In un mercato caratterizzato da volatilità e da un’offerta sempre più ampia di strumenti, costruire un portafoglio efficace non significa limitarsi a scegliere gli ETF meno costosi. Occorre partire dal profilo di rischio, definire gli obiettivi e combinare diverse asset class senza lasciare che le emozioni guidino le decisioni. Ne ha parlato Manuela Pugliese, Sales per l’Italia di Xtrackers by DWS, durante il Forum We Wealth – ETF Revolution.
Profilo di rischio e diversificazione
La costruzione della strategia comincia dalla conoscenza dell’investitore. Come nelle relazioni umane, anche negli investimenti occorre partire da ciò che è coerente con il proprio profilo. “Bisogna distinguere tra tolleranza al rischio, cioè quanto ci si può oggettivamente permettere di perdere, e propensione al rischio, vale a dire quanta volatilità si è disposti a sopportare”, ha spiegato Pugliese. A questa valutazione devono affiancarsi obiettivi chiari e un orizzonte temporale coerente.
Definiti questi elementi, entra in gioco la diversificazione. Storicamente, assumere più rischio ha consentito di ottenere rendimenti maggiori, ma anche oscillazioni molto più ampie. Diversificare non elimina le perdite, ma riduce la dipendenza dall’andamento di una singola esposizione.
PAC e disciplina contro l’emotività
A questo equilibrio si aggiunge la modalità di investimento. “Il piano di accumulo consente di distribuire gli ingressi nel tempo, evitando di concentrare l’investimento in un solo momento”, ha spiegato Pugliese.
Il vantaggio è anche comportamentale: nelle fasi di euforia si tende a comprare quando i prezzi sono già elevati, mentre nei ribassi si rischia di vendere per paura. Automatizzare gli investimenti può aiutare a non farsi condizionare dalle oscillazioni di breve periodo.
Da qui deriva l’importanza della continuità. Secondo Pugliese, nel lungo periodo la resilienza ha spesso premiato più del tentativo di fare market timing. Nella simulazione presentata nell’intervista, un investitore rimasto investito nell’MSCI World per 25 anni avrebbe ottenuto un rendimento annualizzato del 5,4%. Perdere le cinque giornate migliori avrebbe ridotto il risultato di circa 1,6 punti percentuali, mentre perderne trenta lo avrebbe reso negativo.
Dagli ETF singoli alle soluzioni multi-asset
Proprio la crescente complessità dell’offerta sta spostando l’attenzione dal prodotto alla soluzione d’investimento perché, come riconosciuto da Pugliese, seguire tutti i nuovi strumenti quotati può essere difficile sia per l’investitore sia per il professionista.
In questo contesto trovano spazio gli ETF multi-asset: le soluzioni Diversified Portfolio di Xtrackers combinano azioni, obbligazioni e oro secondo quattro profili di rischio. La quota azionaria varia dal 20 all’80%, mentre la componente in oro resta fissa al 5%. “Sono prodotti pensati per chi cerca un portafoglio già costruito e non vuole selezionare e ribilanciare autonomamente numerosi ETF”, ha precisato l’esperta.
Replica sintetica: cosa cambia davvero
All’interno di queste soluzioni trova spazio anche la replica sintetica. Con la replica fisica l’ETF acquista tutti o parte dei titoli dell’indice. Con quella sintetica investe invece in un paniere sostitutivo, mentre la performance viene ottenuta attraverso uno swap.
La struttura sintetica può risultare utile per esposizioni difficili da replicare fisicamente, per esempio nel mercato monetario, dove può consentire di mantenere una duration molto prossima allo zero. Un altro caso riguarda alcuni grandi indici azionari americani, sui quali può contribuire a ridurre l’impatto delle ritenute sui dividendi a livello del fondo. Nel lungo periodo, una maggiore efficienza di replica può quindi compensare eventuali differenze di costo, ha concluso Pugliese.

