L’IA a basso costo della Cina batterà i potenti sistemi degli Usa?

3 MIN

Aquila e Dragone stanno costruendo ecosistemi di intelligenza artificiale paralleli e sempre meno compatibili. Mentre Washington domina per capitali, infrastrutture e potenza di calcolo, Pechino punta su costi contenuti, tecnologie nazionali e diffusione su larga scala. Per imprese e governi, la scelta del coacervo tecnologico diventa così una decisione strategica e geopolitica. E l’Europa?

Indice

380 contro 39: sono i miliardi di dollari che le startup IA di Usa e Cina hanno rispettivamente raccolto dal 2023. Nel 2025 la spesa in infrastrutture (data center, chip, capacità di calcolo) da parte delle prime venti aziende tecnologiche americane ha superato i 400 miliardi di dollari, circa sette volte quella cinese, e per il 2026 è attesa oltre gli 800 miliardi. Sono numeri che riporta lo studio The Great Divide: How the US and China Are Splitting the AI World del BCG Institute, think tank di Boston Consulting Group (BCG). Ma soprattutto sono cifre che parlano di una biforcazione: l’IA in Cina non insegue gli Stati Uniti sulla scala degli investimenti, ma mira a soluzioni capaci e dal costo contenuto.

Perché l’IA della Cina potrebbe vincere su quella degli Usa?

Il modello di punta cinese, Kimi K2.6 di Moonshot, costa 1,71 dollari per milione di token contro gli 11,25 dollari di GPT-5.5, il sistema più avanzato Usa. La Cina rappresenta oggi circa un terzo delle pubblicazioni scientifiche del top 10% più citato a livello mondiale sull’AI, davanti agli Stati Uniti, e resta il primo paese per numero di brevetti depositati nel settore. Parallelamente, il governo cinese ha imposto ai data center pubblici l’uso esclusivo di chip nazionali, per ridurre la dipendenza dai semiconduttori NVIDIA e accelerare lo sviluppo di alternative come i chip Ascend di Huawei.

Il risultato è una diffusione dell’AI nell’economia cinese più rapida che altrove. Nel secondo trimestre 2026 la Cina dovrebbe elaborare oltre la metà dei token globali, pur rappresentando circa il 17% della popolazione mondiale. Non ultimo, c’è un percepito totalmente diverso a livello sociale: se oltre l’85% dei cittadini cinesi ritiene che i benefici dell’AI superino i rischi, oltre il 55% negli Stati Uniti ritiene il contrario.

Anche nella robotica, la strategia cinese verte più sulla scala di adozione che sulla ricerca alla frontiera; con il risultato che nel 2024 la Cina ha installato il 54% dei robot mondiali. 

Nikolaus Lang, managing director e senior partner di BCG, alla guida del BCG Institute e coautore dello studio: «Il mondo dell’AI si sta biforcando: i modelli americani non funzionano in Cina e gli Usa stanno esaminando sempre più attentamente l’impiego di tecnologia cinese. Presto, perciò, i gruppi multinazionali dovranno decidere da che parte stare. Molti, probabilmente, dovranno adottare un’infrastruttura digitale in Cina e un’altra negli Usa, riducendo le sinergie».

Nei prossimi 12-24 mesi si definirà chi sarà la superpotenza digitale. E l’Europa? 

L’Unione Europea resta indietro su entrambi i fronti. Mistral, il principale laboratorio europeo, vale circa un cinquantesimo del capitale di OpenAI, e i suoi modelli restano da tre a dieci mesi indietro rispetto alla frontiera tecnologica.

Commenta Lang, «l’Europa ha talenti e brevetti: è sempre forte nella ricerca ma lenta nello sfruttarla. C’è ancora tempo per creare un’alternativa ai modelli americani e cinesi e si può farlo in maniera più efficiente dal punto di vista dei capitali. La finestra di opportunità si sta però chiudendo rapidamente: nei prossimi 12-24 mesi si definirà quali Paesi saranno superpotenze digitali».

Il Giappone e gli altri

Altri Paesi seguono strategie diverse: il Giappone investe capitale nell’ecosistema americano (SoftBank ha impegnato circa 90 miliardi di dollari dal 2024, inclusi oltre 60 miliardi in OpenAI), Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita puntano su infrastrutture di calcolo regionale. L’India invece mantiene rapporti attivi con più ecosistemi contemporaneamente, dagli Stati Uniti alla Cina.

Non solo la Cina per l’IA: saper valutare alternative

Per le aziende, la scelta dell’insieme delle tecnologie da adottare non è più solo una questione di costo, ma di esposizione geopolitica. Lo studio invita i vertici aziendali a muoversi consapevolmente lungo tre direttrici. Uno, prevedere fornitori alternativi per i livelli più esposti a interruzioni. Due, progettare sistemi che permettano di cambiare provider senza riscrivere l’infrastruttura. Infine, evitare che le alternative scelte condividano gli stessi rischi, ad esempio affiancando a un modello proprietario americano un’opzione a pesi aperti ospitabile in autonomia.

Il divario fra Usa e Cina nel settore IA si allargherà velocemente

La biforcazione tra i due sistemi tecnologici, secondo il report, procederà più rapidamente della capacità di scelta e riorganizzazione delle aziende. Ed è un problema: le scelte tecnologiche odierne, anche se compiute solo per costo o efficienza, rischiano di trasformarsi in vincoli strategici nel giro di pochi anni, mentre la finestra per costruire alternative indipendenti ai due blocchi si restringe.

Domande frequenti su L’IA a basso costo della Cina batterà i potenti sistemi degli Usa?

Qual è il principale vantaggio competitivo dell'IA cinese menzionato nell'articolo in termini di costi?

L'IA cinese beneficia di costi di produzione e sviluppo significativamente inferiori rispetto ai sistemi statunitensi. Questo permette di offrire soluzioni più accessibili e potenzialmente di conquistare quote di mercato più ampie.

Come potrebbero gli investimenti in IA a basso costo della Cina influenzare il mercato globale?

Gli investimenti in IA a basso costo da parte della Cina potrebbero democratizzare l'accesso a tecnologie avanzate, spingendo i concorrenti a rivedere le proprie strategie di prezzo e innovazione. Questo potrebbe portare a una maggiore competizione e a una rapida evoluzione del settore.

Quali sono le implicazioni finanziarie per le aziende che adottano soluzioni IA cinesi a basso costo?

Le aziende che scelgono soluzioni IA cinesi a basso costo potrebbero ottenere un vantaggio competitivo grazie a una riduzione dei costi operativi e di investimento. Questo potrebbe liberare risorse per altre aree strategiche o per un'espansione più rapida.

Esiste un rischio di compromesso tra costo e prestazioni nei sistemi IA cinesi a basso costo?

L'articolo suggerisce che, nonostante il costo inferiore, i sistemi IA cinesi potrebbero raggiungere prestazioni paragonabili o addirittura superiori in determinate applicazioni. La sfida per gli USA sarebbe quella di mantenere un vantaggio tecnologico senza un aumento sproporzionato dei costi.

Quali sono le prospettive di investimento nel settore dell'IA cinese alla luce di questa tendenza?

La tendenza verso un'IA a basso costo in Cina apre interessanti prospettive di investimento per chi cerca opportunità in un mercato in rapida crescita e con un forte potenziale di disruption. Gli investitori potrebbero valutare aziende focalizzate su soluzioni scalabili e accessibili.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

Non sai come far rendere di più la tua liquidità e accrescere il tuo patrimonio? Scrivici ed entra in contatto con l’advisor giusto per te!

Compila il form ed entra in contatto gratuitamente e senza impegno con l’advisor giusto per te grazie a YourAdvisor.