Cina: le implicazioni per gli investitori del nuovo paradigma politico

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Le politiche economiche della Cina si stanno trasformando radicalmente e ciò ha prodotto significative ricadute su spirito imprenditoriale, sentiment dei consumatori e rendimenti azionari. Cosa comporta in termini di prospettive d’investimento?

Da un Paese povero e rurale a una delle economie più importanti del mondo in circa trent’anni. Questa la storia della Cina. Negli ultimi 25 anni il Dragone è riuscito a portare sulle sue ali una forte crescita del prodotto interno lordo pro capite, passando da 1.909,62 dollari nel 1998 a 11.560,33 dollari a fine 2022, stando ai dati di Trading Economics. Questa crescita è stata favorita da una economia solida grazie anche a ingenti investimenti in beni strumentali e infrastrutture che avevano lo scopo di incentivare l’intensificazione di capitale.

Ma con questa enorme e rapida crescita, sono venute a galla anche conseguenze negative.

“Nuove significative sfide sono sorte in questo periodo, compresi uno squilibrio e un’eccessiva concentrazione della ricchezza, la nascita di conglomerati monopolistici e un indebitamento eccessivo, soprattutto a livello di imprese e governo locale”, spiega Jean-Louis Nakamura, Head of Vontobel Convintion Equities Boutique. Contemporaneamente, la popolazione cinese è invecchiata molto rapidamente, rallentando così ulteriormente la potenziale crescita del Pil.

Trovare un equilibrio continuando a crescere

Già nel 2017, all’inizio del suo secondo mandato, Xi Jinping aveva reso chiara la necessità di un cambio di paradigma, cambiando le priorità per assicurare uno sviluppo forte e a lungo termine della Cina. L’idea era quella di “passare da una apertura conforme e senza controllo a una nuova incentrata sull’eliminazione degli squilibri dello sviluppo – una risposta ad alcune delle sfide precedentemente menzionate, che ha introdotto il concetto di prosperità comune”, ha riassunto Nakamura. Eppure sono stati necessari almeno altri tre anni per passare dalla teoria alla pratica: dopo lo scoppio della pandemia, la drammatica decisione di chiudere completamente alcune delle più importanti città del Paese per evitare l’espansione dei contagi, non ha fatto altro che bloccare ulteriormente la crescita, deteriorando la situazione interna.

Quest’anno, la riapertura non ha portato il rimbalzo economico che molti avevano pronosticato. I dati economici deludenti di agosto, accompagnati da un ulteriore indebolimento del settore immobiliare e del crollo della fiducia dei consumatori, hanno portato alla luce costi economici e sociali ormai troppo evidenti, dando così il via a una serie di mosse politiche allineate con l’obiettivo di sostenere l’economia, stimolando il mercato azionario e il settore immobiliare, comparto che da solo regge il 20% del Pil cinese. Per farlo, già da questa estate Pechino ha iniziato a tagliare i tassi di interesse e, a partire dal 28 agosto, sono state ridotte le imposte di bollo sulle negoziazioni in azioni del 50%.
Questo dovrebbe essere un segnale chiaro del fatto che il governo stesso si sta rendendo conto che la situazione è problematica e un cambiamento è necessario per superare la dinamica deflazionistica in atto nei settori chiave dell’economia, eppure Xi Jinping non sembra ancora pronto ad adottare la politica del “whaterver it takes”, che aveva rinforzato il mercato dopo la crisi del 2008.

Per molti economisti queste misure sono ancora molto lontane dalle politiche radicali necessarie per far uscire l’economia cinese dall’attuale trend deflazionistico. Eppure, l’esperto sottolinea che “poiché non prevediamo un tracollo a breve termine della situazione interna della Cina, probabilmente alcuni dati economici che hanno registrato un peggioramento estremamente rapido negli ultimi mesi si stabilizzeranno o addirittura miglioreranno nel prossimo futuro”. Vi è solo un caso che potrebbe determinare una politica molto più rigida da parte delle autorità, ovvero un rischio effettivo di destabilizzazione sociale, che però sembra, al momento, improbabile.

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Il futuro della Cina sarà dentro o fuori dai portafogli?

Le politiche economiche cinesi si stanno trasformando, gli investitori che decidono di rimanere in questo mercato devono capire, accettare e adeguarsi a questo nuovo paradigma e Vontobel ha selezionato le quattro principali implicazioni di questo cambiamento:

1. Il rallentamento secolare della crescita potenziale della Cina che continuerà

Secondo le previsioni di Bloomberg già nei prossimi anni la crescita cinese rallenterà, passando dall’attuale 3,5% a un 1% entro il 2050. Inoltre, a fronte di una maggiore influenza dei consumi domestici, il ciclo economico del Dragone potrebbe diventare sempre più isolato dal resto del mondo.

2. La crescita più bassa dipende da tassi disomogenei tra settori e tematiche

“A nostro avviso, i settori tradizionali ad alto impiego di capitale e/o fortemente indebitati, come quello energetico e immobiliare, saranno dominati da società pubbliche o semipubbliche con strategie di crescita molto meno aggressive, mentre le società private di settori favoriti dal 14° Piano Quinquennale della Repubblica Popolare Cinese – come quello green e dell’intelligenza artificiale – probabilmente beneficeranno di uno straordinario aumento delle vendite”.

3. Il reshoring non è un problema grave

La nascita di nuovi campioni nell’ambito della robotizzazione, 6G, IoE, green tech e veicoli elettrici aiuterà la Cina a rafforzare il suo mercato, inoltre è previsto un forte apprezzamento per i brand locali, avvicinandosi sempre di più alle necessita dei consumatori.

4. La concentrazione sarà il risultato di economie di scala geografica

I monopoli saranno accettabili unicamente in alcuni settori sostenuti da Pechino, ma saranno esposti al rischio costante di nuove normative. Per il resto, il mercato sarà più aperto, con lo sviluppo di aziende regionali.

Insomma, nonostante le incertezze di questo momento, la Cina continuerà a fare da casa a molte società leader a livello mondiale nella transizione verso l’AI e quella sostenibile. “I premi di crescita non risiederanno più nel beta del mercato, ma potranno essere individuati nella capacità di selezionare i futuri vincitori, nel settore economico giusto e con una posizione che potrebbe fornire protezione da interferenze politiche imprevedibili”, spiega Nakamura. Non ci sono dubbi sul fatto che i futuri vincitori saranno quelli sostenuti dalle politiche del Partito Comunista Cinese, mentre altri settori subiranno interferenze dal governo. Se gli investitori saranno in grado di selezionare queste società vincenti, allora puntare sul Dragone potrebbe risultare addirittura più remunerativo che nel passato, grazie a una minore volatilità e una più alta diversificazione.

di Matilde Sperlinga

Giornalista, in We Wealth si occupa di mercati, con un focus su geopolitica e venture capital. Laureata in Scienze Politiche e Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Domande frequenti su Cina: le implicazioni per gli investitori del nuovo paradigma politico

Qual è stato il periodo di tempo in cui la Cina si è trasformata da un Paese povero a una delle economie più importanti?

La Cina ha compiuto questa significativa trasformazione in circa trent'anni, passando da una nazione povera e rurale a una delle economie più rilevanti a livello mondiale. Questo periodo ha segnato una rapida evoluzione economica e sociale.

Come è cresciuto il prodotto interno lordo pro capite della Cina negli ultimi anni?

Negli ultimi 25 anni, il PIL pro capite della Cina ha registrato una forte crescita, passando da 1.909,62 dollari nel 1998 a 11.560,33 dollari alla fine del 2022. Questi dati, forniti da Trading Economics, evidenziano un notevole incremento del benessere economico individuale.

Quali fattori hanno contribuito alla solida crescita economica della Cina?

La solida crescita economica della Cina è stata favorita da ingenti investimenti in beni strumentali e infrastrutture. Questi investimenti hanno giocato un ruolo cruciale nel sostenere l'espansione del prodotto interno lordo pro capite e la trasformazione del Paese.

Da quale fonte provengono i dati sul PIL pro capite della Cina menzionati nell'articolo?

I dati relativi al prodotto interno lordo pro capite della Cina, che mostrano la crescita dal 1998 al 2022, provengono da Trading Economics. Questa fonte è stata utilizzata per quantificare l'evoluzione economica del Paese.

Qual è l'interrogativo principale che l'articolo pone agli investitori riguardo alla Cina?

L'articolo solleva la questione se il futuro della Cina debba essere 'dentro o fuori dai portafogli' degli investitori, suggerendo una riflessione sulle implicazioni del nuovo paradigma politico. L'obiettivo è trovare un equilibrio tra la crescita continua e le decisioni di investimento.

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