A volte, più che dotte dissertazioni sulla riforma fiscale, sarebbe più producente mettersi alla ricerca di quei pochi progressi fatti in passato, di cui si sono perse le tracce. Insomma, una sorta di rubrica (eventualmente televisiva, probabilmente a bassa audience) stile “Chi l’ha visto?”, in modo da non disperdere le fatiche che sono state spese negli anni trascorsi. Un esempio lampante è il redditometro, parola sgradevole che i maghi del marketing dovrebbero modificare, in modo da renderla uno strumento di convivenza civile.
Il decreto sul redditometro del 2024
Era il mese di maggio, ma di due anni fa, quando senza molto clamore fu pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero 116 del giorno 20 il decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 7 maggio 2024, intitolato “Determinazione sintetica del reddito complessivo delle persone fisiche”, alias, appunto, redditometro.
Il viceministro Leo decretava la nascita della nuova versione dello strumento, atto a individuare il contenuto induttivo degli elementi indicativi di capacità contributiva, quali i consumi di generi alimentari, bevande, abbigliamento e calzature; l’abitazione; i combustibili e l’energia; mobili, elettrodomestici e servizi per la casa; la sanità; i trasporti; le comunicazioni; l’istruzione; il tempo libero, la cultura e i giochi; gli altri beni e servizi; gli investimenti; il risparmio; le spese per trasferimenti.
Insomma, una fitta ragnatela per catturare gli elementi indicativi di capacità contributiva, così da pervenire (legittimamente) alla determinazione sintetica del reddito complessivo delle persone fisiche.
Redditometro e lotta all’evasione fiscale
A mio modesto avviso, un ottimo strumento per selezionare gli evasori, che in due anni di possibile utilizzo delle 200 banche dati a disposizione del fisco (e soprattutto dell’intelligenza artificiale che ormai sta dilagando), avrebbe portato verosimilmente un sensibile gettito aggiuntivo alle casse dell’erario.
Perché il redditometro è stato congelato
Ma solo tre giorni dopo, lo stesso viceministro, ci ripensa – di seguito il virgolettato:
“Considerata l’opportunità, rilevata anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri, come ampiamente riportato da organi di stampa, di modificare il contenuto normativo del predetto quinto comma dell’articolo 38 [omissis] al fine di rendere più esplicita la sottintesa volontà di concentrare il ricorso all’applicazione dell’istituto della determinazione sintetica del reddito [omissis] ai casi nei quali il contribuente ometta di dichiarare i propri redditi, a fronte del superamento di soglie di spesa da determinare; Ritenuto che le predette modifiche normative possano essere effettuate con uno dei prossimi decreti legislativi attuativi [della riforma fiscale, n.d.r.]” dispone che l’avvio della attività applicative del decreto in questione sia differito all’entrata in vigore delle modifiche stesse.
Le modifiche al redditometro che non sono mai arrivate
Ebbene, qualcuno ha visto queste modifiche? Eppure, nel frattempo, le occasioni non sono mancate, posto che sono almeno una decina i decreti legislativi attuativi sino a oggi varati.
Eppure, niente – ma perché? Tra caro benzina, carceri al collasso, sanità pubblica a pezzi, buchi da superbonus, nuovi virus in circolazione, perché non attivare lo strumento, esplicitando semplicemente che è destinato a chi omette di dichiarare i redditi, e non a quelli che evadono un pochino (o un tantino)?
Redditometro e politica: il nodo delle elezioni europee
I malevoli pensano che tra l’emanazione del redditometro e la sua ibernazione, ci sia stata una manina politicamente ispirata, che vedeva all’orizzonte le elezioni europee (tenutesi regolarmente, senza redditometro, i giorni 8 e 9 giugno 2024).
In tal caso, temo che il redditometro resterà nel congelatore almeno fino alle prossime elezioni politiche (2027).
In questo maggio torrido, almeno il redditometro sta al fresco.

