Pianificare la pensione: il longevity risk del rimpianto

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Il 20% dei pensionati ammette che, tornando indietro, pianificherebbe prima e il 14% aderirebbe alla previdenza complementare, emerge dall’Osservatorio Look to the Future realizzato da Nomisma per Athora

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È difficile acquistare una soluzione per un problema che non si percepisce come tale. La longevità è, in sé, un pensiero che la maggioranza degli italiani non in pensione attribuisce a sensazioni positive. Ma oltre il 70% dello stesso campione ha poca o nessuna fiducia di poter ricevere una pensione pubblica sufficiente a mantenere lo stile di vita. La soluzione per colmare un ammanco sempre più grande fra pensione e ultimo stipendio si costruisce con forme di accantonamento che, afferma l’osservatorio Look to the Future realizzato da Nomisma per Athora, sono già state avviate dalla maggioranza degli italiani.

Ma ci sono molti modi di risparmiare per la pensione e non sempre gli italiani sembrano consapevoli delle possibili opzioni sul tavolo. Il 47% risparmia alla vecchia maniera: riducendo le spese e mettendo da parte liquidità. Il 27% dice di aver sottoscritto un prodotto di previdenza complementare e il 19% ha un piano di investimento finanziario. Complessivamente meno del 20% degli italiani dice di “non fare nulla” per accumulare denaro in vista della vecchiaia – e in oltre la metà dei casi questo avviene per mancanza di risorse. Quando la cinghia è già tirata c’è poco da fare, ma complessivamente la ricerca sembra suggerire che nell’altra metà di italiani che non sta accantonando per la pensione il lavoro della consulenza finanziaria possa fare la differenza: soggetti che affermano che sia troppo presto (il 20% di chi non sta risparmiando) o che semplicemente non se ne preoccupano (un altro 10%).

Fondo pensione: conoscere non basta

Il 40% degli intervistati, un campione di 1.200 italiani fra i 18 e i 75 anni, dice di non conoscere o di non aver considerato il fondo pensione aperto come una soluzione per integrare la pensione (per il PIP le percentuali sono analoghe). L’aspetto più interessante è però un altro: del 60% che dice di conoscere il fondo pensione aperto come soluzione, solo il 6% lo ha effettivamente sottoscritto. Per il fondo negoziale, appannaggio solo di particolari categorie di lavoratori, è il 54% a conoscere la soluzione e un 11% ad averla sottoscritta.
Il problema è quindi duplice: non è solo conoscere, ma anche conoscere e agire.

L’indagine, però, non sembra gettare una luce particolarmente rosea su quei risparmiatori che non conoscono gli strumenti di pianificazione specifici per la pensione. Solo un intervistato su cinque, fra quelli che hanno dichiarato di non conoscere fondi pensione e PIP, si è detto molto o estremamente interessato a saperne di più, contro un 45% che lo è poco o per nulla.

Il rimpianto ex post e la lezione degli over 50

Chi oggi è già in là con gli anni, però, ha un orientamento un po’ diverso. La metà degli over 50 dichiara che avrebbe dovuto pensare alla propria previdenza complementare molto prima di quanto effettivamente fatto. Questo sentimento è confermato da chi è già in pensione: il 20% dei pensionati ammette che, potendo tornare indietro, pianificherebbe il pensionamento con molto più anticipo (e il 14% avrebbe aderito alla previdenza integrativa).

“I dati dell’Osservatorio ci consegnano l’immagine di un’Italia che risparmia con sacrificio, ma che fatica a trasformare quel risparmio in un progetto di vita solido”, ha dichiarato Jozef Bala, ceo della compagnia assicurativa Athora Italia, “abbiamo il dovere di comunicare che la previdenza complementare è una strategia per mitigare il rimpianto futuro e garantire quella serenità che, come dimostra la ricerca, appartiene oggi solo a chi ha saputo pianificare per tempo. Che sia la strada da percorrere ce lo dice chiaramente quel 91% tra i sottoscrittori di strumenti integrativi soddisfatti della scelta fatta”.

Domande frequenti su Pianificare la pensione: il longevity risk del rimpianto

Qual è la principale difficoltà nel pianificare la pensione secondo l'articolo?

La difficoltà principale risiede nel fatto che la longevità, pur essendo un fattore importante, non viene percepita come un problema dalla maggioranza degli italiani non ancora in pensione. Questo porta a una mancanza di percezione del rischio, rendendo difficile l'adozione di soluzioni preventive.

Qual è il livello di fiducia degli italiani riguardo alla pensione pubblica?

Oltre il 70% del campione intervistato ha poca o nessuna fiducia di poter ricevere una pensione pubblica sufficiente a mantenere il proprio stile di vita. Questo dato evidenzia un divario significativo tra le aspettative e la realtà percepita.

Come si può colmare il divario tra pensione pubblica e ultimo stipendio?

Per colmare l'ammanco tra la pensione pubblica e l'ultimo stipendio, l'articolo suggerisce la costruzione di forme di accantonamento. Queste soluzioni sono fondamentali per garantire un tenore di vita adeguato anche in età pensionabile.

Qual è il rischio associato alla longevità non pianificata?

Il rischio associato alla longevità non pianificata è quello del 'rimpianto ex post', ovvero la consapevolezza tardiva di non aver preso decisioni finanziarie adeguate per sostenere uno stile di vita desiderato durante la pensione. Questo è un insegnamento importante per gli over 50.

Cosa implica la frase 'conoscere non basta' riguardo ai fondi pensione?

La frase 'conoscere non basta' suggerisce che la semplice informazione sui fondi pensione non è sufficiente per garantire una pianificazione pensionistica efficace. È necessaria un'azione concreta e la comprensione delle implicazioni finanziarie a lungo termine.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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