A due passi dalla Tour Eiffel, nel VII arrondissement, c’è una dimora la cui leggenda a Parigi aleggia nell’atmosfera. Si trova in avenue Floquet, dove si sono avvicendate, grazie all’ospitalità dei proprietari, personalità come Marcel Proust e Salvador Dalí, Andy Warhol e Cy Twombly, Yves Saint Laurent, Karl Lagerfeld e Valentino Garavani. Oggi quell’hôtel particulier si mostra al pubblico per la prima volta, ma per congedarsi da ciò che contiene: Sotheby’s metterà in asta a Parigi, dal 4 al 9 novembre 2026, gli interni della residenza dello sceicco Hamad bin Abdullah Al Thani, collezionista qatariota fra i più riconoscibili della sua generazione.

L’asta di Sotheby’s a Parigi: i numeri del catalogo Al Thani
I numeri danno la misura dell’operazione. Oltre 1.400 opere tra dipinti, mobili europei, sculture, argenti, arti decorative e design del Novecento, suddivise in cinque vendite distinte. La stima complessiva supera i 15 milioni di euro, con valutazioni dei singoli lotti che partono da mille euro. Per l’occasione la casa d’aste occupa per intero le sue due sedi di rue du Faubourg Saint-Honoré, ai civici 83 e 76, con allestimenti immersivi firmati da Chahan Minassian e Jacques Garcia.

La storia di Avenue Floquet: da Marcel Proust ad Alberto Pinto, con la benedizione di Givenchy
La dimora fu costruita all’inizio del Novecento per il principe Demetre Soutzo e la principessa Hélène, amica e confidente di Marcel Proust. Passò poi allo scrittore e diplomatico Paul Morand, che di Hélène sarebbe diventato il secondo marito. Più tardi fu il fotografo e designer d’interni Alberto Pinto (1943-2012) ad acquistarla, incoraggiato dall’amico Hubert de Givenchy: il decoratore la restaurò e la ripensò da cima a fondo, facendone il laboratorio di alcune delle sue idee più sofisticate.

Sinfonia neobarocca
La stagione più teatrale coincise con quella di Pierre e São Schlumberger, collezionista lui, leggendaria signora della società internazionale lei. Con il decoratore Gabhan O’Keeffe, São trasformò gli ambienti secondo i dettami di una fantasia neobarocca in cui si premeva sull’acceleratore di colore, motivi e proporzioni, senza remore. Il risultato fu tanto ammirato quanto discusso, tanto da alimentare per anni le conversazioni dei salotti parigini, consolidando la fama della magione come palcoscenico di “sperimentazione decorativa”.

Quando São Schlumberger si congedò da quell’indirizzo, il primo pensiero di Pinto andò allo sceicco Hamad: la scala, la grandezza e la forza architettonica di quegli spazi sembravano fatte apposta per lui. Conquistato dalle proporzioni e dai saloni di rappresentanza, il collezionista rilevò la residenza dall’amico e avviò il progetto che l’avrebbe resa un ambiente artistico compiuto e profondamente personale.
Alle origini del mitico Hôtel Lambert
Il sodalizio fra i due era nato nei primi anni della carriera di Pinto nel Golfo, quando il decoratore fu presentato alla famiglia Al Thani e riconobbe nello sceicco un occhio eccezionale e un’intransigenza assoluta sulla qualità. Ne derivò un dialogo durato decenni, capace di confondere i ruoli tradizionali di committente e progettista. «Si sono riconosciuti immediatamente. Alberto è diventato un mentore per lo sceicco Hamad. Condividevano la stessa passione per la bellezza, per il collezionismo e per la cura di ogni dettaglio. Alberto lo trattava come un figlio», ricorda la sorella Linda Pinto.
Il frutto più celebre di quella collaborazione resta l’Hôtel Lambert sull’Île Saint-Louis, i cui arredi Sotheby’s Paris ha venduto nel 2022 per oltre 76,6 milioni di euro: la collezione di arti decorative francesi più preziosa mai passata in asta. Avenue Floquet ne è, per molti versi, il capitolo conclusivo.
I capolavori in asta: dal Grand Siècle all’Art Déco
Il piano nobile, dai soffitti in stile Adam alti sette metri, è un omaggio al Seicento francese. Si affaccia su un giardino privato ed è tappezzato di seta cremisi, tessuti ricamati e legni dorati, che compongono una scenografia di ricchezza quasi operistica, nella quale mobili, sculture e argenti dialogano attraverso i secoli. Non una ricostruzione filologica, piuttosto una rilettura: lo sguardo di due appassionati delle grandi imprese decorative europee del XVII e XVIII secolo. Sullo stesso livello, una galleria dedicata all’antichità raccoglie reperti scelti con lo spirito curioso di un viaggiatore del Grand Tour, quel lungo viaggio che nell’Europa continentale fra il XVII e il XIX secolo compivano i giovani aristocratici per completare la propria formazione.
Fra i lotti di punta spicca una coppia di divani genovesi in legno intagliato e dorato provenienti dalla Galleria Dorata di Palazzo Carrega-Cataldi, databili attorno al 1740-1744 e stimati 400.000-600.000 euro. Accanto, sculture che vanno dai capolavori barocchi ai marmi neoclassici, oltre a una selezione di oggetti di virtù.
Argenti e argento per “la camera delle meraviglie”
Gli argenti contano da soli più di 300 lotti e attraversano secoli e culture: coppe e navicelle tedesche del Cinquecento, opere revivaliste dell’Ottocento, rinfrescatoi inglesi, piatti portoghesi, manufatti russi. Il nucleo tedesco evoca lo spirito di una Kunstkammer, fra nefs, coppe nuziali, boccali e un gruppo di cristalli di rocca montati in oro da Reinhold Vasters, provenienti dalla collezione Rothschild. Non manca l’argenteria inglese da tavola: piatti, posate, saliere.

Due i pezzi più quotati del settore, entrambi stimati 150.000-250.000 euro: un set di quattro rinfrescatoi in argento di Johann Heinrich Stolzheise, eseguiti a Bückeburg intorno al 1815 su disegno del conte Ernst zu Münster, e la coppia di figure Mentmore Venus and Antonius, con punzone LB, probabilmente di Lorenz Biller II, Augusta, circa 1700.
Gli arredi Art Déco e Bernard Boutet de Monvel
L’acquisizione di altre stanze all’ultimo livello ha permesso di creare un mondo opposto alla magnificenza cerimoniale dei saloni. Qui regna l’Art Déco: pergamena, avorio e oro tenue, materiali luminosi e superfici appena increspate, secondo il gusto di Pinto. Tra gli arredi compaiono firme come Diego Giacometti (1902-1985) ed Eugène Printz (1889-1948), ma i veri protagonisti sono i dipinti del pittore e illustratore Bernard Boutet de Monvel (1850-1913).

Ritrattista di riferimento di aristocratici, industriali e mondani su entrambe le sponde dell’Atlantico, Boutet de Monvel distillò il fascino degli anni Venti e Trenta in un linguaggio geometrico e tagliente. Secondo Sotheby’s, quello di avenue Floquet è il gruppo più importante dell’artista arrivato sul mercato dopo la dispersione del fondo dell’artista, curata dalla stessa casa d’aste nel 2016. In testa il Comte Edgard de Barral del 1910, stimato 400.000-600.000 euro; seguono Orchidée del 1936 (100.000-150.000 euro) e il Portrait d’une élégante, Madame Pierre Champin (80.000-120.000 euro).
Quattro secoli di ritratti
Il filo rosso dell’intera collezione è forse il volto umano. Una quarantina di ritratti ripercorre oltre quattrocento anni di rappresentazione europea, dalla corte Tudor all’aristocrazia settecentesca fino alle stilizzazioni moderne. Spicca un raro ritratto di Elisabetta I di scuola inglese, intorno al 1590 (150.000-200.000 euro), affiancato da Sir Joshua Reynolds (1723-1792) con James Hay, XV conte di Erroll (100.000-150.000 euro).

Sul versante novecentesco si impone José Maria Sert (1874-1945), presente con sei opere monumentali dalle tavolozze quasi monocrome. El vendedor de vino e Los pajareros, entrambi del 1922-23, sono stimati 80.000-120.000 euro ciascuno.
«Ogni centimetro della residenza di Sua Altezza in avenue Floquet porta l’impronta di una competenza fuori dal comune», commenta Mario Tavella, presidente di Sotheby’s Francia e presidente di Sotheby’s Europe. «Il risultato è una straordinaria opera d’arte totale, in cui echi della cultura francese, delle tradizioni aristocratiche italiane, del Grand Tour, del Grand Siècle e dello spirito della casa di campagna inglese convivono in straordinaria armonia. Avenue Floquet è forse uno dei progetti collezionistici più ambiziosi e personali che io abbia mai visto».

