Energie pulite, in Borsa si sgonfia la bolla verde: -28% da gennaio

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Il crollo del 2023 riporta l’indice S&P Global Clean Energy sotto la media del mercato Usa anche nel confronto a 5 anni, vanificando il boom Esg

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Dopo il ritorno di fiamma dei titoli energetici nel 2022, nemmeno quest’anno è stato particolarmente brillante per le società più associate all’investimento Esg, quelle attive nelle energie pulite come solare ed eolico. Da inizio anno al 5 dicembre 2023 l’indice settoriale S&P Global Clean Energy, che contiene i principali attori globali nell’ambito delle clean tech come First Solar e Vestas Wind Systems, è in ribasso di un clamoroso 28,16%: un ritardo di circa 47 punti rispetto all’indice di riferimento S&P 500, che nello stesso periodo ha realizzato una performance vicina al 19%.

I principali fondi Esg per asset in gestione non mostrano un divario altrettanto notevole, ma la loro salsa segreta è presto rivelata: fra le principali azioni in portafoglio ci sono titoli non strettamente legati alla transizione energetica, bensì molte delle big tech che nel 2023, hanno spiccato il volo. E' questo il caso, ad esempio, del primo Etf Esg per masse gestite negli Stati Uniti, iShares Msci Usa Sri Ucits Etf, che vede in Microsoft e Tesla (due delle "magnifiche 7") le due principali azioni in portafoglio con un peso complessivo superiore al 9%.

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Rotolando verso Sud

Per chi avesse deciso di investire in modo più convinto sulle protagoniste della transizione energetica, il responso del mercato è attualmente molto severo. Complice il declino di quest'anno, il confronto con l'S&P 500 total return (al lordo dei dividendi) diventa perdente per le energie pulite anche su orizzonti medio-lunghi

Chi avesse investito sull'indice S&P Global Clean Energy (utilizzato come riferimento, ad esempio, per l'Etf iShares omonimo) tre anni fa si troverebbe attualmente in rosso vicino al 35% al lordo dei dividendi, mentre l'S&P 500 total return nello stesso periodo è avanzato quasi del 30% -- il che si traduce in una sottoperformance orrorifica di circa 65 punti percentuali.

Chi invece fosse salito a bordo del treno cleantech agli inizi della corsa, cinque anni fa, avrebbe limitato i danni. Ma, anche in questo caso, non avrebbe battuto l'indice S&P 500 TR, che ha generato un ritorno complessivo più elevato di circa 10 punti percentuali.

Investire con la testa, prima che con il cuore

Secondo l'editorialista del Wall Street Journal, James Mackintosh, il percorso delle azioni più green nell'ultimo anno è un clamoroso avvertimento alla crescente tendenza (in particolare fra i giovani) dell'investimento influenzato da convinzioni politiche o comunque ideali. "Le aziende che piacciono alla sinistra o alla destra possono essere buoni o cattivi investimenti... ma ciò che conta è la loro capacità di fare soldi e quanto sono valutate [dal mercato]", ha scritto Mackintosh il 5 dicembre, "questo aspetto è stato ribadito dagli investitori attenti all'ambiente nell'ultimo anno, dacché un crollo simultaneo di tutto ciò che ha credenziali ecologiche ha schiacciato l'idea di fare soldi facendo del bene".

Fra i principali punti deboli delle società cleantech c'è la forte dipendenza dal debito, il cui costo è salito enormemente con la risalita dei tassi d'interesse del 2022-2023. Non solo i progetti delle società green vengono finanziati tramite debito, ma anche gli acquisti di pannelli solari o delle auto elettriche vengono effettuati tramite leasing sensibili ai tassi esponendo il settore anche al rischio tassi se si considera la domanda per i rispettivi prodotti. 

Di conseguenza, in attesa di un rientro dei tassi d'interesse nel 2024 le società attive nelle energie pulite potrebbero tornare a registrare performance positive. Carlo De Luca, capo dell'asset management di Gamma capital markets, è fra i gestori rialzisti per il prossimo anno sulle società attive su solare ed eolico, complici le forti correzioni osservate finora sul comparto. Fra i titoli green che De Luca vede ben posizionati nel 2024 figurano, nel solare, Enphase, Sunrun, First Solar e Sunnova, mentre per gli altri settori i titolo Ao Smith, Eaton, Schneider.  

Queste considerazioni rientrano in una visione generalmente positiva per le azioni growth e, è bene ricordarlo, non hanno nulla a che fare con l'idea di "guadagnare facendo del bene".

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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