Abituarsi a qualcosa che non costa nulla può avere una conseguenza: finire per considerarlo normale. È da questa premessa che parte Edouard Carmignac nella sua lettera trimestrale, dedicata al ritorno del costo del capitale e alle conseguenze per governi, imprese e investitori.
Per quasi quindici anni governi, imprese e investitori si sono mossi in un contesto nel quale il denaro appariva quasi senza limiti. Gli Stati potevano spendere, le aziende investire e i mercati continuare ad assegnare valore agli asset. In un ambiente di questo tipo, la necessità di scegliere passava inevitabilmente in secondo piano.
Quella fase si sta però chiudendo. Il denaro è tornato ad avere un prezzo e con esso riemerge una disciplina che gli anni di politica monetaria espansiva avevano in parte messo da parte: quella di decidere dove allocare il capitale e, quindi, di scegliere.
Tecnologia e debito aumentano la domanda di capitale
Il cambiamento arriva proprio mentre la necessità di finanziamenti raggiunge livelli particolarmente elevati. Gli Stati Uniti devono sostenere contemporaneamente un debito pubblico molto consistente e una trasformazione tecnologica che richiede enormi investimenti. Data center, semiconduttori, memoria digitale e produzione di energia sono alcune delle infrastrutture indispensabili allo sviluppo dell’intelligenza aumentata. Dopo aver affrontato nella precedente lettera gli sconvolgimenti legati a questa trasformazione, Carmignac pone ora un’altra questione centrale: chi finanzierà questi investimenti?
La risposta, nella sua analisi, riguarda inevitabilmente risparmiatori, investitori e contribuenti, che rappresentano i principali fornitori del capitale necessario. Governi e imprese finiscono così per contendersi una massa di risparmio che rimane limitata. Dal punto di vista economico non si tratta di un fenomeno nuovo: ciò che è cambiato è la percezione maturata dopo quindici anni di politiche monetarie espansive, che hanno quasi fatto dimenticare come il capitale sia per sua natura una risorsa scarsa.
La sfida europea tra difesa, energia e tecnologia
Anche l’Europa, nella lettura di Carmignac, dovrebbe evitare di rappresentarsi come una vittima di questa nuova disciplina finanziaria. Il continente è chiamato a finanziare contemporaneamente difesa, indipendenza energetica e infrastrutture, oltre a reperire le risorse necessarie per ridurre il proprio ritardo tecnologico. Dopo anni trascorsi a regolamentare attività che non era più in grado di produrre, l’Europa deve tornare a sviluppare una capacità di investimento. Carmignac considera positivo questo risveglio, pur ricordando che proclamare la sovranità è molto più semplice che trovare i capitali necessari per sostenerla.
Debito pubblico, quanto può pesare il ritorno dei tassi
A questo scenario si aggiunge il rischio della trappola del debito. Carmignac osserva che l’impatto dell’aumento dei tassi di interesse potrebbe essere stato sottovalutato: qualora i livelli attuali dovessero persistere, il solo effetto dei maggiori tassi farebbe crescere gli oneri per interessi di circa il 50% entro il 2030, sia negli Stati Uniti sia in Francia. Nello stesso arco temporale, mantenendo invariati i deficit di bilancio, il debito pubblico salirebbe dal 100% al 110% negli Stati Uniti e dal 119% al 132% in Francia. Stime che, peraltro, non comprendono ancora l’incremento dei costi pensionistici derivante dalle dinamiche demografiche.
Quando il capitale costa, torna la disciplina
Nella lettura del presidente, il denaro facile funziona come una sorta di anestetico. Consente ai governi di rinviare decisioni poco popolari, permette a imprese mediocri di restare sul mercato e alimenta tra gli investitori l’idea che, prima o poi, ogni asset possa aumentare di valore. Quando invece il capitale torna ad avere un costo, cambia anche il metro di giudizio: i progetti devono dimostrare di avere valore e le imprese di essere in grado di generare un ritorno sull’investimento.
Questo nuovo contesto deve necessariamente preoccupare gli investitori? Secondo Carmignac, la scarsità del capitale tende a premiare le aziende con le prospettive migliori, comprese quelle capaci di sfruttare l’intelligenza aumentata, mentre penalizza i governi caratterizzati da un’eccessiva indisciplina fiscale. In questo quadro individua il proprio ruolo nella possibilità di partecipare alla crescita di imprese che non soltanto riescono a prosperare nel contesto attuale, ma che possono contribuire a costruire il mondo futuro. La società ha finora partecipato ai round di finanziamento di Mistral, SpaceX, Revolut e Lovable, prima di una loro eventuale o effettiva quotazione in Borsa, puntando su aziende che ritiene possano diventare leader nei rispettivi settori e offrendo ai clienti, quando possibile, accesso a queste opportunità attraverso i propri fondi. Intelligenza aumentata, esplorazione spaziale, nuovi servizi finanziari e trasformazione del software rappresentano, secondo il presidente, diverse espressioni di un cambiamento più profondo in corso nell’economia.
Dall’esposizione al mercato alla selezione
Quando il denaro aveva un costo prossimo allo zero, secondo Carmignac poteva essere sufficiente mantenere un’esposizione al mercato. Ora che il capitale è tornato più oneroso, diventa invece essenziale saper distinguere e selezionare. Nella lettera, il presidente afferma quindi di puntare sulle aziende alle quali affidare il capitale degli investitori nella convinzione che possano continuare a contribuire alla trasformazione del futuro.
Una selezione che, conclude Edouard Carmignac, continuerà inevitabilmente a richiedere attenzione e lavoro.
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