Donazioni dirette e indirette: cosa cambia nella divisione dell’eredità

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Donazione modale: di cosa si tratta, casi pratici e aspetti fiscali

Donazione diretta e donazione indiretta soggiacciono a regole diverse: mentre in riferimento alla prima è sufficiente, ai fini della collazione, la sola domanda di divisione, per la seconda, l’accertamento pregiudiziale della stessa è imprescindibile a tal fine

Indice

Trust di famiglia e successione: il caso esaminato dalla Corte d’Appello

Con la sentenza n. 211 dell’11 marzo 2026, la Corte di Appello di Brescia, sez. I civile, è intervenuta a chiarire i rapporti tra riunione fittizia, collazione e liberalità indiretta, partendo da una vicenda successoria dipanatasi intorno ad un trust di famiglia.  

Il principio affermato nella pronuncia in esame è chiaro: per la donazione diretta si ritengono sufficienti la domanda di divisione e la menzione, in essa, dell’esistenza di determinati beni, facenti parte dell’asse ereditario da ricostruire, quali oggetto di pregressa donazione; quanto alla donazione indiretta, la domanda di accertamento relativa all’esistenza della stessa risulta pregiudiziale all’obbligo di collazione.

La vicenda: il trust, la rinuncia della vedova e le donazioni agli eredi

La vicenda trae origine dal conferimento in trust, nel 2011, da parte di un imprenditore, del 63,52 per cento delle quote della società di famiglia. L’imprenditore aveva assegnato la gestione esclusiva a carico del trustee, nominato nella persona del medesimo. A seguito del suo decesso, avvenuto l’anno successivo, la moglie era subentrata nella gestione.

Successivamente, nel 2017, la moglie del de cuius, con il dichiarato intento di dirimere i dissidi e i contrasti sorti tra figli e nipoti, aveva sottoscritto una lettera di intenti, rinunciando alla partecipazione e ai propri diritti sulle quote della società e del trust, in favore degli altri eredi.

Poco dopo il trust era stato sciolto e le quote erano state trasferite ai discendenti, i quali – secondo la tesi del figlio appellato – avevano proceduto alla divisione dei beni con atti inter vivos. Contestualmente, la vedova aveva donato agli eredi, con atto notarile, anche la propria partecipazione diretta, pari al 10,22 per cento.

A seguito del decesso della vedova, aperta la successione, la figlia aveva chiesto la divisione e che nell’asse ereditario venissero computate:

  • la donazione diretta del 10,22 per cento, per un valore corrispondente a euro 899.360;
  • la donazione indiretta, corrispondente ad un terzo dei beni del trust oggetto di rinuncia, da parte della madre, per un valore stimato in euro 2.118.525.

Il Tribunale adito in primo grado ha escluso dal computo entrambe le donazioni, sia quella diretta che quella indiretta. Il Giudice, pur riconoscendo nella rinuncia (della madre, a far valere l’inefficacia di quanto trasferito al trustee dal marito premorto) una forma di donazione indiretta, in quanto finalizzata a favorire i figli, l’ha, comunque, valutata priva di rilievo, sulla considerazione che nessun erede avesse dedotto una lesione della propria quota di riserva.

Riunione fittizia e collazione: quali sono le differenze?

La decisione è stata parzialmente modificata in grado di appello. Con la sentenza in commento, infatti, la Corte di Appello di Brescia ha disposto l’accoglimento del gravame limitatamente alla donazione diretta, osservando come il giudice di prime cure avesse sovrapposto, erroneamente, la collazione (che è un istituto preordinato alla formazione della massa da dividere tra i coeredi per garantire parità di trattamento) con la riunione fittizia che, notoriamente, è finalizzata alla tutela del legittimario leso.

Riunione fittizia e collazione: funzione e disciplina

Si parte da una distinzione tra i due istituti, rammentando che la riunione fittizia (declinata dall’art. 556 c.c.) è funzionale a determinare la quota disponibile e quella di riserva e assume rilievo solo ove venga in contestazione un’eventuale lesione della legittima.

Diversamente, la collazione (art. 737 c.c.) obbliga gli eredi (i figli, i loro discendenti e il coniuge del de cuius) a conferire ai coeredi quanto ricevuto dal defunto per donazione “direttamente o indirettamente”. Trattasi, dunque, di uno strumento giuridico volto alla formazione della massa ereditaria da dividere, al fine di garantire l’equilibrio e la parità di trattamento tra i vari condividenti, così da non alterare il rapporto di valore tra le varie quote e da assicurare a ciascuno degli eredi la possibilità di ricevere una quantità di beni proporzionata alla propria quota.

Donazioni dirette: quando scatta l’obbligo di collazione

Riagganciandosi ai principi espressi dalla giurisprudenza di legittimità, la Corte di Appello ha, inoltre, ricordato che per le donazioni dirette l’obbligo di collazione opera automaticamente, con la sola domanda di scioglimento della comunione ereditaria. Né può desumersi una dispensa tacita dall’attribuzione della quota disponibile a uno degli eredi: la dispensa deve essere espressa.

Donazione indiretta: quando è necessario l’accertamento prima della collazione?

Diverso è il caso della donazione indiretta. In tali ipotesi, la domanda di accertamento dell’esistenza di una donazione indiretta deve ritenersi pregiudiziale rispetto all’obbligo di collazione (Cass. n. 19833 del 2019).

Ebbene, nel caso in esame, la madre non aveva mai agito giudizialmente, nella successione del defunto marito, per ottenere l’accertamento dell’esistenza della ritenuta donazione indiretta, operata dallo stesso in favore dei figli, mediante il conferimento di beni nel trust di famiglia. Né la stessa aveva lamentato la lesione della quota di legittima ad essa spettante.

Pertanto, non risultava accertato se e in quale misura i beni conferiti potessero spettarle, con conseguente irrilevanza ai fini della determinazione del relictum.

La conseguenza pratica che se ne trae, secondo la Corte, è netta: la rinuncia non poteva essere qualificata, in via automatica, alla stregua di un atto di liberalità. Piuttosto, secondo la Corte, tale rinuncia assumerebbe “i contorni di un atto transattivo o di definizione di rapporti patrimoniali complessi sorti dalla successione del marito”.

Né rileva, in senso contrario, il richiamo (operato dalla figlia appellante) all’ordinanza della Corte di Cassazione n. 23036 del 2023, in quanto imperniata su un’azione di riduzione. Nel caso in esame la domanda è stata, infatti, circoscritta alla divisione che, notoriamente, presuppone un asse ereditario già definito.

Collazione e liberalità indirette: le criticità della sentenza

Le argomentazioni esposte nella sentenza in menzione, si segnala, denotano due passaggi non del tutto lineari.

L’oggetto dell’accertamento e il richiamo alla successione del padre

Il primo riguarda l’oggetto dell’accertamento. Il principio della Cassazione invocato richiede che sia accertata la liberalità da collazionare: quindi, nel caso in esame, la rinuncia della madre, che la figlia chiedeva appunto di qualificare come donazione indiretta. La Corte dà invece peso decisivo a un accertamento mai chiesto in un’altra successione, quella del padre.

Il tema della lesione della legittima

Il secondo riguarda la legittima. Nel confermare l’esclusione dei beni del trust, la Corte richiama il rilievo del Tribunale secondo cui “non era stata dedotta alcuna lesione delle quote di riserva”: lo stesso argomento censurato poche righe prima. Il fondamento della decisione resta, comunque, la qualificazione della rinuncia come atto transattivo. Sul punto i due giudici hanno letto il medesimo documento in modo opposto: donazione indiretta per il Tribunale, definizione di rapporti patrimoniali per la Corte.

Successione e donazioni: le indicazioni operative per gli eredi

Sotto il profilo operativo, la pronuncia offre, invece, alcune indicazioni. Gli accordi con cui si compongono i conflitti familiari dovrebbero esplicitare la natura dell’attribuzione, transattiva o liberale, perché da essa dipende il suo rilievo nelle successioni future. La dispensa dalla collazione, se voluta, è bene che sia espressa nel testamento, e opera nei limiti della quota disponibile. E chi intende far valere una liberalità indiretta deve chiederne espressamente l’accertamento, senza confidare nella sola domanda di divisione.

Domande frequenti su Donazioni dirette e indirette: cosa cambia nella divisione dell’eredità

Qual è il principio chiave affermato dalla Corte d'Appello di Brescia nella sentenza n. 211 dell'11 marzo 2026 riguardo alle donazioni dirette?

La sentenza chiarisce che per la donazione diretta, la domanda di divisione e la sua menzione sono considerate sufficienti. Questo principio si applica nel contesto di una vicenda successoria legata a un trust di famiglia.

Cosa distingue la riunione fittizia dalla collazione secondo l'articolo?

L'articolo affronta le differenze tra riunione fittizia e collazione, spiegando la loro funzione e disciplina nel contesto della divisione ereditaria. Questi concetti sono centrali per comprendere come vengono trattate le donazioni.

Quando scatta l'obbligo di collazione per le donazioni dirette?

L'obbligo di collazione per le donazioni dirette si attiva in determinate circostanze, come specificato nell'articolo. Questo meccanismo mira a garantire un'equa ripartizione del patrimonio ereditario.

Cosa è necessario accertare per una donazione indiretta prima che si proceda alla collazione?

Per le donazioni indirette, l'articolo indica che è necessario un accertamento specifico prima di poter procedere alla collazione. Questo processo è distinto da quello previsto per le donazioni dirette.

Quali sono le indicazioni operative per gli eredi in materia di successione e donazioni?

L'articolo fornisce indicazioni operative concrete per gli eredi riguardo alla gestione della successione e delle donazioni. Queste indicazioni sono utili per navigare le complessità legali e finanziarie.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Giancarlo Marzo

Fondatore dello studio Marzo Associati, classe ’82, esperto di fiscalità e, in particolare, di wealth
management. Dopo la laurea con lode presso l’Università degli studi di Bari e il master in Diritto tributario d’impresa alla Bocconi, ha conseguito l’abilitazione professionale nel 2012. È autore di numerosi contributi in manuali, quotidiani e riviste specialistiche, oltre che relatore in svariati
convegni di settore.