Tra debito americano, intelligenza artificiale, flussi energetici e tensioni geopolitiche, si stanno ridefinendo gli equilibri economici globali. In questo scenario, anche il ruolo del Vecchio Continente e dei capitali europei può diventare decisivo per la stabilità degli Stati Uniti e dei mercati internazionali. Lo ha detto Gianluca Serafini, condirettore generale di Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking (Fideuram-Isbp), nel suo intervento al Salone del Risparmio 2026, illustrando come la tecnologia e i flussi commerciali siano ormai diventati le nuove armi di pressione geostrategica.
Il tallone d’Achille degli Usa e il ruolo chiave dell’Europa
Sotto la retorica dell’invincibilità economica, l’America nasconde un punto di forte vulnerabilità: la necessità estrema e costante di dollari per finanziare il proprio debito. Serafini ha ricordato un episodio passato in sordina ma cruciale: per la prima volta in decenni, un’asta di titoli del Tesoro statunitensi a trent’anni ha faticato a trovare compratori. Si tratta di un segnale di allarme per un paese che si sta indebitando profondamente per sostenere la spesa in armamenti e le infrastrutture per l’intelligenza artificiale (AI).
In questo delicato equilibrio, l’Europa non è affatto debole come spesso viene descritta. Il Vecchio Continente è il fornitore principale di dollari per gli Usa; se l’Europa dovesse bloccare i flussi di investimento verso oltreoceano, gli Stati Uniti entrerebbero in una crisi gravissima. La gestione del risparmio e degli investimenti europei si trasforma quindi in un vero e proprio strumento politico e di difesa strategica.
Geofinanza, AI e controllo globale delle Magnifiche Sette
Il concetto definitivo per leggere l’attualità è la “geofinanza“, definita da Serafini come la fusione strutturale tra tecnologia, economia e geopolitica. Il mondo non si controlla più presidiando territori fisici, ma dominando le infrastrutture digitali, i cavi sottomarini, i data center e i semiconduttori.
In questo panorama, le “Magnifiche Sette” del settore tecnologico non sono più semplici aziende, ma entità private e sovrane che creano architetture di totale dipendenza a livello mondiale.
Il caso più estremo è quello di Nvidia: detenendo il quasi monopolio delle unità di elaborazione necessarie per l’intelligenza artificiale (AI), l’azienda è diventata il passaggio obbligato per operare in qualsiasi sistema cloud globale. Davanti a questa egemonia, solo la Cina sta portando avanti un radicale tentativo di separazione tecnologica, sviluppando chip e server nazionali. A fare da ago della bilancia si inserisce il Medio Oriente, che grazie agli enormi capitali e alla disponibilità energetica sta diventando l’hub di sviluppo preferito proprio per le infrastrutture digitali americane.
L’energia come nuova arma geopolitica globale
Si parla molto di intelligenza artificiale, ma la tecnologia ha bisogno di energia elettrica per funzionare. Secondo Serafini, è in corso una chiara strategia globale per manipolare i flussi energetici e penalizzare le aree industriali concorrenti.
Agli Stati Uniti fa comodo l’indebolimento del canale energetico tra la Russia e l’Europa, perché l’energia a basso costo è stata per decenni il vero motore dell’industria tedesca ed europea. Parallelamente, si assiste al tentativo di ostacolare il flusso di energia che viaggia dall’Iran verso l’India e la Cina. Interrompere le forniture verso l’Asia significa infatti indebolire l’area del Pacifico, considerata da Washington il vero terreno di scontro per gli equilibri futuri.
Impatto sui portafogli: come posizionarsi
Tutta questa instabilità potrebbe spingere gli investitori a fuggire dai mercati, ma Serafini invita alla lucidità. Comprare costantemente protezioni contro i ribassi costa molto e fa perdere i fisiologici rialzi del mercato azionario.
Ci sono dei punti fermi su cui basare le scelte finanziarie: fino a quando l’asse commerciale principale tra Stati Uniti, Europa e Cina non si spezzerà e non ci sarà un conflitto generalizzato, le previsioni sugli utili delle aziende resteranno positive.
Le stesse tensioni geopolitiche si stanno rivelando un affare colossale per le grandi multinazionali, perché i governi sono obbligati a investire cifre senza precedenti in cybersicurezza, armamenti e nuove tecnologie di controllo. Anche la paura che l’intelligenza artificiale distrugga il mercato del lavoro va ridimensionata: storicamente ogni rivoluzione tecnologica crea nuova occupazione. Il vero nodo non sarà la mancanza di lavoro, ma la velocità estrema con cui le persone dovranno acquisire competenze completamente diverse.

