“Sono i migliori sei mesi della storia di Intesa Sanpaolo”. Con queste parole, il ceo Carlo Messina ha presentato i conti del primo semestre 2026, chiusi con 5,6 miliardi di euro di utile netto e una guidance migliorata a oltre 10 miliardi per l’intero anno. Ma i risultati record rappresentano anche la base del progetto di crescita delineato dall’amministratore delegato, che guarda oltre l’operazione su Mps e punta alla creazione di un nuovo gruppo che “nel 2029 raggiungerà 2.000 miliardi di euro di attività finanziarie della clientela, con un utile netto superiore a 16 miliardi, 13.100 nuove assunzioni e 61 miliardi di euro di distribuzioni agli azionisti nel periodo 2025-2029”.
L’Opas su Mps guarda al leader europeo del risparmio
Per Messina l’operazione lanciata sul Monte dei Paschi rappresenta, infatti, un passaggio strategico per lo sviluppo del gruppo.
“L’obiettivo è dar vita insieme a un gruppo ancora più solido e profittevole, protagonista in uno scenario globale di crescente complessità, in grado di mantenere un forte radicamento nell’economia, nella società e nelle capacità di sviluppo del nostro Paese”, ha precisato Messina, aggiungendo che “l’unione delle forze consentirà di dar vita a un operatore di riferimento nel credito al consumo, nel wealth management e nel corporate & investment banking, oltre a crescere a livello internazionale”.
Inoltre, Messna ha precisato che “il piano di impresa 2026-2029 è già ben avviato e l’operazione Mps rappresenta un’ulteriore opportunità di creazione di valore”.
Guidance migliorata e remunerazione record per gli azionisti
I risultati del primo semestre consentono a Intesa Sanpaolo di alzare l’asticella per il resto dell’anno. Il gruppo prevede ora un utile netto superiore a 10 miliardi di euro nel 2026, migliorando la guidance comunicata in precedenza. Un traguardo che poggia sui livelli record raggiunti da ricavi, commissioni e attività assicurativa e su una redditività che resta ai vertici del settore bancario europeo, con un Roe annualizzato del 20% e un Rote del 25%.
“Siamo in grado di migliorare ancora una volta la guidance sull’utile netto per il 2026 a ben oltre 10 miliardi di euro”, ha dichiarato Messina, evidenziando poi come il gruppo abbia registrato il cost/income ratio più basso di sempre e una forte accelerazione del margine di interesse nel secondo trimestre, a conferma della capacità di generare redditività anche in uno scenario di tassi in evoluzione.
A beneficiarne saranno anche gli azionisti. Nel corso del 2026 Intesa Sanpaolo prevede di distribuire circa 9,4 miliardi di euro attraverso dividendi e buyback. Nel solo primo semestre sono già stati maturati 5,3 miliardi, inclusi 4,2 miliardi di dividendi cash, di cui circa 3,8 miliardi saranno distribuiti con l’interim dividend di novembre.

Il wealth management è sempre più il motore della crescita
Più che dai tassi, la crescita di Intesa Sanpaolo passa sempre di più dal wealth management. È questo il messaggio che emerge con maggiore forza dai risultati del semestre e dalle parole di Carlo Messina, che ricorda come il Piano d’impresa 2026-2029 punti su “una significativa crescita dei ricavi, spinta in particolare dalla componente Wealth management, protection & advisory”.
I numeri confermano questa direzione. Al 30 giugno le attività finanziarie della clientela hanno superato i 1.500 miliardi di euro, raggiungendo quota 1.511 miliardi, con un incremento di 121 miliardi rispetto a un anno prima e di 68 miliardi rispetto al primo trimestre del 2026. Un risultato che, sottolinea l’amministratore delegato, “conferma la fiducia dei clienti e la forza del nostro modello di wealth management, protection & advisory”. Si tratta del livello più elevato mai raggiunto dal gruppo, a conferma della crescente centralità del risparmio gestito e della consulenza patrimoniale.
A trainare la crescita sono anche le commissioni, salite del 4,9% nel semestre a 5,1 miliardi di euro, grazie soprattutto alle attività di gestione, intermediazione e consulenza (+6,1%), con un incremento del 9,5% nell’intermediazione e collocamento titoli, del 3,8% nel risparmio gestito e del 6,7% nei prodotti assicurativi. Parallelamente, il risparmio gestito raggiunge 590 miliardi di euro, mentre la raccolta indiretta sale a 885 miliardi.
Commissioni e attività assicurativa hanno raggiunto nel semestre il livello più alto della storia del gruppo, rafforzando il peso delle attività a commissione nel modello di business di Intesa Sanpaolo.
Un contributo determinante arriva anche dalla divisione Private banking, che nel primo semestre continua a crescere grazie alle reti di Fideuram, Intesa Sanpaolo Private Banking e delle altre società specializzate del gruppo, confermando il ruolo centrale della consulenza patrimoniale nella strategia industriale.
Credito, solidità patrimoniale e banca “Zero-Npl”
Accanto alla crescita dei ricavi, Intesa Sanpaolo continua a puntare sulla qualità degli attivi e sulla solidità patrimoniale. Nel semestre sono stati erogati oltre 44 miliardi di euro a famiglie e imprese, di cui 9,7 miliardi destinati alla transizione sostenibile e 3 miliardi al credito sociale.
Il cost/income ratio scende al 35,9%, il livello più basso di sempre per il gruppo, mentre il costo del rischio resta contenuto a 20 punti base. Messina rivendica inoltre il mantenimento dello status di banca “Zero-Npl“, con uno stock di crediti deteriorati ai minimi storici e un Net Npl ratio pari allo 0,8%.
La presentazione evidenzia anche che flussi, stock e incidenza dei crediti deteriorati sono tutti ai minimi storici, mentre la copertura è ulteriormente aumentata rispetto alla fine del 2025.
Sul fronte patrimoniale, il Common equity Tier 1 ratio si attesta al 13,1%, confermando una posizione di capitale tra le più solide nel panorama bancario europeo.

