Art lending, la liquidità nascosta nelle collezioni d’arte

Una foto in bianco e nero ritrae Giuseppe gentile, direttore generale di Kruso Kapital, a braccia conserte e sorridente

L’arte non è più “solo” un bene da collezione, grazie a strumenti come l’art lending diventa un collaterale alternativo, una soluzione che trova sempre più spazio anche nel wealth management per soddisfare le esigenze degli HNWI

Gli investitori e i collezionisti sono sempre più consapevoli del valore che le opere d’arte possono avere, non solo all’interno di una collezione, ma anche in un portafoglio costruito con l’obiettivo di mantenere in equilibrio rendimento e diversificazione. Oltre alla sua dimensione tangibile, alla capacità di preservare il valore del capitale, alla decorrelazione dai mercati tradizionali, l’arte – in alcuni casi – diventa anche un “cuscinetto” prezioso per chi la possiede.

In ottica di pianificazione patrimoniale, può diventare una forma di liquidità attivabile per ampliare la propria collezione, investire in (altre) opere d’arte o affrontare le fasi più complesse della vita, momenti in cui avere disponibilità immediata di denaro non è solo un’opzione. Tutto questo oggi è possibile grazie a servizi come l’art lending, ancora strettamente di nicchia, ma destinati a prendersi un posto d’onore nel wealth management del futuro, come racconta Giuseppe Gentile, direttore generale di Kruso Kapital.

In un momento in cui la flessibilità patrimoniale è sempre più centrale per gli HNWI, in che modo l’art lending sta diventando una leva di liquidità strategica per chi possiede collezioni importanti?

Negli ultimi anni gli HNWI hanno maturato una crescente consapevolezza del valore economico delle proprie collezioni, non solo in termini culturali o patrimoniali, ma anche come asset attivabili.

Per esempio, i nostri clienti sono persone che hanno accumulato ricchezze nel tempo e anche se non hanno un reddito particolarmente elevato, possiedono un patrimonio importante, attraverso cui possono acquistare una casa, fare un investimento in una società, acquistare beni o semplicemente “liquidare” alcuni dei loro beni. Un individuo altamente “patrimonializzato”, infatti, si caratterizza anche per il possesso di beni immobili che spesso non riesce a liquidare facilmente.

Un tempo, questi beni rimanevano inutilizzati, o, nel peggiore dei casi, venivano venduti. Con l’art lending, si ha la possibilità di trasformarli in liquidità immediata, senza dover ricorrere alla vendita delle opere e senza dover disinvestire altri strumenti – con effetti negativi sul rendimento e sulla remunerazione – in caso di necessità di liquidità. In un contesto di mercati volatili e opportunità che richiedono rapidità decisionale, l’arte diventa una riserva di valore “dinamica”, capace di sostenere nuove scelte finanziarie mantenendo intatto il profilo identitario e collezionistico del cliente.

In quali snodi della pianificazione patrimoniale l’art lending può rivelarsi davvero decisivo?

L’art lending si inserisce in modo trasversale in diversi momenti chiave della pianificazione patrimoniale. Può essere determinante nella gestione del cash flow, ma è anche uno strumento molto efficace per cogliere nuove opportunità d’investimento – immobiliari, imprenditoriali o finanziarie – utilizzando l’arte come leva finanziaria.

Un esempio che ricordo è quello di un caso di art lending che riguarda una signora benestante di Milano, che circa uno o due anni fa si trovava in una situazione complessa, aveva bisogno di acquistare un appartamento per sua figlia e possedeva un quadro dal valore di qualche  milione di euro; ha scelto di darci il suo quadro come garanzia in cambio di liquidità immediata. Un quadro che noi non abbiamo mai venduto, perché successivamente è venuta a riscattarlo.

Grazie a questo prestito, ha potuto acquistare l’appartamento per la figlia, nonostante la sua situazione economica fosse molto delicata in quel momento. Questo esempio dimostra quanto l‘art lending possa essere una soluzione immediata per soddisfare esigenze urgenti anche per persone benestanti. Se vogliamo, è un concetto simile al pegno tradizionale, ma cambia l’asset, la posizione delle persone e la dimensione dell’operazione.

In più, va detto che questa pratica assume un ruolo rilevante anche nei passaggi generazionali, dove consente di preservare l’unità della collezione, facilitare una pianificazione più ordinata e ridurre pressioni di liquidità che potrebbero portare a dismissioni non desiderate; sotto questo punto di vista consente anche di tutelare il valore affettivo di un’opera che magari è stata a lungo tramandata da genitori a figli.

In che modo Art-Kredit è strutturato per rispondere ai criteri di governance e trasparenza necessari per permettere a un wealth manager di proporlo con sicurezza all’interno del proprio perimetro professionale?

Il nostro servizio nasce con l’obiettivo di essere uno strumento pienamente integrabile nel perimetro professionale del wealth manager perché è costruito su processi chiari e strutturati: valutazioni indipendenti delle opere – effettuate da periti specializzati che ne garantiscono, tra l’altro, anche l’attribuzione del valore – criteri rigorosi di selezione e loan-to-value prudenziali, una contrattualistica trasparente e una tracciabilità completa dell’operazione.

Art-Kredit è un finanziamento a tutti gli effetti che rispetta i requisiti di trasparenza richiesti da Banca d’Italia, anche e soprattutto perché erogato da Kruso Kapital, un intermediario vigilato sottoposto alla supervisione di Banca d’Italia stessa. A questo si affianca un presidio specialistico sull’asset artistico – dalla conservazione alla gestione del collaterale – che consente al consulente di proporre la soluzione con la stessa serenità con cui inserirebbe altri strumenti di pianificazione patrimoniale, mantenendo coerenza con i propri standard di governance.

In questo quadro, può capitare che un cliente molto facoltoso scelga di investire in opere d’arte o abbia delle opere che desidera disinvestire per ottenere liquidità da reinvestire nel portafoglio proposto dal wealth manager. L’operazione, in questo caso, è spesso duplice: da un lato, il cliente può voler investire in arte, dall’altro può voler liquidare alcune opere per diversificare il suo portafoglio, come suggerito dal consulente.

Mi viene in mente un aneddoto di due anni fa, quando abbiamo venduto un anello e un bracciale con diamanti e zaffiri provenienti da una collezione privata di una famiglia del nord Italia. Il valore totale si attestava attorno a 1,5 milioni di euro. Il cliente si era rivolto al proprio wealth manager che aveva scelto noi come intermediari. In quel caso, non abbiamo fatto un art lending, ma abbiamo gestito una trattativa privata. Al momento, non avevamo ancora l’art lending formalizzato, ma ciò non toglie che, per oggetti di valore così significativo, il cliente avrebbe potuto chiederci un anticipo del 30% del valore. Questo perché asset come diamanti e gioielli di alto valore non rientrano nel tradizionale pegno, ma vengono trattate come asset assimilabili a opere d’arte. In alcune situazioni, ad esempio, abbiamo operato su valori ben superiori ai 100.000 euro, anche se il prestito richiesto era inferiore a quella cifra. Il supporto del consulente finanziario è essenziale in operazioni di questo tipo.

In generale, oggi quasi il 10% del nostro monte pegni è composto da art lending. Ovviamente qui non si tratta di grandi numeri di operazioni, ma di grandi numeri in termine di valore.

Guardando ai prossimi anni, quale spazio pensa potrà ritagliarsi l’art lending all’interno del wealth management italiano?

Ritengo che l’art lending sia destinato a ritagliarsi uno spazio sempre più rilevante nel wealth management italiano, soprattutto in un Paese come il nostro, dove il patrimonio artistico privato è diffuso e spesso concentrato in collezioni di grande qualità. Con l’aumento della sofisticazione dei clienti e dei consulenti, penso che crescerà l’esigenza di soluzioni capaci di coniugare cultura, patrimonio e finanza in modo strutturato.

Credo che l’art lending non sarà più percepito come uno strumento di nicchia, ma come una componente evoluta della pianificazione patrimoniale, complementare agli altri strumenti alternativi già presenti nei portafogli HNWI.

Come Kruso Kapital, stiamo contribuendo a dare credibilità a questo mercato, che però necessita ancora di maggiore visibilità, abbiamo scelto di cambiare nome alla nostra casa d’aste, che si occupa di periziare le opere d’arte attribuendone il giusto valore, in Kruso Art per creare ancor più sinergia e correlazione.

Kruso Kapital è oggi una società italiana conosciuta a livello internazionale, con società controllate in Grecia e Portogallo, e un’alta visibilità anche grazie a operazioni di finanza strutturata in collaborazione con fondi esteri. La visibilità ci ha aiutato a guadagnare credibilità, anche perché siamo un punto di riferimento nel mondo del pawnbroking, ma con una struttura molto più complessa rispetto alle tradizionali società di pegno.

In quest’ottica, oltre all’attività strettamente finanziaria, portiamo avanti anche iniziative di promozione della cultura e dell’arte. Dal 27 marzo, ad esempio, saremo presenti con il nostro prodotto Art-Kredit, all’aeroporto di Orio al Serio, dove andremo a brandizzare un’area dedicata con i nostri materiali e con la presenza di figure professionali, che dialogheranno con i passeggeri per raccontare cosa facciamo. Sono attività che ci permettono di sostenere la cultura, avvicinare il pubblico al mondo dell’arte e, allo stesso tempo, far conoscere strumenti ancora poco noti – come l’art lending – ma molto utili in ottica di pianificazione patrimoniale.

È possibile tracciare un parallelismo tra l’attenzione crescente verso i private market e l’interesse per strumenti come l’art lending? L’arte come collaterale può essere letta come uno strumento “alternativo” con funzione di liquidità?

Assolutamente sì, anche perché stiamo vivendo in un periodo di cambiamenti nel mondo della finanza. Le piccole banche e gli intermediari stanno evolvendo, trasformandosi in family office o private equity.

Così come i private market rispondono all’esigenza di diversificazione e di accesso a fonti di rendimento e valore meno correlate ai mercati tradizionali, l’art lending intercetta una domanda di soluzioni alternative sul fronte della liquidità. L’arte, in questo senso, può essere letta come un collaterale “alternativo” ma altamente qualificato, un asset reale, storicamente resiliente, con dinamiche proprie e una funzione di riserva di valore che, se correttamente strutturata, può dialogare in modo virtuoso con il resto del portafoglio HNWI.

di Paola Ragno

Giornalista pubblicista e Senior Content Editor di We Wealth, è laureata in Mediazione linguistica e interculturale presso l’Università degli Studi di Bari. In We Wealth cura lo sviluppo di prodotti multimediali e redazionali, per l’online e il cartaceo. Nel passato ha lavorato e collaborato anche con Class CNBC.

Domande frequenti su Art lending, la liquidità nascosta nelle collezioni d’arte

Cos'è l'art lending e a chi si rivolge principalmente?

L'art lending è un meccanismo che permette di utilizzare opere d'arte come collaterale per ottenere liquidità. Si rivolge principalmente a HNWI (High-Net-Worth Individuals) con collezioni importanti che desiderano flessibilità patrimoniale.

In quali situazioni l'art lending può essere particolarmente utile nella pianificazione patrimoniale?

L'articolo suggerisce che l'art lending può rivelarsi decisivo in specifici 'snodi' della pianificazione patrimoniale, offrendo una leva di liquidità strategica quando necessario, senza specificare ulteriormente quali siano questi snodi.

Come viene percepito il valore dell'arte dagli investitori, secondo l'articolo?

Gli investitori percepiscono sempre più l'arte come un asset con valore, non solo estetico, ma anche come parte di un portafoglio diversificato, capace di bilanciare rendimento e stabilità.

Quali caratteristiche rendono l'arte un collaterale interessante?

L'arte, come collaterale, offre una dimensione tangibile, preserva il valore del capitale ed è decorrelata dai mercati tradizionali, fungendo da 'cuscinetto' finanziario per il proprietario.

L'art lending è paragonabile ad altri investimenti alternativi?

L'articolo suggerisce un parallelismo tra l'interesse crescente per i private market e l'art lending, vedendo l'arte come collaterale uno strumento 'alternativo' con funzione di liquidità.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

Non sai come far rendere di più la tua liquidità e accrescere il tuo patrimonio? Scrivici ed entra in contatto con l’advisor giusto per te!

Compila il form ed entra in contatto gratuitamente e senza impegno con l’advisor giusto per te grazie a YourAdvisor.

Articoli più letti

Ultime pubblicazioni

Magazine
Magazine N°90 – maggio 2026

Abbonati al magazine N°90 · Maggio 2026 · Mensile Influencer Magazine della Consulenza Patrimoniale Cover ...

Magazine N°89 – aprile 2026

We Wealth · Magazine N°89 Aprile 2026 Cover Story · Franklin Templeton pag. 24 L’infrastruttura ridisegna la finan...

Guide
Uno sfondo blu con un grande testo bianco che recita "2026 TOP 200 Advisor del Wealth" e un piccolo cerchio nero in basso con la scritta "WE wealth" in bianco.
Top 200 Advisor del Wealth – 2026
Copertina di una rivista intitolata "Auto Classiche" con un'auto sportiva d'epoca rossa su sfondo nero, con il sottotitolo "Collezionismo e Passione" e "Volume 2" in basso.
Auto classiche: collezionismo e passione
Dossier, Outlook e Speciali
Dossier aprile 2026
A man in a suit and tie on a magazine cover.
Outlook 2026 | We Wealth