La Cina è tornata ufficialmente nel mercato con forza quando, a fine gennaio, DeepSeek ha sconvolto il mercato globale. La startup si è presentata come un degno concorrente di ChatGpt con il suo modello di addestramento, spostando così la narrazione dagli Stati Uniti al Dragone d’Asia.
La rivalsa di un’azienda privata ha convinto il presidente Xi Jinping e i massimi dirigenti del partito a ospitare un incontro con gli imprenditori più importanti del Paese, per trovare uno spazio anche per il settore privato.
L’innovazione parte dalla Cina
Gli ingenti guadagni del settore dell’information technology hanno spinto al rialzo l’indice MSCI China, che ha portato a casa un rialzo del 18% al 12 marzo.
Se è vero che negli ultimi anni l’attenzione era tutta sulle Magnifiche 7 statunitensi, negli ultimi mesi le aziende innovative cinesi hanno recuperato terreno, fino addirittura a superare i giganti americani – e anche l’indice S&P 500 nella sua interezza. “Il forte rialzo dell’indice MSCI China ricorda anche che l’innovazione è globale e che si possono scoprire opportunità di crescita selezionate in mercati non statunitensi”, spiega Kent Chan, equity investment director di Capital Group.

Ma quanto potrà ancora durare la spinta tecnologica? Questo dato è molto complesso da prevedere, infatti il mercato azionario cinese è caratterizzato da una profonda volatilità. Inoltre, bisogna anche considerare i movimenti del governo, che potrebbero ancora nascondere sorprese.
Pechino verso la crescita, a partire dai privati
Storicamente la Cina ha sempre puntato sulle aziende nazionali e legate allo stato centrale, eppure recentemente il governo è sempre più esplicito nel sostenere le aziende private innovative, le startup tecnologiche. Insomma, quello che gli investitori si trovano davanti è un profondo cambiamento rispetto al 2020, quando il settore privato ha dovuto affrontare un controllo normativo che ha provocato un ampio sell-off e una crisi di fiducia tra gli imprenditori, i consumatori e gli investitori nazionali.
Il ciclo politico cinese si sta trasformando, aprendosi anche verso un mondo imprenditoriale finora trascurato, in particolare quello delle startup private. Questo aprirà nuove opportunità interessanti per il gigante asiatico: in futuro, i potenziali guadagni per il mercato azionario cinese saranno probabilmente più differenziati, in quanto gli investitori valuteranno quali società vedranno maggiori revisioni degli utili. “I nostri analisti di investimento, ad esempio, non ritengono che alcune società di piattaforme internet siano costose, anche dopo il rally, grazie al potenziale di miglioramento dei margini e di riaccelerazione dei ricavi”, sottolinea l’esperto.
Un futuro luminoso per la Cina
Guardando al 2025, quindi nel breve termine, Ii consenso prevede una crescita degli utili dell’8% per l’indice MSCI China nel 2025, guidata dai settori della tecnologia, ma anche da una nuova spinta nei consumi. Questo non significa che il Dragone sia esente da rischi, ancora di più considerando le incertezze portate da Trump: i nuovi dazi e le sanzioni tecnologiche imposte dagli Stati Uniti potrebbero frenare lo slancio di alcune aziende cinesi.
Ma non solo, “il rischio è che le proiezioni sugli utili vengano riviste al ribasso, come abbiamo visto negli ultimi anni a causa del rallentamento dell’economia cinese e della mancanza dei grandi stimoli sperati dal mercato”, conclude Chan.

