Le prime sinergie si costruiscono in casa: il gruppo Sella ha deciso di riunire sotto un unico tetto la propria attività di private banking. Il ramo che oggi fa capo a Banca Sella confluirà infatti in Banca Patrimoni Sella & C., la banca del gruppo specializzata nella gestione dei grandi patrimoni. Ne uscirà un polo da circa 55 miliardi di euro di masse gestite, con oltre 1.600 professionisti al servizio della clientela più facoltosa.
L’operazione, annunciata il 6 ottobre 2026, non è ancora compiuta: occorrono il benestare della Banca d’Italia e della Banca centrale europea, oltre al voto dell’assemblea di Banca Patrimoni Sella & C. Se il percorso autorizzativo procederà senza intoppi, l’integrazione avrà efficacia da febbraio 2027.
In foto, Federico Sella, amministratore delegato presso Banca Patrimoni Sella & C
Un aumento di capitale “pagato in banker”
Il meccanismo scelto è quello del conferimento. Il consiglio d’amministrazione di Banca Patrimoni Sella & C. ha approvato un aumento di capitale riservato a Banca Sella, il cui board ha deliberato di aderire non con denaro, ma apportando il proprio ramo di private banking. Il valore del ramo è stato stimato da un esperto terzo indipendente, e l’operazione, trattandosi di un’intesa fra società dello stesso gruppo, è passata al vaglio del comitato soggetti collegati di Banca Sella.
Al termine dell’operazione Banca Sella diventerà azionista di Banca Patrimoni Sella & C. con una quota di circa il 17%. In altre parole, la banca commerciale del gruppo non esce dalla partita del wealth management: cambia semplicemente posizione in campo, passando dal ruolo di gestore diretto a quello di socio del veicolo specializzato.
Sella, quanto pesa il ramo di private banking che trasloca?
La nota di Sella non dettaglia le masse del perimetro di private banking conferito, ma i conti semestrali aiutano a stimarne l’ordine di grandezza. A fine giugno 2026 Banca Patrimoni Sella & C. amministrava 37 miliardi di euro, in crescita del 12,8% rispetto a fine 2025, con una raccolta netta di 2,9 miliardi nel semestre (1,8 dei quali nella componente gestita). La rete contava 863 professionisti distribuiti in 108 uffici, con un portafoglio medio di 60,5 milioni a testa.
Per differenza, e con tutta la cautela che impongono un dato arrotondato e date di riferimento diverse, il ramo di Banca Sella dovrebbe portare in dote nell’ordine di 18 miliardi di masse e circa 750 professionisti. Numeri che collocano il futuro polo fra i protagonisti del private banking italiano e che si innestano su un gruppo in salute: nel primo semestre la raccolta globale di Sella ha toccato 84,1 miliardi (+18,6% su base annua), con risparmio gestito e consulenza evoluta saliti a 38,3 miliardi.
Non è la prima campagna di rafforzamento
Banca Patrimoni Sella & C. arriva all’appuntamento con una traiettoria di crescita già avviata, anche per linee esterne. Nel primo trimestre del 2025, su 1,8 miliardi di raccolta netta, circa un miliardo era arrivato dall’integrazione di Banca Galileo. Già allora Alessandro Marchesin, responsabile del wealth & asset management del gruppo, rivendicava «la solidità del nostro modello di consulenza e gestione patrimoniale, grazie ancora una volta all’importante lavoro svolto dai nostri banker».
Il polo unico sposta però l’asticella su un altro piano. Non si tratta più di aggiungere una realtà esterna, ma di ridisegnare il perimetro interno del gruppo, mettendo sotto la stessa regia due reti che finora hanno servito la clientela private con modelli e culture differenti. È qui che si giocherà la partita più delicata: amalgamare professionisti, procedure e piattaforme senza che il cliente avverta scossoni.
Due modelli complementari
Il senso industriale dell’operazione sta nella complementarità di due modelli che oggi convivono nel gruppo. Da un lato c’è l’approccio specialistico di Banca Patrimoni Sella & C., costruito sulla consulenza personalizzata e sulla pianificazione patrimoniale. Dall’altro c’è Banca Sella, con un modello integrato di banca commerciale che unisce servizi omnicanale, credito, corporate banking e relazione diretta con famiglie e imprese.
La divisione dei compiti, dopo l’integrazione, sarà netta. Offerta e consulenza private saranno ricondotte a Banca Patrimoni Sella & C., mentre i servizi bancari resteranno in capo a Banca Sella. Per il cliente, assicura il gruppo, non cambierà la quotidianità: i servizi bancari continueranno a essere offerti «mantenendo invariati riferimenti operativi, succursali, coordinate e modalità di relazione».
L’obiettivo dichiarato è rafforzare la specializzazione nei prodotti e nei servizi d’investimento e sviluppare ulteriormente la consulenza patrimoniale, accompagnando i clienti nelle scelte d’investimento e nella pianificazione degli obiettivi di lungo periodo. Il tutto, sottolinea la nota, «garantendo la piena continuità nel servizio».
La taglia conta (e la specializzazione pure)
Sullo sfondo c’è un mercato che non concede pause. Il gruppo descrive un contesto «caratterizzato da alta competizione, crescita dimensionale degli operatori, aumento della domanda di specializzazione e consulenza evoluta». Tradotto: nel private banking la dimensione è diventata una condizione necessaria per investire in piattaforme, prodotti e talenti, ma non basta più da sola. La clientela con patrimoni importanti chiede interlocutori sempre più preparati, capaci di tenere insieme investimenti, passaggio generazionale e bisogni dell’impresa di famiglia.
Concentrare competenze e professionalità in una struttura unica serve dunque a fare massa critica senza disperdere il presidio territoriale che la banca commerciale continua a garantire. Una scelta che, secondo la nota, punta a «consolidare ulteriormente il posizionamento del gruppo Sella e delle due banche».
Prove generali di piano industriale
Il riassetto non arriva per caso. L’operazione si colloca alla vigilia del nuovo piano strategico 2027-2030, attualmente in fase di definizione, che il gruppo vuole incentrare sulla valorizzazione delle specializzazioni all’interno di un modello di business diversificato. Il polo unico del private banking ne rappresenta, di fatto, il primo capitolo.
Come recita il comunicato diffuso da Biella, l’operazione «si inserisce nel percorso di evoluzione dell’assetto organizzativo dei settori trainanti la crescita del gruppo».

