Mercati e consulenza finanziaria, come interpretare la complessità

Un uomo parla a un evento con relatori seduti, schermo con titolo "Un mondo che cambia".

Geopolitica, dollaro, oro e inflazione stanno ridisegnando gli equilibri dei mercati. In questo scenario, il consulente è chiamato a interpretare la complessità, integrando competenze, tecnologia e relazione umana

In un mondo attraversato da fratture geopolitiche, tensioni energetiche e nuove gerarchie valutarie, anche la consulenza finanziaria è chiamata a cambiare. Leggere i mercati come si faceva in passato non basta più, occorre distinguere il “rumore” dai trend strutturali, capire come gli shock si trasmettono ai portafogli e accompagnare clienti sempre più informati, ma non sempre consapevoli.

È il tema emerso nel corso della conferenza organizzata da Jupiter Asset Management al Salone del Risparmio 2026, dedicata a un mondo che cambia e alle nuove risposte richieste da mercati, investitori e reti di consulenza. Da un lato, la geopolitica torna a incidere direttamente su valute, materie prime, inflazione e scelte di portafoglio. Dall’altro, il consulente è chiamato a evolvere per interpretare la complessità e diventare un facilitatore di decisioni sempre più articolate.

Dall’efficienza alla sicurezza: la nuova geografia dei mercati

Il punto di partenza della conferenza è stato il cambiamento dell’ordine economico globale. Per molti anni la globalizzazione è stata guidata dalla ricerca di efficienza, produttività e riduzione dei costi; oggi, invece, il baricentro si sta spostando verso la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, delle materie prime critiche, delle filiere industriali e delle catene di fornitura.

In questo quadro, la competizione tra Stati Uniti e Cina, il ruolo dell’Europa, le tensioni in Medio Oriente e la fragilità di alcuni snodi strategici non sono più variabili esterne ai mercati. Diventano, al contrario, elementi capaci di incidere direttamente sui prezzi dell’energia, sull’inflazione, sul costo del capitale e sulla percezione del rischio. Per gli investitori, questo significa imparare a leggere gli eventi geopolitici non come episodi isolati, ma come segnali di trasformazioni più profonde.

Dollaro e oro, cosa cambia per i portafogli

Uno dei temi centrali della discussione è stato il ruolo del dollaro. La valuta statunitense resta ancora l’infrastruttura dominante del sistema finanziario globale, ma la sua centralità appare meno indiscussa rispetto al passato. Il punto non è decretarne una fine improvvisa, quanto osservare un processo di riequilibrio più selettivo. Alcune aree e alcuni attori stanno infatti cercando di ridurre la dipendenza dal dollaro nelle transazioni e nella gestione delle riserve.

Secondo Huw Davies, gestore dello Strategic Absolute Return Bond di Jupiter, il tema va letto anche alla luce delle pressioni fiscali e politiche che interessano le principali economie sviluppate. Il dollaro resta centrale, ma il suo ruolo va letto alla luce di un quadro più complesso, segnato da rendimenti elevati dei Treasury, deficit pubblici importanti, instabilità politica e possibili ribilanciamenti dei portafogli internazionali.

“Siamo in una fase in cui i portafogli internazionali potrebbero continuare a ridurre gradualmente l’esposizione al dollaro. Non è un movimento di breve periodo, ma un trend pluriennale che riflette cambiamenti politici, economici e finanziari più profondi”, ha spiegato Davies.

Da qui il ritorno dell’oro al centro del dibattito. Per Ned Naylor-Leyland, gestore del fondo Gold & Silver di Jupiter, l’aspetto più rilevante non è soltanto il movimento del prezzo, ma il segnale che arriva dalle banche centrali. “Da anni stanno accumulando oro fisico, diversificando le proprie riserve e riducendo la dipendenza dal sistema dei Treasury statunitensi”, ha osservato.

In questa prospettiva, anche l’argento assume un ruolo più articolato come fonte di diversificazione in portafoglio. Da un lato può muoversi in coerenza con l’oro nelle fasi di maggiore ricerca di protezione; dall’altro mantiene una componente industriale legata all’elettrificazione, alla tecnologia e alla domanda crescente di materiali conduttivi.

Inflazione, materie prime e decorrelazione

La frammentazione geopolitica incide anche sull’inflazione. Le crisi energetiche, le tensioni sulle materie prime, i rischi sulle rotte commerciali e la vulnerabilità delle filiere possono produrre shock più ravvicinati e meno prevedibili rispetto al passato. Energia, food supply chain, fertilizzanti e componenti industriali diventano così canali attraverso cui la geopolitica entra direttamente nell’economia reale e nei portafogli.

Per chi investe, questo richiede un approccio meno dipendente da una singola view direzionale. Diventano più rilevanti strategie flessibili e decorrelate, capaci di adattarsi a scenari macro in rapido cambiamento.

Il consulente come interprete della complessità

La seconda parte della conferenza ha spostato il focus sulle reti di consulenza e sul modo in cui stanno cambiando competenze, modelli di servizio e relazione con il cliente. Il punto di partenza è un dato ormai evidente: l’interlocutore del consulente non è più sempre lo stesso. Il passaggio generazionale della ricchezza, il maggiore coinvolgimento delle donne nelle decisioni patrimoniali e l’accesso diffuso a informazioni finanziarie attraverso social, finfluencer, robo-advisor e intelligenza artificiale stanno ridefinendo le aspettative.

Questa maggiore disponibilità di informazioni non coincide però necessariamente con una maggiore consapevolezza. Al contrario, può aumentare il bisogno di selezione, interpretazione e accompagnamento. Per questo la consulenza tende a spostarsi dal singolo prodotto a obiettivi di crescita, reddito, conservazione del patrimonio, protezione dai rischi, pianificazione successoria e fiscale. Il consulente diventa il punto di raccordo tra strumenti diversi, professionisti specializzati, innovazione tecnologica e bisogni familiari sempre più complessi. E la consulenza diventa un vero e proprio lavoro di squadra in cui tecnologia e componente umana devono imparare a convivere – si spera – pacificamente.

di Paola Ragno

Giornalista pubblicista e Senior Content Editor di We Wealth, è laureata in Mediazione linguistica e interculturale presso l’Università degli Studi di Bari. In We Wealth cura lo sviluppo di prodotti multimediali e redazionali, per l’online e il cartaceo. Nel passato ha lavorato e collaborato anche con Class CNBC.

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