Nel 2025, gli investitori si confrontano con un panorama geopolitico radicalmente mutato rispetto ai cicli passati. La seconda amministrazione Trump ha portato a un ritorno alla politica dei dazi che ha ridefinito le dinamiche macroeconomiche globali, mentre in Europa le incertezze politiche e regolamentari contribuiscono ad amplificare l’instabilità generale sui mercati. In questo contesto, la storica relazione anticiclica tra azioni e obbligazioni ha smesso di funzionare come previsto e con il movimento simultaneo delle due asset class sempre più frequente, il tradizionale approccio bilanciato potrebbe risultare obsoleto. Ne sono convinti gli esperti di Carmignac, secondo i quali ci troviamo in un’era in cui la gestione patrimoniale deve abbandonare le formule predefinite, puntando su una nuova asset allocation saldamente poggiata su agilità operativa, selezione attiva e strumenti flessibili. Vediamo perché.
Mercati disallineati, correlazioni saltate
Il 2025 ha confermato quanto già si era intravisto nei cicli economici precedenti: la correlazione tra asset tradizionalmente decorrelati, come azioni e obbligazioni, è diventata instabile e talvolta addirittura positiva.
“Con l’annuncio dei dazi da parte del presidente Trump nel cosiddetto ‘Liberation Day’ – spiegano gli esperti della casa di gestione fondata da Edouard Carmignac – si è assistito a una fase in cui inizialmente le obbligazioni hanno protetto i portafogli dal calo delle azioni, ma subito dopo le due asset class hanno iniziato a muoversi in tandem. Questa nuova realtà ha mandato in crisi uno dei fondamenti dell’asset allocation tradizionale e obbliga a ripensare completamente le logiche di diversificazione. Non solo: in un contesto di volatilità diffusa, la stabilità delle performance non può più essere affidata a semplici relazioni storiche tra strumenti. Serve una strategia in grado di adattarsi continuamente ai cambiamenti e di operare su molteplici fronti”.
Stati Uniti, Europa ed EM: il nuovo triangolo strategico
L’incertezza generata dalla politica commerciale USA ha prodotto un effetto domino sul mercato valutario, con un biglietto verde più debole e una conseguente rinnovata attrattività dell’euro come valuta di riserva.
“La risposta strategica – commentano gli specialisti della casa di gestione parigina – è stata un graduale spostamento dell’esposizione fuori dagli Stati Uniti, con una maggiore allocazione su Europa e mercati emergenti che presentano valutazioni più attrattive. Tuttavia, i gestori hanno evidenziato un’importante distinzione: la sede geografica delle società non è più sufficiente per determinare l’effettiva esposizione economica di un titolo. Alcune delle migliori opportunità di crescita risiedono ancora negli Stati Uniti, grazie alla cultura dell’innovazione e a investimenti titanici nel digitale. Basti pensare ai 330 miliardi di dollari che i big tech intendono investire entro il 2025 o al progetto Stargate, destinato a rivoluzionare l’infrastruttura cloud con un budget di 500 miliardi”.
Asset class e strategie settoriali: la ricerca dell’equilibrio
Sul fronte obbligazionario, la gestione attiva si manifesta nella selettività. Mentre negli Stati Uniti pesa il rischio di un’inflazione più persistente del previsto, in Europa si osserva il potenziale per una crescita sottovalutata.
“In entrambi i casi – osservano gli esperti di Carmignac – l’uso di titoli legati all’inflazione rappresenta una difesa cruciale. Parallelamente, il debito sovrano dell’America Latina rappresenta un’area di opportunità grazie alla combinazione di rendimenti reali interessanti e fondamentali macro più solidi“.
A livello settoriale, l’approccio si biforca tra azioni e credito. Tra le azioni, si conferma il favore verso titoli di crescita profittevole, ma con attenzione alle valutazioni, in particolare nel comparto tech.
“Emergono settori industriali come l’elettrificazione e l’automazione, mentre le banche dei paesi emergenti offrono prospettive più interessanti rispetto a quelle dei paesi sviluppati, penalizzate da regolamentazione eccessiva e rischi recessivi. Sul fronte del credito, il portafoglio include posizioni in aziende energetiche e finanziarie con elevata liquidità e capacità di assorbire shock inflazionistici”.
Oltre la correlazione: l’età dell’agilità
in un contesto in cui la correlazione tra asset è ormai instabile la gestione attiva torna centrale e i portafogli devono essere pensato per affrontare l’imprevisto.
“Ridurre la duration quando i tassi lunghi crescono, proteggere il portafoglio con opzioni nei momenti di bassa volatilità e mantenere riserve strategiche in asset rifugio come oro e yen – spiegano gli esperti della casa di gestione parigina – sono le leve fondamentali per affrontare il nuovo ciclo. La preferenza resta per le azioni, ma con l’intelligenza di cogliere le discontinuità nel sentiment per ricalibrare rapidamente le esposizioni. In questo scenario, Europa e mercati emergenti si propongono come aree ad alto potenziale, grazie a valutazioni depresse e fondamentali in miglioramento. La diversificazione non è più sinonimo di dispersione ma di robustezza operativa, dove ogni scelta ha un razionale ben ponderato”.
Carmignac Patrimoine: una risposta flessibile alle sfide globali
A fronte di queste nuove dinamiche, i gestori che adottano una visione macro consapevole e strumenti di intervento flessibili hanno dimostrato un vantaggio competitivo.
“L’approccio adottato da Carmignac Patrimoine ad esempio – spiegano gli specialisti di Carmignac – integra visione macroeconomica, selezione tematica e utilizzo attivo di derivati per modulare rapidamente l’esposizione. Il posizionamento strategico del fondo ha puntato sullo scetticismo verso l’eccessivo ottimismo degli investitori nei confronti dell’economia americana. Il risultato è stata una significativa sovraperformance rispetto al benchmark. La diversificazione si è realizzata attraverso una combinazione di esposizione all’oro, strategie obbligazionarie legate all’inflazione, coperture azionarie e selezione di titoli tecnologici ad alta capitalizzazione, con particolare attenzione al bilanciamento tra rischio e rendimento in contesti geopolitici fluidi”.
Visione, risultati e struttura
Carmignac Patrimoine si conferma un riferimento tra le strategie multi-asset globali. Dall’inizio del 2025 ha registrato un rendimento del +5,5%, collocandosi nel primo decile della sua categoria Morningstar per rendimento da inizio anno, e nel primo quartile su base triennale.
“Il fondo è classificato SFDR Articolo 8 – concludono gli esperti di Carmignac – con un livello di rischio pari a 3 su 7, e un orizzonte minimo consigliato di tre anni. Il benchmark è composto da 40% MSCI AC World NR, 40% ICE BofA Global Government e 20% €STR Capitalizzato, ribilanciato trimestralmente. I costi di gestione annuali ammontano all’1,50%, a cui si aggiunge una commissione di performance fino al 20% della sovraperformance, oltre a costi di transazione stimati allo 0,79% annuo. Il fondo adotta una politica di gestione trasparente e flessibile, con una gamma di strumenti che include derivati, coperture e investimenti alternativi, sempre finalizzati alla costruzione di valore coerente con l’obiettivo di conservazione e crescita del capitale nel lungo periodo”.
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