Giada Zhang: un’italo-cinese alla conquista dell’Europa (con i noodles)

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Giada Zhang, fondatrice di Women in finance e ceo di Mulan Group, racconta la sua storia di successo, che l’ha portata a essere scelta da Forbes tra i 30 italiani under 30 più influenti d’Europa. “La mia forza è stata la diversità”, dice a We Wealth. “Non solo quella di genere”

Women in finance è un’associazione dell’Università Bocconi che supporta le giovani donne che intendono intraprendere un percorso nel mondo (maschile) della finanza

Giada Zhang: “Essere un bravo manager significa saper innovare in modo veloce e nei momenti giusti. Ma anche vedere nella diversità una risorsa da cui partire”

La diversità, non solo di genere, può essere un’arma a doppio taglio. Per una giovane manager e imprenditrice di origini asiatiche come Giada Zhang, che all’età di dieci anni era in grado di parlare fluentemente quattro lingue, le ombre non sono mancate. Ma ha continuato a esplorare e ad “assorbire come una spugna”, racconta, fino a quando non ha compreso quanto quella diversità rappresentasse una ricchezza. Non solo per sé stessa, ma anche per chi la circondava. Inserita tra gli italiani under 30 più influenti in Europa dalla rivista Forbes, oggi è founder e ceo di Mulan Group, società che rifornisce di piatti pronti orientali supermercati e ristoranti in tutta Italia. Ma anche fondatrice dell’associazione Women in finance dell’Università Bocconi.
Il background internazionale che l’ha caratterizzata fin da piccola, spiega l’imprenditrice, le ha permesso di osservare il mondo con occhi diversi, catturando e facendo propri i punti di forza di ciascuna cultura. La svolta ai tempi delle superiori, quando durante un’esperienza a New York ha riscoperto le proprie origini trasformandole in una ricchezza. “Sono tornata con la voglia di spingere sempre di più su questo asset. Ho studiato economia in lingua inglese alla Bocconi di Milano, viaggiando da Shanghai a Londra. Ma dopo un’esperienza in McKinsey, ho compreso che il mondo aziendale, vedere il prodotto e i processi, e creare qualcosa da zero, era veramente la mia strada”, racconta. Da lì, l’idea di Mulan. “Tutto è nato dal desiderio di poter in qualche modo fare leva sulla diversità che mi caratterizzava, sulla combo italiana-cinese. E non c’era modo migliore di farlo che con il cibo. Siamo partiti da un punto vendita di un supermercato di Cremona e nell’arco di un paio di mesi siamo riusciti a coprire l’intera Lombardia, per poi arrivare in tutta Italia. Recentemente abbiamo fatto il nostro ingresso anche in Germania e, nei prossimi mesi, sbarcheremo anche in Europa”. L’azienda oggi utilizza materia prima al 95% italiana, reperendo all’estero solo prodotti come il bambù e la salsa di soia. Nel primo trimestre del 2021 ha registrato una crescita del 120% rispetto allo scorso anno, “in un momento in cui fare impresa non è per nulla facile”, ammette Zhang.

Dopo aver lavorato per anni con i canali classici della grande distribuzione, Mulan Group ha lanciato nel pieno del primo lockdown un nuovo canale di direct to consumer con box in grado di portare l’esperienza asiatica nelle case degli italiani (un business che oggi pesa il 7% del volume totale). “Essere un bravo manager significa saper innovare in modo veloce e nei momenti giusti”, spiega la founder. Ma un bravo manager, aggiunge, è anche “colui che, come un direttore d’orchestra, riesce a unire tutti gli strumenti e a permettere che i musicisti suonino allo stesso ritmo e la stessa armonia. È quello che cerchiamo di fare in azienda ogni giorno, tentando di unire tutte le persone del team, tirando fuori la parte migliore di loro e facendo in modo che vadano tutti verso la stessa direzione e la stessa mission aziendale”.

Senza dimenticare, poi, la costante della diversità. “La parità di genere mi è sempre stata molto a cuore, un po’ perché vengo da questa famiglia di origini asiatiche dove spesso la figura femminile è meno importante rispetto a quella maschile, un po’ perché ho sempre dovuto scontrarmi con una società che, soprattutto nel settore finanziario, non lascia spazio alle donne”, racconta. “Women in finance è un’associazione che supporta le ragazze con il miglior potenziale in Italia che intendono intraprendere un percorso in questo settore. Dà loro una spinta in più (che spesso può essere anche solo un po’ di fiducia in sé stesse) ma anche strumenti di formazione e, soprattutto, occasioni di community e network. Ogni mese organizziamo un pranzo con una top manager della finanza per ispirare le nuove generazioni”. Ma cosa consigliare oggi a una giovane donna agli albori della propria carriera? “Le direi che non importa l’azienda per cui lavora e non importa il settore, ma quello che conta è che, quando inizierà, dovrà assolutamente avere accanto un capo, un manager o un supervisore che possa fare la differenza. All’inizio siamo tutte delle spugne vuote e da riempire, e quello che assorbiamo è fondamentale, perché andrà a formare quello che saremo professionalmente un giorno. È questo quello che differenzia le manager di successo: le persone di cui si sono circondate, che hanno insegnato loro qualcosa e che le hanno accompagnate lungo il loro percorso di crescita”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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