalle interpretazioni più catastrofiche.
Trump, i conflitti e la logica del negoziato
Nel commentare il contesto internazionale, Carmignac osserva che Donald Trump, nel suo secondo mandato, sembra spingersi spesso fino al limite senza però portare fino in fondo le proprie iniziative, che si tratti di dazi, Venezuela o Iran.
Più che un segnale soltanto negativo, questa impostazione viene letta come il comportamento di un negoziatore abituato a testare i margini del confronto. Il vero nodo, in questo caso, è che la leadership iraniana appare poco incline a recepire il linguaggio e i metodi di chi agisce come un giocatore di poker di lungo corso.
Questo rende più difficile l’avvio di un negoziato capace di allentare la crisi. Tuttavia, secondo Carmignac, nel medio termine il buon senso potrebbe comunque prevalere, anche alla luce del costo crescente che un conflitto prolungato comporterebbe per tutti gli attori coinvolti.
Il vero rischio per i mercati: i tassi
Per Carmignac, la minaccia principale alla resilienza dei mercati potrebbe non essere quella oggi più discussa. Il rischio più rilevante, piuttosto, sarebbe un cambiamento netto nelle aspettative sui tassi da parte delle banche centrali, con possibili effetti sull’attività economica e sulle valutazioni di mercato.
Solo tre mesi fa, ricorda, il mercato si attendeva tre tagli dei tassi da parte della Fed nel corso dell’anno. Oggi, invece, non se ne prevede più nessuno. Anche sul fronte BCE le attese sono cambiate sensibilmente: da uno scenario di stabilità o lieve calo dei tassi ufficiali si è passati a ipotizzare tre rialzi.
Uno spostamento di aspettative che trova una spiegazione nel forte rialzo dei prezzi del petrolio e del gas, tornati ad alimentare pressioni inflazionistiche. Ma, avverte Carmignac, questa interpretazione rischia di trascurare un punto essenziale: un raddoppio duraturo dei prezzi dell’energia finirebbe inevitabilmente per frenare la crescita, comprimendo sia il reddito disponibile dei consumatori sia i margini delle imprese.
Il disordine ridistribuisce il valore
Come spiega Carmignac, gli investitori non dovrebbero mai dimenticare che il disordine, nel lungo periodo, non distrugge valore: piuttosto, lo redistribuisce. Alcuni asset diventano più vulnerabili, mentre altri assumono un ruolo sempre più strategico.
È in questo quadro che si rafforzano, secondo il fondatore, le prospettive dell’energia verde, così come la necessità per l’Europa e per i Paesi del Golfo di potenziare le proprie capacità di difesa. Un’esigenza che si estende anche agli asset collegati alla catena di approvvigionamento alimentare e alle basi industriali.
Si tratta di temi che, spiega Carmignac, potrebbero guidare la costruzione dei portafogli nei prossimi mesi, accanto alle posizioni principali nelle società tecnologiche che stanno contribuendo alla crescita, ancora ritenuta sottovalutata, dell’intelligenza aumentata.
Cercare opportunità anche nelle fasi più incerte
Il messaggio finale della lettera resta chiaro: in un contesto segnato da volatilità e tensioni geopolitiche, il compito di un gestore non è soltanto quello di difendersi dal caos, ma soprattutto di saper riconoscere le opportunità che possono emergere anche nelle fasi più complesse.
Ed è proprio su questa capacità di lettura, conclude Carmignac, che continuerà a concentrarsi l’attività di gestione nei prossimi mesi.
Le informazioni contenute in questo sito non possono essere riprodotte, totalmente o parzialmente, senza la previa autorizzazione della società di gestione. Non costituiscono un’offerta di sottoscrizione né di una consulenza d’investimento. Le informazioni possono essere incomplete e potrebbero subire modifiche in qualsiasi momento senza preavviso.

