Fed e Bce tra petrolio e tassi: due traiettorie, stessa incertezza

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Il rialzo del petrolio legato al conflitto in Iran complica il quadro per le banche centrali. La Fed resta orientata a un taglio a fine anno, mentre per la Bce i mercati iniziano a prezzare nuovi rialzi nel 2026

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Questa settimana Federal Reserve e Banca Centrale Europea dovranno rispondere a molti nuovi interrogativi, ma difficilmente potranno offrire agli investitori indicazioni conclusive. Dopo il rialzo dei prezzi del petrolio legato al conflitto in Iran, l’impatto potenziale sulla politica monetaria si è già fatto sentire nei mercati.

Negli Stati Uniti, le aspettative sui tagli dei tassi sono state ridimensionate: i mercati prezzavano circa 60 punti base di allentamento a fine febbraio, mentre oggi stimano circa 20 punti base complessivi, un cambiamento che suggerisce come gli investitori inizino a interrogarsi sulla capacità della Fed di continuare a ignorare una sequenza di shock dell’offerta. È ormai quasi certo che mercoledì Jerome Powell confermerà l’attuale orientamento della politica monetaria.

Anche in Europa lo shock energetico ha modificato le attese sui tassi. Il mercato prezza due rialzi della Bce nel 2026, mentre l’Euribor a tre mesi è risalito al 2,157% e quello a sei mesi al 2,522%, circa 30 punti base in più rispetto a inizio mese.

Fed: attesa e rischio stagflazione

Le previsioni sulla Fed restano comunque orientate verso una prima mossa di allentamento, anche se più lontana nel tempo. Il primo taglio attualmente prezzato dai mercati è collocato nell’ultimo meeting dell’anno, a dicembre, con una probabilità vicina al 65%. Il rialzo dei costi energetici potrebbe quindi ridurre l’urgenza di tagliare i tassi, ma senza produrre per ora aspettative di segno opposto.

“Powell dovrebbe riconoscere i rischi di stagflazione, ma ribadire l’approccio attendista. Sarà interessante vedere se tenterà di correggere la narrativa di mercato secondo cui prezzi del petrolio più alti sono automaticamente un segnale di politica monetaria più restrittiva”, hanno commentato gli analisti di Bank of America.

Le nuove proiezioni macroeconomiche attese mercoledì non dovrebbero essere stravolte. Le stime indicano una revisione al rialzo dell’inflazione – con il Pce Index previsto al 2,8% nel 2026 – e una lieve correzione positiva della crescita per quest’anno, pari a +0,1 punti percentuali. Anche il dot plot, che riassume le aspettative dei membri della Fed sui tassi futuri, dovrebbe restare invariato al 3,375% per fine anno, indicando un solo taglio rispetto ai livelli attuali.

Secondo Bank of America, l’impatto della crisi iraniana potrebbe però evolvere nel tempo. Uno shock petrolifero temporaneo avrebbe un effetto “falco”, con inflazione più persistente, mentre un prezzo del greggio stabilmente sopra i 100 dollari al barile potrebbe produrre un effetto più “colomba”, perché la domanda finirebbe per indebolirsi e l’inflazione energetica si rivelerebbe temporanea. In questo scenario, osservano gli analisti, “la Fed potrebbe tagliare aggressivamente i tassi dopo il picco inflazionistico”.

Secondo François Rimeu, senior strategist di Crédit Mutuel Asset Management, “Jerome Powell evidenzierà che qualsiasi allentamento richiederà prove chiare di un calo duraturo dell’inflazione verso il 2%, pur rimanendo pronto a intervenire in caso di deterioramento del mercato del lavoro”. Allo stesso tempo, aggiunge, la Fed dovrebbe tollerare pressioni temporanee sui prezzi legate allo shock energetico: “gli aumenti dei costi dovuti a shock dell’offerta, tipicamente transitori, non giustificano una risposta di politica monetaria finché le aspettative di inflazione restano ben ancorate”.

Una cautela che riflette anche la natura dello shock attuale. Come osserva Michał Jóźwiak, market analyst di Ebury, “la Federal Reserve resta praticamente l’unica grande banca centrale da cui il mercato si aspetta ancora tagli dei tassi quest’anno, anche grazie allo status degli Stati Uniti come esportatore netto di petrolio”. Tuttavia, aggiunge l’analista, “le tensioni geopolitiche potrebbero ritardare il percorso di riduzione dei tassi, rafforzando l’idea di un taglio solo nella seconda metà dell’anno”.

Bce: lo shock energetico pesa di più

Per l’Eurozona gli effetti dei rincari energetici rischiano di avere un impatto più forte su inflazione ed economia, un messaggio che i mercati hanno già incorporato nelle aspettative di nuovi rialzi dei tassi nel corso del 2026.

Nella conferenza stampa di giovedì, spiegano gli analisti di Goldman Sachs, “ci aspettiamo che la presidente Christine Lagarde sottolinei che la politica monetaria non si trova in una ‘posizione fissa’ e che il Consiglio direttivo è ben attrezzato per rispondere allo shock in evoluzione”, ricordando al tempo stesso la maggiore capacità dell’economia europea di assorbire shock rispetto al 2022.

Il conflitto in Iran ha infatti cambiato il quadro dei rischi per la politica monetaria europea. “Prima dello scoppio della guerra in Iran la Bce si trovava in una sorta di ‘sweet spot’, con tassi considerati adeguati a mantenere l’inflazione sotto controllo”, osserva ancora Jóźwiak. “Ma il conflitto ha spostato l’equilibrio dei rischi in una direzione più stagflazionistica, soprattutto perché l’Eurozona è una delle aree più vulnerabili agli shock energetici”.

Le nuove proiezioni dello staff della Bce dovrebbero includere una revisione al ribasso della crescita di 0,1 punti percentuali sia nel 2026 sia nel 2027, rispettivamente all’1,1% e all’1,3%, mentre l’inflazione di quest’anno potrebbe essere rivista al rialzo di tre decimali, al 2,2%.

Uno scenario avverso legato alla situazione nello Stretto di Hormuz, la cui chiusura al traffico marittimo ha fatto impennare i prezzi del petrolio oltre i 100 dollari al barile, potrebbe inoltre alimentare il dibattito sui rischi al rialzo per l’inflazione e sui possibili rialzi dei tassi necessari a evitare un disancoraggio delle aspettative di lungo periodo.

Secondo gli analisti, una parte dei membri più restrittivi del Consiglio direttivo ha già iniziato a discutere apertamente la possibilità di ulteriori rialzi. “Alcuni esponenti della Bce, come Nagel e Kazimir, hanno parlato piuttosto direttamente della possibilità di un aumento dei tassi in una delle prossime riunioni”, osserva Jóźwiak, un elemento che ha contribuito ad alimentare la tensione sui mercati monetari europei.

Domande frequenti su Fed e Bce tra petrolio e tassi: due traiettorie, stessa incertezza

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di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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