Flat tax e grandi patrimoni: la nuova partita italiana

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Flat tax e grandi patrimoni: la nuova partita italiana

Con la flat tax sui redditi esteri, l’Italia rilancia la competizione per attrarre grandi patrimoni. Pietro Ebreo, Managing Partner di Ebreo & Partners e Adjunct Professor di Fiscalità delle Imprese del GSoM Politecnico di Milano, spiega opportunità e criticità del regime

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Partiamo dalle basi: che cos’è il regime fiscale dei neo-residenti e perché è stato introdotto in Italia?

È un regime agevolato introdotto nel 2017 per le persone fisiche che decidono di trasferire la propria residenza fiscale dall’estero in Italia (neo-residenti). In sostanza, sui redditi prodotti all’estero si paga un’imposta sostitutiva forfettaria che dal 2026 è pari a 300 mila euro l’anno, mentre tutto ciò che viene prodotto in Italia continua a essere tassato secondo le regole ordinarie Irpef. La logica è abbastanza semplice: rendere l’Italia più competitiva nell’attrazione di persone con patrimoni e redditi molto elevati, che altrimenti potrebbero scegliere altre giurisdizioni. Gli aumenti dell’imposta, peraltro, non sono retroattivi: chi è entrato quando la soglia era di 100 o 200 mila euro mantiene quell’importo.

A chi si rivolge concretamente?

Il requisito fondamentale è questo: bisogna trasferire la residenza fiscale in Italia e non essere stati fiscalmente residenti qui per almeno nove dei dieci periodi d’imposta precedenti. Non ci sono invece soglie minime di patrimonio o di reddito, e neppure obblighi di investimento in Italia. È chiaro però che, pagando 300 mila euro l’anno, il regime ha senso soprattutto per chi ha redditi esteri molto importanti. Non è tanto il patrimonio in sé a fare la differenza, quanto il reddito che quel patrimonio produce e la tassazione che altrimenti si applicherebbe. Nei casi in cui la residenza fiscale pregressa non sia del tutto chiara, ad esempio perché ci sono legami sia con l’Italia sia con l’estero, può essere prudente chiedere preventivamente un parere all’Agenzia delle Entrate (interpello). Il rischio, altrimenti, è vedersi contestare il regime successivamente, con recupero delle imposte ordinarie, sanzioni e interessi.

Una delle maggiori fonti di confusione riguarda proprio i 300 mila euro. Che cosa coprono davvero?

Coprono soltanto i redditi di fonte estera: quindi, normalmente, dividendi, interessi, plusvalenze, redditi immobiliari oppure redditi da lavoro o d’impresa prodotti fuori dall’Italia. Quello che viene prodotto in Italia, invece, resta soggetto alla tassazione italiana ordinaria. È proprio qui che spesso nasce l’equivoco: non si tratta di una flat tax su tutto il reddito del contribuente, ma soltanto sulla componente estera.

E bisogna per forza includere tutti i Paesi esteri?

No, ed è uno degli aspetti più interessanti del regime. Si può fare il cd. “cherry picking”, cioè escludere uno o più Paesi dalla flat tax qualora vantaggioso. In tal caso i redditi prodotti in quei Paesi tornano ad essere soggetti alla tassazione ordinaria italiana, tenendo conto delle imposte già pagate all’estero e principalmente delle convenzioni contro le doppie imposizioni. L’esclusione è vantaggiosa quando ci si guadagna una minore tassazione del reddito nel Paese escluso. È quindi una scelta che va fatta guardando alla struttura concreta del patrimonio e ai Paesi coinvolti. E una volta esclusa una giurisdizione, quella scelta non può essere revocata negli anni successivi.

Quanto dura il regime?

Può durare al massimo quindici anni. Il contribuente può revocarlo prima, mentre si decade automaticamente se non viene versata correttamente l’imposta sostitutiva. Gli anni già trascorsi restano comunque validi, quindi non c’è una riliquidazione retroattiva. Però, una volta usciti dal regime, non si può poi lasciare l’Italia, tornare dopo qualche anno e ricominciare da capo: l’opzione è sostanzialmente utilizzabile una sola volta.

Può essere esteso anche ai familiari?

Sì. Il contribuente principale può estendere il regime anche ad alcuni familiari, ma ciascuno deve avere autonomamente i requisiti richiesti, compreso quello dei nove anni di non residenza nei dieci precedenti. Per ogni familiare l’imposta sostitutiva è oggi pari a 50 mila euro annui. C’è poi una particolarità interessante: se decade il contribuente principale, decadono anche i familiari; se invece è un singolo familiare a perdere il beneficio, questo non fa venir meno il regime per tutti gli altri.

Al di là della flat tax, quali sono gli aspetti che pesano davvero nella valutazione di un grande patrimonio internazionale?

Ce ne sono diversi e, in alcuni casi, possono essere perfino più importanti dei 300 mila euro. Chi aderisce al regime è, in linea generale, esonerato dal monitoraggio fiscale degli asset esteri (RW) e dal pagamento delle imposte patrimoniali italiane sulle attività finanziarie (Ivafe) e sugli immobili detenuti all’estero (Ivie). Poi c’è il tema della successione. Durante la validità del regime, l’imposta italiana sulle successioni e donazioni colpisce soltanto i beni situati in Italia, mentre quelli che si trovano all’estero ne restano esclusi, ma rimangono soggetti alle imposte eventualmente previste nello Stato estero. Per patrimoni internazionali è un elemento che può incidere molto nella pianificazione del passaggio generazionale.

E dal punto di vista del sistema Paese? Il vantaggio si esaurisce nel gettito della flat tax?

No, ed è probabilmente questo il punto più interessante. Secondo lo studio Assonime “Towards Italy”, i neo-residenti sono passati da 94 nel 2017 a 2.468 nel 2025, e potrebbero arrivare a circa 7.000 nel 2040. Naturalmente c’è il gettito fiscale diretto, ma poi c’è tutto ciò che ruota attorno al trasferimento di queste persone: acquisto di immobili, ristrutturazioni, gestioni patrimoniali, consulenza legale e fiscale, consumi, investimenti: un indotto complessivo (gettito e transazioni) stimato in oltre 20 miliardi di euro. Il tema, a mio avviso, va guardato per le potenziali opportunità derivanti dall’arrivo di persone che, oltre a spendere, possono creare nuove iniziative in Italia, senza peraltro gravare sui servizi pubblici (servendosi normalmente di scuole e sanità private). Si tratta comunque di individui estremamente mobili che, senza un regime competitivo e stabile, potrebbero non scegliere l’Italia.

(Articolo tratto dal magazine n. 94 di ottobre 2026 di We Wealth. Abbonati qui per leggere il Magazine in formato cartaceo o digitale.)

Domande frequenti su Flat tax e grandi patrimoni: la nuova partita italiana

Cos'è il regime fiscale dei neo-residenti introdotto in Italia e quando è stato istituito?

Il regime fiscale dei neo-residenti è un'agevolazione fiscale introdotta nel 2017 per le persone fisiche che trasferiscono la loro residenza fiscale in Italia dall'estero. Permette di pagare un'imposta sostitutiva forfettaria sui redditi prodotti all'estero.

Qual è l'importo dell'imposta sostitutiva forfettaria sui redditi esteri per i neo-residenti e da quando sarà applicata?

L'imposta sostitutiva forfettaria sui redditi prodotti all'estero sarà pari a 300 mila euro all'anno. Questa cifra sarà applicata a partire dal 2026.

Come vengono tassati i redditi prodotti in Italia dai neo-residenti che beneficiano di questo regime?

I redditi prodotti in Italia dai neo-residenti continuano a essere tassati secondo le regole fiscali ordinarie vigenti nel paese. Il regime agevolato si applica esclusivamente ai redditi di fonte estera.

Qual è la differenza principale tra il regime dei neo-residenti e la tassazione ordinaria per quanto riguarda i redditi esteri?

La differenza principale risiede nel fatto che, con il regime dei neo-residenti, si paga un'imposta forfettaria di 300 mila euro sui redditi esteri a partire dal 2026, anziché essere tassati in base al loro effettivo ammontare secondo le aliquote ordinarie.

Quali sono gli aspetti finanziari e di investimento che un grande patrimonio internazionale dovrebbe considerare oltre alla flat tax?

Oltre alla flat tax, nella valutazione di un grande patrimonio internazionale è importante considerare altri aspetti che pesano realmente, come ad esempio la gestione degli asset, la pianificazione successoria e l'impatto complessivo sul sistema Paese, che vanno al di là del solo gettito fiscale.

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Una donna con i capelli lunghi, che indossa una camicetta arricciata, siede sorridente e tiene in mano un blocco per appunti. Lo sfondo è semplice e di colore chiaro. L'immagine è in bianco e nero.

di Chiara Samorì

Direttore editoriale di We Wealth e responsabile per l’area multimediale. Giornalista professionista, è laureata in Psicologia. Nel passato ha collaborato, tra gli altri, con il Corriere della Sera, l’agenzia di stampa Italpress, Ingenio, Reteconomy e Pop Economy.

Ritratto in scala di grigi di un uomo anziano in giacca e cravatta, in piedi davanti a uno sfondo sfocato con opere d'arte classiche o illustrazioni architettoniche.

di Pietro Ebreo

Dottore commercialista dal 1990, è fondatore e managing partner dello Studio Ebreo & Partners.
Laureato in economia e commercio nel 1989 con una tesi in diritto commerciale (“La fusione delle società nella disciplina comunitaria”), ha conseguito il master tributario Ipsoa nel 1991 e perfezionato la formazione con diversi corsi di specializzazione in materia societaria e fiscale.

È adjunct professor di fiscalità d’impresa del GSoM Politecnico di Milano, docente al master tributario del Sole24Ore e relatore a convegni specialistici.

Autore di articoli in materia tributaria su quotidiani, periodici, riviste scientifiche e di pubblicazioni per diversi editori.

Si occupa di riorganizzazione, protezione, pianificazione fiscale di patrimoni d’impresa e di famiglia nonché di passaggio generazionale, di fiscalità dei processi di M&A e di internazionalizzazione, di family governance, di contenzioso e precontenzioso tributario, di assistenza nelle verifiche e controversie fiscali, di due diligence, check-up e gestione delle problematiche tributarie, di consulenza specialistica tributaria e societaria.

Revisore legale dal 1992, ricopre incarichi in Consigli di amministrazione e Collegi sindacali di società anche quotate in Borsa o vigilate (Consob, Banca d’Italia).

È stato membro del Collegio dei revisori del Politecnico di Milano.

È membro del Comitato scientifico della Fondazione dei dottori commercialisti di Milano, socio e membro del Cda di Eurodefi Professional Club of Tax, Legal & Financial Advisers nonché socio di diverse associazioni milanesi tra le quali: il Centro Studi Grande Milano e il Canova Milano.
Nel tempo libero è appassionato di tennis, sci, lettura e viaggi.