In Banca Generali, il futuro del private banking è un gioco di squadra

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Banca Generali punta sui team per unire competenze, far crescere i banker, favorire il ricambio generazionale e offrire ai clienti una consulenza più completa e prossima alle loro esigenze

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Fare squadra per crescere insieme e costruire il futuro del private banking. È la convinzione di Banca Generali, che vede nel fare squadra un pilastro chiave per la crescita e il successo dei suoi professionisti, oltre al ricambio generazionale all’interno della rete. Questa modalità di lavoro ha infatti la capacità di combinare le migliori competenze dei banker – tecniche e umane – per offrire ai clienti un servizio completo a 360 gradi e una vicinanza sempre maggiore.

“Siamo convinti che il team rappresenti una grande opportunità per la professione della consulenza”, sostiene Stefano Lenti, responsabile reti commerciali di Banca Generali. “La squadra permette di unire esperienze e competenze, creando un ‘pool’ di banker e professionalità che possono mettere a fattor comune caratteristiche differenti e creare sinergie.

Opportunità che non a caso si sono tradotte in un crescente successo e diffusione del lavoro di squadra nella rete del Leone. Otto anni fa i team attivi nella rete della prima private bank tra le reti italiane erano solo sei. A fine 2025, le squadre erano oltre 210, con più di 24 miliardi di euro di masse in gestione.

Il successo del modello di private banking di Banca Generali

Un modello il cui successo si ripercuote positivamente sui consulenti che lo adottano. Nei team orizzontali, che si basano sulla collaborazione per mettere in sinergia le competenze, la media dei portafogli coinvolti infatti cresce (da 43 milioni del 2018 a 86,4 mln del 2025). Anche per questo sempre più professionisti con portafogli importanti scelgono questo modello per sviluppare maggiormente il proprio business.

“Punti di forza che stanno facendo crescere l’interesse per il lavoro di squadra. I team che nella nostra rete sono formati da un minimo di due banker a un massimo di quattro coinvolgono ormai circa il 20% dei consulenti su base nazionale”,prosegue Lenti.

Una tendenza sostenuta e supportata con decisione dalla struttura manageriale di Banca Generali, attraverso il continuo sviluppo e implementazione di nuovi strumenti e progettualità per migliorare e adattare lo strumento team alle esigenze dei consulenti.

“Siamo impegnati a sostenere e favorire questa evoluzione del modello lavorativo, anche per il suo valore di opportunità di ingresso nel settore per le nuove generazioni,” afferma il manager di Banca Generali.

Il ricambio generazionale

Un ulteriore punto di forza naturale del lavoro di squadra consiste proprio nel facilitare il ricambio generazionale.

“Per questo prevediamo anche un modello di team di tipo ‘verticale’, che ha il ricambio generazionale tra i suoi obiettivi chiave. Un percorso comune, in grado di assicurare crescita professionale ai più giovani e supporto alle figure più senior, con un naturale travaso di competenze ed expertise”, sottolinea Lenti.

Da un lato gli junior apprendono la passione per il lavoro e le soft skill della professione, in particolare nella costruzione della relazione di fiducia con i clienti, dall’altro forniscono supporto ai profili senior, in particolare sulle opportunità offerte dal digitale.

I team inoltre hanno contribuito ad accelerare l’inserimento di giovani nella rete. Per dire, nel 2025 sono stati 78 i giovani under 40 entrati in Banca Generali su un totale di quasi circa 160 ingressi totali.

“Formazione e collaborazione, a tutto vantaggio dell’intera rete. La condivisione delle competenze è cruciale, per essere in grado e la capacità di fornire al cliente sia la solidità data dall’esperienza, sia l’innovazione portata dalle nuove generazioni, così da offrire un servizio sempre più completo e al passo con i tempi”, conclude Lenti.

Articolo apparso originariamente sul numero 89 di We Wealth Magazine. Abbonamenti qui.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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