Vuole essere una vera e propria “punta di diamante” il family office appena nato in casa Bnp Paribas. Del resto si chiama Diamond Tower – Family Strategy, prendendo il nome da una delle avveniristiche torri che disegnano lo skyline milanese. Il gruppo bancario francese lo ha disegnato in appena un anno, in collaborazione con SDA Bocconi. «Il nostro family office è un modello proprietario, che si fonda su advisory ed education», spiega Luca Bonansea, head Bnl Bnp Paribas Private Banking & Wealth Management in un incontro riservato alla stampa. L’esigenza di poter formare la next gen delle famiglie imprenditoriali nella staffetta dell’incipiente grande trasferimento di ricchezza ha spinto il gruppo francese in Italia a collaborare con SDA Bocconi School of Management. «Nell’attuale contesto, la formazione è irrinunciabile – prosegue Bonansea – occorre istruire le nuove generazioni al passaggio generazionale».
Il nuovo family office targato Bnp Paribas nasce «perché il mercato ce lo richiede» e sarà coordinato da Stefano Schrievers, head of family office di Bnl Bnp Paribas, con la partecipazione di Alessandro Minichilli, professore di family business e corporate governance e associate dean for faculty SDA Bocconi School of Management.
In uno scenario caratterizzato da una significativa evoluzione delle ricchezze familiari, crescente interconnessione tra asset finanziari e non finanziari, e una sempre maggiore rilevanza dei passaggi generazionali, «Diamond Tower Family Strategy introduce un approccio distintivo fondato su indipendenza, multidisciplinarità e visione di lungo periodo».
I quattro pilastri di Diamond Tower, nuovo family office firmato BNP Paribas: strategia, governance, consulenza, formazione
Il più importante dei quattro “pilastri” che Bnp ha pensato per il suo family office è senza dubbio quello della strategia, alla base di ognuno. Ancora Bonansea: «La dimensione deve essere strategica rispetto alla dimensione familiare». Poi la governance, che è «la gestione del presente avendo ben chiara la legacy, ossia l’eredità storico-culturale del passato», come specifica Alessandro Minichilli. Quindi l’advisory, o consulenza, per supportare in modo integrato le scelte relative al patrimonio, assicurando coerenza tra obiettivi (qual è lo scopo della famiglia?), investimenti e asset complessivi. Bonansea: «Ogni famiglia è unica. Il nostro family office non fa asset allocation, ma presta un servizio olistico per aiutare la famiglia a compiere scelte armoniche, supportando anche le strategie non finanziarie, come la filantropia o le collezioni d’arte». E infine, la già citata formazione, education.
Aggiunge Stefano Schrievers: «Il nostro obiettivo è servire i clienti target senza debordare in tematiche di prodotto».
Domande chiare per una partita entusiasmante
In fin dei conti la famiglia ha bisogno di domande semplici per compiere il suo cammino, chiarisce Alessandro Minichilli: «Bisogna spostare l’attenzione dall’impresa alla famiglia, e farvi delle domande basilari: chi sono gli azionisti, quali rischi vogliono correre? Quello della legacy, ossia dell’identità familiare, dei suoi valori, della sua storia e della sua visione di lungo periodo è un tema recente. Bisogna essere dei buoni antenati per chi verrà dopo, e per questo a propria volta bisogna studiare il passato, vivendo bene il presente, che è la governance».
La questione è sapersi porre al crocevia di tre temi, dice Stefano Caselli, dean SDA Bocconi School of Management: imprese, famiglie, investimenti. Le prime fronteggiano problematiche di dimensione e crescita, le seconde anche, in un certo senso, con la questione demografica. Gli investimenti, infine, non sono da intendersi in senso unicamente finanziario. «Il wealth è proprio in questo crocevia: il suo scopo è allineare imprese, persone, investimenti. La SDA è un centro di ricerca applicata e gioca una partita entusiasmante: sapere legare e armonizzare i tre aspetti citati è una sfida complessa».

