Mps, dimissioni di Palermo riaprono il cantiere del Cda

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Un arco in pietra con l'iscrizione "Mps" sopra l'ingresso, affiancato da due teste di leone scolpite e da targhe decorative in pietra su entrambi i lati.

Lo statuto di Mps prevede che le posizioni di Vivaldi e Palermo dovranno essere scelte dalla lista presentata dall’ex Cda (senza obblighi sull’ordine dei candidati).

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Nel giro di tre giorni sono usciti dall’orbita del Consiglio d’amministrazione di Monte dei Paschi due rappresentanti della lista espressa dall’ex management della banca: dopo Carlo Vivaldi, decaduto per incompatibilità con la mancata uscita dal Cda di Mediolanum, anche Fabrizio Palermo.

Per l’ad di Acea, che secondo indiscrezioni sarebbe in pole position per il rinnovo dell’incarico al vertice della multiutility, le ragioni delle dimissioni sono ufficialmente collegate a una mancata condivisione “delle recenti determinazioni in materia di governance”. La banca senese non ha specificato ulteriormente quali siano state le ragioni delle divergenze, né quali aspetti abbiano giustificato un dissidio tanto marcato da sfociare nelle dimissioni.

Al di là degli aspetti ufficiali, potrebbe trattarsi di un riequilibrio del Cda dopo la vittoria a sorpresa della lista Plt, che ha lasciato fuori dal consiglio alcuni nomi di peso.

Per Palermo un ruolo sottodimensionato rispetto alle premesse

Palermo, candidato ad della lista sostenuta dall’ex Cda, e lo stesso Vivaldi figuravano tra i manager appoggiati da Caltagirone per il rinnovo dei vertici. Dopo l’esito assembleare inatteso in favore di Lovaglio, Palermo è risultato eletto in consiglio dalla lista perdente assumendo di fatto un ruolo diverso rispetto a quello delineato nello scenario che, fino alla vigilia, appariva quasi blindato.

A restare fuori dal board, a seguito del ribaltone senese, è stato proprio Alessandro Caltagirone, secondogenito di Francesco Gaetano, che ora alcuni media indicano in predicato per un rientro in cabina di regia assieme a un altro nome eccellente escluso, l’ex vicepresidente Gianluca Brancadoro.

Contrariamente a quanto trapelato, tuttavia, non esiste un automatismo statutario che vincoli il Cda a procedere in ordine di lista. In caso di decadenza o dimissioni di un consigliere, si legge all’articolo 15, comma 10, dello statuto di Mps, il Consiglio di amministrazione “procede alla nomina del soggetto cooptato scegliendolo fra i candidati non eletti della medesima lista di provenienza […] o, in subordine, nelle eventuali altre liste a suo tempo presentate”. L’ordine di scorrimento, che nella lettura corrente vedrebbe Alessandro Caltagirone tra i primi non eletti della lista di riferimento, non viene quindi menzionato come criterio vincolante per la selezione.

Sulla carta, dunque, le possibilità possono ricadere su altri profili. Ma resta una variabile eminentemente politica: il Cda guidato da Cesare Bisoni potrebbe essere spinto verso un riequilibrio in favore dell’area riconducibile a Caltagirone, oggi titolare di circa il 10,2% del capitale di Mps e secondo azionista dietro Delfin.

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di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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