San Marino e Ue: cosa cambia con l’accordo di associazione
Il 19 ottobre San Marino firma a Bruxelles l’accordo di associazione con l’Unione europea, insieme ad Andorra. Ci saranno Ursula von der Leyen e Maroš Šefčovič per la Commissione, Luca Beccari per la Repubblica.
Il negoziato era partito nel 2015, si era chiuso nel dicembre 2023 e ha atteso fino al luglio scorso il via libera del Consiglio Ue alla firma e all’applicazione provvisoria.
Per capire che cosa cambia, basta ricordare da dove si parte.
Finora San Marino era legata a Bruxelles da un’unione doganale, da una convenzione monetaria e da un accordo sullo scambio di informazioni fiscali. Tre strumenti che obbligavano la Repubblica a recepire centinaia di norme europee, soprattutto in campo bancario e finanziario, senza darle in cambio l’accesso al mercato.
Con l’associazione il rapporto si capovolge: imprese e cittadini sammarinesi entrano nel mercato interno alle stesse condizioni di quelli europei.
Non è un’adesione. San Marino non siede nelle istituzioni, non paga il bilancio comune, resta fuori da Schengen. E soprattutto non recepisce le regole europee in materia fiscale, che restano espressamente escluse.
Il cuore dell’intesa sono le quattro libertà di circolazione, più concorrenza, aiuti di Stato, appalti, diritto societario e tutela dei consumatori.
In cambio la Repubblica accetta di adeguarsi all’evoluzione delle regole europee e la giurisdizione della Corte di giustizia dell’Ue.
Per chi struttura patrimoni di lungo periodo, questa certezza del diritto conta quanto un’aliquota.
Banche e gestori: come funziona il passaporto europeo
Il capitolo più interessante per il wealth management è il protocollo sui servizi finanziari. San Marino deciderà entro un anno se aprirsi subito a tutto o procedere per segmenti: banche, assicurazioni, risparmio gestito, mercato mobiliare. Per ciascuno dovrà dimostrare di aver recepito le norme europee e di avere una vigilanza all’altezza, firmare intese con Eba, Esma, Eiopa e con la nuova Autorità antiriciclaggio, e superare una valutazione della Commissione. Il termine per completare il percorso è di quindici anni.
Superato l’esame, gli intermediari sammarinesi avranno il passaporto europeo e potranno operare in tutta l’Unione senza chiedere autorizzazioni Paese per Paese. Vale anche al contrario: le banche europee potranno entrare a San Marino senza il via libera preventivo di Banca Centrale.
Per il private banking italiano è insieme un’opportunità e un concorrente in più. Una piazza con fiscalità propria, una legge sui trust collaudata e una lunga tradizione fiduciaria diventa a pieno titolo una piazza del mercato unico.
Trust sammarinesi: cosa cambia con le regole europee
La legge sammarinese sul trust del 2010 e l’affidamento fiduciario non sono toccati dall’accordo, perché diritto civile e imposte dirette restano fuori. Chi valuta un trust di diritto sammarinese continuerà a ragionare sulla Convenzione dell’Aja, sulla fiscalità italiana dei trust e sulla convenzione bilaterale contro le doppie imposizioni.
Quello che cambia è l’ambiente in cui il trustee lavora. Antiriciclaggio europeo, registro dei titolari effettivi e cooperazione tra autorità di vigilanza diventano standard vincolanti e controllati da Bruxelles, e la reputazione della giurisdizione ne guadagna.
La libera prestazione dei servizi apre inoltre, almeno in linea di principio, alla possibilità per i fiduciari sammarinesi di operare nei Paesi dell’Unione, nel rispetto delle regole locali. Prima era semplicemente impossibile.
Residenza a San Marino: quote e limiti per chi arriva dall’Ue
Qui l’accordo è asimmetrico per scelta. I cittadini sammarinesi ottengono piena libertà di stabilirsi in Europa, con soggiorno permanente, ricongiungimento familiare e totalizzazione dei contributi.
Per gli europei che vogliono trasferirsi sul Titano vale invece un sistema di quote: i permessi per chi lavora crescono del 3% l’anno, circa un centinaio di nuovi ingressi secondo le proiezioni della Segreteria di Stato, più una trentina per chi non svolge attività.
Chi pensava a San Marino come nuova residenza elettiva trova dunque un numero chiuso. E sugli immobili restano i vincoli per i non residenti, con l’autorizzazione del Consiglio dei XII dalla terza unità.
Holding familiari: fusioni transfrontaliere, ma il fisco resta autonomo
Con il diritto di stabilimento arrivano a San Marino le norme europee su registri delle imprese, costituzione online e fusioni transfrontaliere. Una società sammarinese potrà fondersi con una italiana o aprire sedi nell’Unione con procedure armonizzate, cosa oggi non praticabile, e il Registro delle società sarà collegato alla piattaforma europea entro due anni. Per le holding familiari con partecipazioni sui due lati del confine si apre uno spazio di riorganizzazione.
La firma non porta San Marino nel perimetro fiscale europeo: l’imposta sui redditi, i regimi per i nuovi residenti e la tassazione dei trust restano sovrani, e nessun automatismo scatta sulle liste italiane o sui criteri di residenza.
L’accordo è risultato di natura mista, quindi servono il consenso del Parlamento europeo e la ratifica dei 27 parlamenti nazionali; nel frattempo San Marino chiederà l’applicazione provvisoria, che Beccari colloca tra gennaio e febbraio 2027. E il passaporto finanziario, come si è visto, è un traguardo da conquistare segmento per segmento, non un diritto acquisito il 19 ottobre.
San Marino non diventa una giurisdizione di diritto civile a mezz’ora da Rimini, con una legge sui trust matura e una vigilanza che si allinea a quella europea. Per una famiglia italiana che cerchi una cornice stabile e vicina per la governance del patrimonio, è un’opzione interessante sul tavolo.
