Il mercato del 2026 sembra muoversi su una linea sottile: da un lato l’accumulo di rischi, dall’altro la forza dei fondamentali. Le guerre commerciali alimentano l’incertezza e le preoccupazioni, la corsa all’AI accende dubbi sulle valutazioni. Ciò nonostante le borse continuano a trovare supporto nella variabile più difficile da ignorare: utili in crescita. Nel quadro, la riallocazione produttiva e strategica di Europa e Stati Uniti introduce nuove asimmetrie tra mercati. Parallelamente settori come sanità, finanziari e infrastrutture digitali riemergono come driver di crescita non trascurabili. Su questi driver e su come leggerli in ottica di asset allocation si focalizza l’intervista all’esperto di Capital Group: Rob Lovelace, principal investment officer del New Perspective Fund® e gestore di portafoglio di CGNG – Capital Group New Geography ETF.
Azioni globali 2026: prospettive dopo rendimenti a doppia cifra
Per analizzare il mercato azionario, la chiave, secondo Lovelace, non è partire dai rendimenti passati (tre anni di rendimenti a doppia cifra), ma ragionare partendo da un “foglio bianco”: ciò che conta è la tenuta della base di utili.
“Negli Stati Uniti i profitti restano robusti e, pur essendo spesso associati alla tecnologia, non sono esclusiva del settore. Anche i finanziari stanno beneficiando di un contesto di tassi più elevati, che amplia i margini e rende più favorevole l’ambiente del credito”, osserva l’esperto. “Proprio per questo, il punto cruciale non è solo la crescita degli utili, ma la disponibilità del mercato a pagare un certo multiplo per quei profitti. La tenuta del ciclo di rialzo dipende dall’equilibrio tra qualità degli utili e disciplina valutativa”.
L’esperto aggiunge: “con un foglio bianco, guardando i pro e i contro, ci sono abbastanza pro da dire che il mercato dovrebbe essere sostenuto, ma questo dipende da quanto il mercato è disposto a pagare per quegli utili”.
Nuovo ordine mondiale: l’Europa deve “cavarsela da sola”
Fuori dagli Stati Uniti sta emergendo un nuovo ordine: “L’Europa sta realizzando che deve cavarsela da sola” spiega l’esperto di Capital Group. E continua: “Ha bisogno di più manifattura “in patria”: la crescita della spesa per la difesa ha già alimentato performance rilevanti e, finora, il saldo tra chi beneficia e chi perde dal riassetto risulta positivo”.
In questo nuovo ordine in fase di definizione, con l’effetto dazi in primo piano, gli Stati Uniti non appaiono, per ora, il principale beneficiario della nuova configurazione.
Lovelace spiega anche che negli ultimi anni, gli Stati Uniti hanno avuto quasi il doppio dei multipli rispetto al resto del mondo. A tal proposito sostiene che questa dinamica sta iniziando a riequilibrarsi, dato che gli utili al di fuori degli USA sono in fase di recupero. Questo non implica necessariamente una correzione dell’azionario americano: più semplicemente i prezzi potrebbero crescere meno degli utili, comprimendo i multipli nel tempo.
Trend da monitorare negli investimenti: non solo AI
Alla domanda “Quali sono oggi i temi di investimento più interessanti?” Lovelace risponde: il primo è lo stack tecnologico: software, hardware, chip, consulenza IT e infrastrutture necessarie a sostenere la crescita computazionale. In questo quadro, l’AI è solo un segmento della catena del valore: dietro ci sono algoritmi, capacità di calcolo nei data center e un fabbisogno crescente di energia e raffreddamento. “Il punto è che l’opportunità non coincide solo con l’AI “di facciata”, ma con la solidità e l’espansione dell’intero ecosistema industriale che la rende possibile”.
A seguire, il focus si sposta su un tema che combina durata strutturale e innovazione: healthcare e sviluppo farmaceutico. Qui, argomenta l’esperto, “si stanno materializzando i ritorni di decenni di progresso su DNA e piattaforme di ricerca, e l’AI può entrare come acceleratore della produttività lungo la pipeline”. E aggiunge: “la metrica che più colpisce è l’inefficienza storica: oggi meno del 5% dei farmaci in sviluppo arriva a buon fine. Se l’Ai riuscisse ad anticipare fallimenti e a migliorare la selezione dei candidati, un passaggio anche solo al 10% cambierebbe significativamente l’economia della ricerca”.
Dopo la tecnologia e la sanità, emerge un terzo blocco che nel 2026 può tornare centrale nella costruzione dei portafogli: i finanziari. “L’aumento dei tassi degli ultimi anni ha favorito banche e istituzioni finanziarie, ampliando margini e riportando vigore all’attività di prestito” spiega Lovelace.
Un approccio bottom-up: le aziende sotto la lente
Secondo Lovelace un’area che merita attenzione è quella delle società di consulenza tecnologica. Queste ultime sono spesso trattate come “vittime” dell’AI per l’idea che servano meno programmatori e meno ore uomo. La realtà operativa, però, è più sfumata. Infatti la complessità dei sistemi dell’AI non diminuiscono e le aziende potrebbero non tagliare la spesa, ma riallocarla verso competenze diverse.
“Il mercato sta prezzando uno scenario negativo in un contesto in cui non vedo un calo dei budget su questi servizi”, afferma l’esperto. E aggiunge: “realtà come Accenture e Capgemini, sono già ben posizionate e impegnate nell’adattare offerta e partnership per restare rilevanti nella nuova domanda tecnologica”.
Uno sguardo ai metalli: il rally del comparto prezioso
Lovelace esprime il suo parere riguardo il comparto settore: “tale comparto segue cicli lunghi e differenziati: metalli di base legati a infrastrutture, terre rare cruciali per microchip e metalli preziosi con funzione di riserva di valore”.
L’esperto spiega che i metalli preziosi hanno corso di più per un mix di fattori: percezione di scarsità, domanda di beni reali per diversificazione e timori legati alla valuta fiat.
Quarant’anni di gestione: ricerca fondamentale, orizzonte e disciplina
In chiusura, la riflessione diventa di metodo e di processo, più che di scenario. “Guardando alla continuità tra cicli e innovazioni”, sostiene Lovelace, “la lezione è che la ricerca fondamentale bottom-up, un orizzonte temporale lungo e la gestione attiva possono fare la differenza”.

