Prospettive favorevoli di crescita degli utili, valutazioni relative interessanti e altri fattori strutturali: sono questi i catalizzatori che potrebbero far continuare la sovraperformance delle small cap individuati dagli esperti di Janus Henderson Investors. L’analisi dei portfolio manager Jonathan Coleman e Aaron Schaechterle.
L’opportunità offerta dal rally potrebbe non essersi esaurita
Gli ingenti investimenti in AI da parte delle mega cap hanno parzialmente offuscato la tendenza che ha avuto inizio lo scorso anno. I dati di mercato riportati da Bloomberg al 31 agosto 2026, infatti, raccontano che dai minimi di mercato successivi al Liberation Day all’inizio di aprile 2025 il Russell 2000 Index ha sovraperformato l’S&P 500® Index di circa il 14%, mantenendo un vantaggio di circa il 7% da inizio anno.
Ciò nonostante, secondo gli esperti, questa opportunità potrebbe non essersi esaurita, dal momento che il divario tra le valutazioni di large e small cap – particolarmente evidente negli anni precedenti ad aprile 2025 – si è ridotto ma non si è azzerato, con una valutazione relativa che resta storicamente interessante.
Utili in ripresa e crescita diffusa
Uno dei catalizzatori più interessanti è quello degli utili. Gli utili per azione del Russell 2000, infatti, nel secondo trimestre 2026 sono cresciuti di circa il 43%, secondo quanto riportato dagli esperti.
Anche l’S&P 500 ha registrato una performance particolarmente significativa, ma la differenza è che in questo caso la crescita degli utili è stata trainata soprattutto dai colossi dell’indice. I dati riportati dai gestori, infatti, rilevano che la società mediana è cresciuta del 13,8%, contro il 53% registrato dall’indice ponderato per capitalizzazione. Questo è un segnale importante del fatto che la forza delle small cap è stata più diffusa.
Inoltre, le stime attuali indicano che gli utili delle small cap potrebbero crescere più velocemente rispetto a quelli delle large cap nel 2027 (rispettivamente 21,8% vs 10,6%). Questo rappresenterebbe un ulteriore motore di rendimento, oltre alla possibile normalizzazione delle valutazioni.
AI: catalizzatore anche per le small cap
L’AI non rappresenta un’opportunità solo per le large cap. Man mano che gli strumenti di AI vengono adottati in modo più ampio nell’economia, possono contribuire a migliorare la produttività e ad ampliare i margini operativi delle imprese.
Per le società a minore capitalizzazione questo effetto può essere particolarmente rilevante, perché spesso partono da livelli di marginalità più contenuti. Di conseguenza, a parità di incremento dei margini, l’impatto percentuale sugli utili può essere molto più elevato.
Tassi alti: un vero problema?
Una credenza diffusa è che alle small cap serva un contesto di tassi bassi per performare. In realtà, secondo gli esperti, nei periodi caratterizzati da pressioni inflazionistiche le società a minore capitalizzazione possono avere maggiori possibilità di adeguare i prezzi per compensare l’aumento dei costi. In un contesto di bassa inflazione, infatti, questo potere tende a essere maggiore per le società più grandi.
La storia sembra avvalorare questa dinamica: due dei periodi più solidi per la performance relativa delle small cap si sono infatti verificati negli anni ’70 e nei primi dieci anni del 2000, in contesti di tassi più elevati e pressioni inflazionistiche.
In ogni caso, nell’attuale scenario i gestori privilegiano società con una forte generazione di flussi di cassa, bilanci solidi e capacità di finanziare la crescita internamente.
Con utili in miglioramento e valutazioni ancora interessanti, secondo i portfolio manager il ciclo emergente delle small cap avrebbe quindi ancora margini di crescita, offrendo agli investitori una ragione per rivedere il proprio posizionamento.

