AI e obbligazioni: gestire i rischi con la diversificazione

AI e obbligazioni: gestire i rischi con la diversificazione

I timori legati alla disruption dell’AI sono giustificati nel breve e lungo termine? E come gestire i rischi attraverso la componente obbligazionaria? La diversificazione rimane l’elemento centrale

L’AI è decisamente quella che si può definire un’innovazione disruptive. Questo ha fatto sì che si diffondessero timori legati in primis al settore software: gli agenti autonomi, infatti, sono sempre più capaci di eseguire compiti all’interno delle applicazioni aziendali, minacciando il tradizionale modello di abbonamento per postazione offerto da molti provider di software.

Tuttavia, secondo gli esperti di Janus Henderson Investors – i Portfolio Manager John P. Kerschner e Denis Struc, e John Baumgardner, Associate Portfolio Manager – è importante distinguere tra i rischi nel breve e nel lungo periodo. A tal proposito, nella loro analisi sui rischi legati all’AI, partono da un’affermazione dell’autore e consulente Geoffrey Moore: L’equivoco più comune in merito alle innovazioni disruptive è sovrastimarne l’impatto nel breve termine e sottostimarlo nel lungo termine.

Secondo gli esperti, dunque, il clamore mediatico riguardo ai finanziamenti nel settore software potrebbe essere esagerato nel breve termine, ma gli effetti sono da monitorare nel lungo periodo. In questo contesto, il suggerimento è di costruire un portafoglio la cui allocazione obbligazionaria sia ben diversificata, in cui i CLO mantengono un ruolo strategico rilevante.

CLO: perché richiedono un’analisi approfondita

Molte società software si finanziano più attraverso debito “alternativo” o leveraged che tramite normali obbligazioni corporate: questo implica che l’esposizione tecnologica e software dei prestiti con leva e delle obbligazioni garantite da collaterale (CLO) sia piuttosto elevata. Di fronte a ciò, gli investitori potrebbero essere portati a evitare del tutto queste asset class.

Tuttavia, secondo gli esperti, potrebbe trattarsi di un’eccessiva generalizzazione, anche controproducente: infatti non tutte le società tecnologiche sono esposte allo stesso modo alla disruption dell’AI. Occorre fare un’analisi approfondita, capire quali aziende sono davvero vulnerabili all’AI e valutare la qualità del credito.

Gli esperti illustrano, in tal senso, il loro metodo caratterizzato da tre step: isolare e quantificare il rischio, mitigare il rischio attraverso la gestione attiva e selezionare gli strumenti ritenuti in grado di offrire una protezione strutturale.

1. Isolare e quantificare il rischio

Secondo i dati al 30 giugno di Janus Henderson Investors, solo l’11% dei prestiti CLO statunitensi e il 9% dei prestiti CLO europei sono esposti alla disruption dell’AI – circa la metà dell’esposizione tecnologica generale.

Non solo: suddividendo i prestiti in profili di rischio sulla base dei dati di prezzo in tempo reale risulta che solo il 3% dell’indice rappresenta la porzione in cui è concentrato il vero rischio.

2. Mitigare il rischio attraverso la gestione attiva

L’obiettivo del team di Janus Henderson è mitigare il rischio attraverso la valutazione del profilo di scadenza dei prestiti e l’individuazione delle variazioni nell’esposizione diretta all’AI per singola operazione CLO.

La valutazione delle scadenze è importante perché se un prestito scade troppo presto per un emittente che affronta un’incertezza strutturale dei ricavi, l’emittente stesso potrebbe essere costretto a rifinanziarlo a spread più ampi o a non rifinanziarlo affatto.

Secondo i dati al 30 giugno, negli Usa i prestiti tecnologici in difficoltà con scadenza entro tre anni rappresentano solo l’1,4% dell’universo dei prestiti, in Europa solo lo 0,7%. Nessun prestito tecnologico in difficoltà scade entro un anno.

Per quanto riguarda l’esposizione all’AI, dall’analisi di 2.750 transazioni CLO nei mercati statunitense ed europeo è emerso che l’esposizione ai prestiti tecnologici in sofferenza varia in modo significativo a seconda dell’operazione e del gestore.

3. Selezionare gli strumenti di investimento ritenuti in grado di offrire una protezione strutturale

Infine, secondo gli esperti, gli investitori che cercano esposizione a tasso variabile dovrebbero considerare i CLO rispetto ai prestiti con leva. Questo a causa delle protezioni strutturali – i CLO utilizzano una struttura a cascata in cui le perdite sui prestiti colpiscono prima la tranche equity e solo alla fine le tranche BBB, A, AA e AAA – e della possibilità di selezionare il livello di rischio di credito. A tal proposito gli esperti privilegiano le tranche AAA con massima protezione strutturale.

Per concludere

Secondo gli esperti, l’esposizione alle obbligazioni a tasso variabile rimane una componente essenziale all’interno di un’allocazione obbligazionaria diversificata, con i CLO che mantengono un ruolo strategico grazie agli elevati rating di credito, alle protezioni strutturali e alla resilienza storica.

In questo senso, la metodologia che prevede l’analisi dei singoli prestiti, la selezione attiva e l’orientamento verso le tranche CLO con rating più elevato rimane l’approccio preferito dal team di gestione di Janus Henderson Investors.

Ritratto in bianco e nero di una giovane donna con lunghi capelli scuri, che indossa un blazer su un top scuro, sorride leggermente e guarda l'obiettivo, su uno sfondo chiaro.

di Giulia Morena

Giornalista multimediale di We Wealth, è laureata in Management per l’Impresa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

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