Obbligazioni tech: il boom dell’AI mette sotto pressione gli spread

Obbligazioni tech: il boom dell’AI mette sotto pressione gli spread

Gli esperti di Janus Henderson Investors analizzano il mercato del credito alla luce delle ingenti emissioni del settore tech già avvenute e di quelle attese nel prossimo futuro, interrogandosi sui possibili effetti sugli spread

L’analista del credito James Donahue e i gestori di portafoglio John Lloyd e Mike Talaga spiegano le ragioni della prudenza di Janus Henderson Investors nei confronti del comparto legato all’AI nel mercato del credito. La cautela è dovuta all’ondata di emissioni necessaria a finanziare gli investimenti nel settore, che potrebbe causare – e ha già in parte causato – un significativo ampliamento degli spread.

Spese in conto capitale in crescita

Le emissioni di obbligazioni investment grade nel comparto tech sono alimentate dall’entità della spesa in conto capitale. Nel febbraio 2025, le stime relative ai quattro principali hyperscaler – Amazon, Google, Meta e Microsoft – indicavano circa 300 miliardi di dollari di capex sia nel 2026 sia nel 2027, mentre a maggio 2026 le previsioni erano più che raddoppiate. L’impatto sugli spread non si è fatto attendere: secondo i dati Bloomberg, da novembre 2025 a fine giugno 2026 quelli delle obbligazioni tech BBB si sono ampliati di 10 punti base.

La corsa agli investimenti sembra tuttavia destinata a proseguire, sostenuta dalla crescente domanda di capacità di calcolo e dai minori timori relativi alla sua monetizzazione. Anthropic, una delle principali società di intelligenza artificiale e un grande cliente degli hyperscaler, ha registrato una forte crescita dei ricavi, rafforzando le prospettive sulla domanda di infrastrutture legate all’AI.

La liquidità generata internamente potrà però coprire solo una parte degli investimenti, costringendo anche i grandi hyperscaler a ricorrere ai mercati dei capitali. Secondo Barclays, i quattro principali operatori del settore, insieme a Oracle, potrebbero emettere circa 240 miliardi di dollari di obbligazioni investment grade nel solo 2026.

Guardando più in generale anche a data center e chip, J.P. Morgan stima che, dei 5.500 miliardi di dollari necessari nei prossimi cinque anni, solo un quinto sarà finanziato dai flussi di cassa, mentre circa 2.100 miliardi arriveranno da obbligazioni investment grade e 400 miliardi da nuovo capitale azionario. La quota restante sarà coperta attraverso leveraged finance, cartolarizzazioni e capitale alternativo.

Diversificazione e concentrazione

L’ondata di investimenti amplia le fonti di finanziamento e le opportunità per gli investitori, ma al tempo stesso accresce il peso del settore tech nel mercato obbligazionario.

Il ricorso ai mercati dei capitali non riguarda soltanto il debito, ma anche l’equity, come dimostrano la raccolta di Alphabet nella prima metà del 2026 e quella di SpaceX attraverso la sua IPO, pari rispettivamente a 85 e 86 miliardi di dollari.

Anche all’interno del comparto obbligazionario si stanno creando opportunità nei mercati high yield e delle cartolarizzazioni. Le emissioni jumbo – operazioni di dimensioni particolarmente elevate – sono inoltre denominate in più valute, ampliando l’accesso al tema anche agli investitori europei.

Al tempo stesso, il peso del settore tech negli indici corporate è destinato ad aumentare. Al 30 giugno 2026, rappresentava circa il 10% dell’indice corporate statunitense, con obbligazioni per 767 miliardi di dollari su un totale di 7.600 miliardi. Secondo le stime, tre anni di emissioni superiori a 250 miliardi di dollari l’anno potrebbero quasi raddoppiare le dimensioni del segmento tecnologico, portandone il peso nell’indice al 15-19%.

In conclusione

Una crescita così rapida del debito tende a rendere gli investitori più cauti e a spingerli a chiedere rendimenti più elevati. Nonostante la solidità finanziaria dei principali emittenti legati all’AI, è quindi probabile un ampliamento degli spread delle obbligazioni tecnologiche investment grade. Da qui l’atteggiamento prudente degli esperti di Janus Henderson nei confronti del comparto, in previsione di un possibile ulteriore allargamento degli spread.

Ritratto in bianco e nero di una giovane donna con lunghi capelli scuri, che indossa un blazer su un top scuro, sorride leggermente e guarda l'obiettivo, su uno sfondo chiaro.

di Giulia Morena

Giornalista multimediale di We Wealth, è laureata in Management per l’Impresa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

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