È di Michelangelo il busto nella Basilica di Sant’Agnese a Roma

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La Basilica di Sant’Agnese fuori le mura, situata a un passo da via Nomentana nella capitale, nasconde un segreto. Il busto scultoreo del Cristo Salvatore, da sempre conservato nell’edificio, è stato infatti riattribuito a Michelangelo Buonarroti

Indice

Scoperto un nuovo Michelangelo a Roma

La Basilica di Sant’Agnese fuori le mura, situata a un passo da via Nomentana nella capitale, nasconde un segreto. Il busto scultoreo del Cristo Salvatore, da sempre conservato nell’edificio, è stato infatti riattribuito a Michelangelo Buonarroti (1475-1564), riportando alla luce una storia dimenticata nel corso dei secoli (mentre pubblichiamo, 6 marzo, ricorre l’anniversario della nascita dell’artista, ndr). 

La scoperta è stata recentemente presentata in conferenza stampa dalla ricercatrice Valentina Salerno (insieme all’Ordine dei Canonici Regolari Lateranensi che si occupa del complesso monumentale) che ha studiato la provenienza del busto durante la ricerca decennale Michelangelo gli ultimi giorni. La Salerno – che ha dichiarato di “aver dimenticato le indicazioni di Vasari” per iniziare la propria indagine (lo storico non era infatti presente a Roma durante gli ultimi anni di vita di Michelangelo) – ha ricostruito l’eredità documentale dello scultore, analizzando testamenti, carteggi, libri storici, inventari e relazioni dall’anno della sua morte ad oggi. 

La tesi di Valentina Salerno: il ritratto di Tommaso de’ Cavalieri

La tesi proposta dalla ricercatrice data l’opera al 1534, ritenendola un ritratto scultoreo di Tommaso de’ Cavalieri (1509-1587), giovane nobile amico di Michelangelo. La Salerno ha confrontato la scultura del Cristo Salvatore con i disegni di Michelangelo conservati all’Ashmolean Museum di Oxford, quali la Testa Divina, anch’essi basati sulla struttura fisica di Tommaso. Prima della sua morte, lo scultore avrebbe deciso di lasciare in eredità alcuni beni e opere alla Compagnia del Ss. Sacramento, confraternita di cui faceva parte insieme al de’ Cavalieri.

Dopo la morte di Michelangelo, spostamenti e restauri

Una volta defunto, l’eredità di Michelangelo sarebbe rimasta a San Pietro in Vincoli protetta dai confratelli, mentre il busto fu successivamente spostato nello studiolo della Basilica di Sant’Agnese da Alessandro Medici, futuro papa Leone XI. Fu poi papa Pio IX a richiedere la restaurazione dell’intero edificio nel 1855 (dopo che una parte dello stesso fu danneggiata), allocando la statua di Michelangelo nella cappella a destra della navata della basilica. Nel corso del tempo si perse la memoria della provenienza del busto, che venne successivamente anche attribuito allo scultore francese Nicolas Cordier (1567-1612), già autore della statua di Sant’Agnese, ospitata sull’altare maggiore della chiesa. 

I dubbi sulla nuova attribuzione e le ipotesi passate

La tesi di Valentina Salerno, presentata in conferenza insieme all’Abate Franco Bergamin, al tenente colonnello dei Carabinieri Paolo Salvatori e al critico letterario Michele Rak, è stata accolta con entusiasmo e ripresa ampiamente dalla stampa. D’altra parte, non sono mancate le critiche da parte di giornalisti e studiosi dell’arte, che sostengono come l’attribuzione della statua a Michelangelo non sia stata effettivamente dimostrata e che la tesi della Salerno sia unicamente un’ipotesi. Da un lato viene infatti contestata la mancanza di materiale che evidenzi il perché dell’identificazione del Cristo Salvatore con la figura di Tommaso de’ Cavalieri, il cui volto non è ancora stato riconosciuto all’unanimità dagli studiosi.

Dall’altro, si sottolinea come l’attribuzione della statua alla mano di Michelangelo fosse già stata presa in considerazione in passato, ma poi mai effettivamente confermata. Giogio Vasari, nelle sue Vite (1550), aveva citato il busto quale opera di Michelangelo, mentre nel 1776 Giosafatte Massari, nelle Memorie della gloriosa Vergine e martire S. Agnese, attribuiva la testa del Salvatore al “modello” michelangiolesco, quindi non al maestro stesso. Nel 1924 Roger Thynne citava la statua nel libro Churches of Rome, spiegando che l’opera era stata ripetutamente ascritta a Michelangelo, ma che non vi fosse l’evidenza storica necessaria a provare l’accuratezza dell’attribuzione allo scultore. 

Lo studio della Salerno ha sicuramente aggiunto nuovi tasselli alla storia del Cristo Salvatore, i documenti presentati riusciranno effettivamente a convincere anche gli esperti del grande maestro? La statua è attualmente catalogata quale Busto scultoreo di autore anonimo della scuola romana del XVI secolo.

Domande frequenti su È di Michelangelo il busto nella Basilica di Sant’Agnese a Roma

Qual è la principale scoperta artistica menzionata nell'articolo?

L'articolo annuncia la riattribuzione di un busto scultoreo del Cristo Salvatore, precedentemente conservato nella Basilica di Sant'Agnese fuori le mura a Roma, a Michelangelo Buonarroti. Questa scoperta riporta alla luce una storia artistica dimenticata.

Chi è la studiosa che ha formulato la tesi sulla nuova attribuzione?

La tesi sulla nuova attribuzione del busto a Michelangelo è stata formulata da Valentina Salerno. La sua ipotesi suggerisce che il ritratto possa essere quello di Tommaso de’ Cavalieri.

Cosa è successo al busto dopo la morte di Michelangelo?

Dopo la morte di Michelangelo, il busto ha subito spostamenti e restauri. Questi interventi hanno contribuito a far dimenticare la sua origine e attribuzione originale nel corso dei secoli.

Ci sono stati dubbi o ipotesi precedenti riguardo all'attribuzione di questo busto?

Sì, l'articolo menziona che esistono dubbi sulla nuova attribuzione a Michelangelo. Vengono anche accennate ipotesi passate che potrebbero aver riguardato l'origine o l'autore del busto.

Dove si trova il busto scultoreo oggetto della scoperta?

Il busto scultoreo è conservato all'interno della Basilica di Sant'Agnese fuori le mura, situata a Roma, vicino a via Nomentana. La sua presenza nell'edificio è nota da tempo.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alice Trioschi

Esperta d’arte e del suo mercato, Alice ha lavorato nell’ufficio stampa di Christie’s a Londra, occupandosi della relazioni interne ed esterne con i giornalisti. Dopo aver collaborato con Camera Arbitrale per la risoluzione di conflitti d’arte e beni culturali, oggi lavora per Fondazione Human Technopole occupandosi degli aspetti legali riguardanti il mondo della ricerca scientifica.

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