Avere sede fuori dagli Stati Uniti non significa necessariamente essere poco esposti all’economia americana. Una società europea, canadese o asiatica può infatti realizzare una quota significativa del proprio fatturato proprio negli Usa. È su questa distinzione tra domicilio geografico ed esposizione economica reale che si basa la nuova emissione di certificati di UniCredit.
Come funziona il nuovo Tracker Certificate
Il nuovo Tracker Certificate Open End, collegato all’MSCI World ex USA with Minimum Economic Exposure to USA Top 50 Select Index (EUR Net), consente agli investitori di prendere esposizione a 50 società liquide dei mercati sviluppati al di fuori degli Stati Uniti, selezionate anche in funzione della quota di ricavi generata sul mercato americano.
Il certificato (ISIN: DE000UR4AGC9) appartiene alla categoria dei Benchmark Open End ed è un prodotto Delta-1: una caratteristica che implica una replica lineare dell’andamento dell’indice sottostante. In pratica, se l’indice sale, il valore del certificato tende a seguirne il movimento e, allo stesso modo, ne riflette le eventuali flessioni.
Il prodotto non presenta una scadenza predeterminata, anche se resta prevista la possibilità di richiamo anticipato da parte dell’emittente (autocall). Il lotto minimo di negoziazione è pari a un certificato (10,15 euro all’emissione) ed è negoziabile sul SeDeX MTF di Borsa Italiana.
MSCI World ex USA: caratteristiche e composizione dell’indice
Il vero elemento distintivo del nuovo certificato è però il criterio con cui viene costruito il sottostante. L’indice parte dall’universo MSCI World ex USA, quindi dalle società dei mercati sviluppati esclusi gli Stati Uniti, ma introduce un ulteriore livello di selezione: guarda alla distribuzione geografica dei ricavi per individuare le aziende con una minore esposizione economica al mercato statunitense.
In altre parole, la nazionalità della società è soltanto il primo livello della selezione. Il secondo riguarda dove quella società realizza effettivamente il proprio business. Un approccio che punta quindi a rendere la diversificazione geografica meno dipendente dal semplice domicilio dei titoli e più vicina all’effettiva distribuzione delle attività economiche.
Al 30 settembre 2026, Giappone (15,86%), Canada (14,89%) e Regno Unito (13,37%) risultano i tre Paesi maggiormente rappresentati nell’indice, che presenta inoltre una forte componente finanziaria, pari al 43,11%.
Guardando invece alle singole società, tra le prime posizioni figurano UniCredit (5,07%), Canadian Natural Resources (4,92%), Axa (4,87%), Hong Kong Exchanges & Clearing (4,83%) e Lloyds Banking Group (4,64%). Nella top ten compaiono anche Wesfarmers, SoftBank Corp, KDDI, Agnico Eagle Mines e CaixaBank.
Rendimenti e volatilità: cosa mostrano i dati storici
Il confronto con l’MSCI World ex USA offre poi qualche indicazione sull’andamento storico della strategia. Nei dati MSCI aggiornati al 30 settembre 2026, l’indice ha registrato una performance del +21,34% a un anno, rispetto al +19,88% del benchmark.
Su tre anni, il rendimento annualizzato è stato del +18,08%, contro il +16,14% dell’MSCI World ex USA, mentre sui cinque anni il dato si attesta al +10,50% annualizzato, rispetto al +10,10%.
Anche sul fronte della volatilità emerge una differenza: quella annualizzata a tre anni risulta pari all’8,36%, contro il 10,09% del benchmark. Dati che, pur non offrendo indicazioni sulle performance future, aiutano a leggere il comportamento storico di una strategia costruita proprio per ridurre la dipendenza economica dal mercato statunitense.
Tutte le informazioni sono disponibili sul sito di UniCredit


