Kospi e Nikkei giù: conviene ancora investire sui mercati asiatici?

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Una pagoda tradizionale giapponese si affaccia su alberi di ciliegio in fiore, con la cima innevata del Monte Fuji che si erge maestosa sullo sfondo sotto un cielo azzurro e limpido.

I listini asiatici – tra tutti Kospi e Nikkei 225 – si sono dimostrate nelle ultime due settimane particolarmente sensibili alla guerra in Iran. Si tratta di una semplice correzione o i ribassi continueranno?

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La guerra Iran non è una buona notizia per i mercati. Certamente non lo è per i mercati asiatici, che da inizio guerra hanno perso gran parte delle performance ottenute da inizio anno. Tra gli indici più interessati c’è il Kospi, l’indice azionario sudcoreano, gran protagonista del 2025, e il Nikkei, l’indice azionario giapponese, anch’esso andato molto bene nel corso degli ultimi dodici mesi. Se da una parte l’indebolimento del dollaro sposta i capitali ad Oriente, lo shock energetico spaventa e non poco gli investitori. Cosa aspettarsi?

Ascesa (e discesa) del Kospi

A fare il punto sulla borsa sudcoreana è il The Economist, che evidenzia come solo un anno fa, la premier, Lee Jae-myung, nella sua campagna elettorale aveva promesso un “Kospi a 5000”: una promessa tanto specifica quanto difficile da realizzare. Eppure, l’indice ha raggiunto la quota promessa solo dopo otto mesi e in un altro mese di quotazione ha toccato i 6000 punti. Nei dodici mesi fino alla fine di febbraio, l’indice è salito del 138%, lasciando indietro tutte le principali borse mondiali. Niente, sembrava fermarlo. Poi è arrivato lo shock energetico. Nei due giorni di contrattazioni successivi all’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, il Kospi è crollato di quasi un quinto, sovraperformando questa volta gli altri grandi indici al ribasso.

Lo shock energetico

Il motivo di questo grande ribasso è da ricollegarsi al fatto che la Corea del Sud è una grande importatrice di energia e soffre ogni volta che i prezzi di petrolio e gas naturale aumentano. Con i suoi fornitori abituali nel Golfo paralizzati dalla guerra, il governo ha promesso di aumentare la produzione nelle centrali a carbone e di imporre un tetto ai prezzi per i consumatori. E così alle vendite dei degli investitori stranieri che stavano già riducendo l’esposizione prima del conflitto si sono aggiunte quelle dei grandi investitori domestici. Di contro, secondo il settimanale inglese, l’ascesa dell’ultimo anno sarebbe da attribuirsi a due fattori: la composizione settoriale dell’indice e la sua convenienza in termine di prezzo/utili.

Cavalcando l’Halo Trade

Per quanto riguarda il primo aspetto, le società coreane – negli ultimi anni messe sotto pressione dalla concorrenza cinese a basso costo e spesso raggruppate in grandi e opachi chaebol (conglomerati a controllo familiare) – sono concentrate in settori export tradizionali e poco dinamici, come l’automotive, la cantieristica navale, la difesa e l’elettronica di consumo. Si tratta di settore ad elevata intensità di capitale, considerati inefficienti in un mondo dominato dai “software”, ma che potrebbe beneficiare molto dalla diffusione dell’intelligenza artificiale, cavalcando quello che è definito “Halo Trade”. Al contempo, si tratta di azioni conveniente. All’inizio del 2025, l’indice scambiava a un rapporto prezzo/utili di appena 10, contro 15 del TOPIX e 25 dell’S&P 500, il principale indice americano.

Maggiore volatilità?

Questi due fattori dovrebbero persistere, favorendo una crescita ulteriore dell’indice, ma probabilmente con una volatilità maggiore: l’indice è diventato molto più concentrato. Solo due società, Samsung Electronics e SK Hynix, rappresentano circa i due quinti della capitalizzazione, contro circa un sesto all’inizio del 2025, e oltre due terzi dei rendimenti dell’ultimo anno. E inoltre i corsi dipendono sempre di più anche dagli investitori retail. Nell’ultimo anno il numero di conti attivi e i depositi presso i broker sono cresciuti rapidamente. Molti finanziano le loro operazioni con denaro preso a prestito. Il margin lending — cioè l’uso di prestiti concessi dai broker — ha raggiunto un record di 34 trilioni di won (23 miliardi di dollari) all’inizio di marzo, contro i 18 trilioni dell’anno.

Il Nikkei 225

In questo contesto di grande incertezza energetica legata al conflitto in Iran, anche il Nikkei 225 nell’ultimo mese si trova in una fase di transizione: dopo mesi di forte rialzo sostenuto da riforme di governance, ritorno dell’inflazione e flussi internazionali, lo shock energetico legato alle tensioni in Medio Oriente e le incertezze sulla politica della Bank of Japan stanno aumentando la volatilità. Il Giappone è infatti particolarmente esposto al rialzo dei prezzi di petrolio e gas e nell’ultimo mese ha perso circa il 10% del suo valore. Tuttavia, rispetto ad altri mercati sviluppati, il listino nipponico continua a beneficiare di valutazioni relativamente contenute e beneficia di un forte interesse da parte degli investitori. Per Bank of America i livelli di volatilità dell’indice potrebbero suggerire che il minimo è stato toccato, ma aprile sarà un mese decisivo per capire la traiettoria che prenderà l’indice nei mesi a venire.

Domande frequenti su Kospi e Nikkei giù: conviene ancora investire sui mercati asiatici?

Qual è l'impatto della guerra in Iran sui mercati asiatici, in particolare sul Kospi e sul Nikkei?

La guerra in Iran ha avuto un impatto negativo sui mercati asiatici, causando una perdita di gran parte delle performance ottenute da inizio anno. Sia il Kospi che il Nikkei, che avevano registrato ottimi risultati, sono stati tra gli indici più interessati da questo calo.

Quali fattori hanno contribuito alla buona performance dei mercati asiatici prima della guerra in Iran?

Prima della guerra in Iran, i mercati asiatici avevano beneficiato dell'indebolimento del dollaro, che ha favorito lo spostamento di capitali verso Oriente. Questo trend aveva contribuito alla forte performance di indici come il Kospi, protagonista nel 2025.

Come ha influenzato lo shock energetico le performance degli indici asiatici?

Lo shock energetico, innescato dalla guerra in Iran, ha rappresentato una notizia negativa per i mercati asiatici. Questo evento ha contribuito alla discesa degli indici, annullando parte dei guadagni precedentemente accumulati.

Quali sono le prospettive per il Kospi e il Nikkei alla luce degli eventi recenti?

Dopo un periodo di forte ascesa, il Kospi e il Nikkei hanno subito una discesa a causa della guerra in Iran e dello shock energetico. L'articolo suggerisce una maggiore volatilità per questi mercati, mettendo in discussione la convenienza attuale di investire.

Quali sono le implicazioni dell'indebolimento del dollaro per gli investimenti in Asia?

L'indebolimento del dollaro tende a spostare i capitali verso Oriente, favorendo i mercati asiatici. Questo fenomeno era stato un fattore positivo per indici come il Kospi e il Nikkei prima degli eventi più recenti.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Mario Lombardi

Laureato in Scienze Politiche all’Università Cattolica e appassionato di macroeconomia. Nella redazione di We Wealth scrive di mercati finanziari, sia pubblici che privati, con uno sguardo attento ai mercati globali e alle dinamiche economiche contemporanee.

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