Nessuna sorpresa: con un voto di 10 contro 2 contrari la Federal Reserve ha confermato i tassi sui Fed funds nel range 3,75%-4%, rimanendo in linea con le attese prevalente della vigilia.
“L’attività economica continua a espandersi a un ritmo sostenuto. Sebbene l’incertezza rimanga elevata, in parte a causa degli sviluppi geopolitici, la spesa interna ha mostrato una buona tenuta. La crescita della produttività è robusta e gli investimenti in capitale sono consistenti. L’aumento dell’occupazione ha tenuto il passo con l’espansione della forza lavoro e il tasso di disoccupazione è rimasto sostanzialmente invariato”, si legge nello stringato comunicato, come ormai d’abitudine nell’era-Warsh. “L’inflazione rimane elevata”, ha riconosciuto, il Comitato, “L’acquisizione di ulteriori informazioni aiuterà il Comitato a determinare l’orientamento di politica monetaria più appropriato per garantire un tempestivo ritorno dell’inflazione all’obiettivo del 2%”.
Dopo la pubblicazione del comunicato della Fed, il cambio euro/dollaro si attesta a 1,1156, in rialzo dello 0,28%, mentre il Nasdaq 100 guadagna lo 0,28%. L’oro, sostanzialmente invariato nel corso della seduta, ha registrato un’accelerazione al rialzo dopo l’annuncio. Secondo il CME FedWatch Tool, il mercato attribuisce attualmente una probabilità implicita dell’86% a un rialzo dei tassi nella riunione di dicembre.
Warsh: “La politica non ha influito”
“La politica non ha avuto alcun ruolo nella decisione. Ho appena trascorso due giorni con i miei colleghi al piano di sopra. Non ho sentito una sola parola sulla politica”, ha dichiarato il presidente della Fed, Kevin Warsh, “ma voglio aggiungere che il periodo che ci attende sarà ricco di nuove informazioni, e questo non ha nulla a che vedere con la politica”.
“Se foste stati seduti accanto a me in quella stanza negli ultimi due giorni, avreste constatato che il consenso largamente prevalente, la valutazione condivisa dalla stragrande maggioranza, è che la medicina monetaria che abbiamo somministrato sta cominciando a produrre qualche effetto, ma non ci sono ancora conclusioni definitive”, ha aggiunto, “quello che abbiamo deciso di fare è stato affrontare questi interrogativi, fare il punto sulla situazione, valutare ciò che osserviamo e chiederci se il periodo immediatamente davanti a noi possa offrire maggiore chiarezza sull’approccio più appropriato.”
Secondo il presidente della Fed, inoltre, le condizioni della politica monetaria rimangono sostanzialmente neutrali: “Gli operatori di mercato stanno diventando un po’ più selettivi nell’allocazione del capitale e, sebbene le condizioni finanziarie siano complessivamente diventate più restrittive, non sono disposto né sono in grado di definirle restrittive.”
Il contesto: prezzi in crescita, ma corre soprattutto la componente energetica
La decisione era stata anticipata dall’accelerazione mese su mese dell’indice dei prezzi Cpi a settembre, da +0,4 a +0,6%, dovuta in particolare alla componente energetica; l’indice di fondo è rimasto stabile su base mensile, con un tasso annuo del 2,6%. “Le sorprese al rialzo sul fronte dell’inflazione emerse dall’ultima riunione sono state controbilanciate dai segnali più accomodanti provenienti da alcuni membri di primo piano della Federal Reserve. A favorire un atteggiamento attendista contribuiscono inoltre la vicinanza delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti e, seppure in misura minore, i timori legati all’emergere di tensioni nel mercato del credito”, aveva commentato alla vigilia Xiao Cui, Senior Economist di Pictet Wealth Management.
“Sul fronte monetario, la Fed dovrà confrontarsi con un’inflazione che resta al di sopra dell’obiettivo: il dato da monitorare, in particolare, è il PCE core, il cui scostamento dal target della Fed persiste da 66 mesi consecutivi”, ha commentato Jeffrey Cleveland, Chief Economist di Payden & Rygel, “anche se la banca centrale può attendere prima di intervenire nuovamente, il protrarsi di questa dinamica rende più difficile ipotizzare un rapido allentamento delle condizioni monetarie”.


