Mutui a tasso fisso verso nuovi rincari: ecco perché

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La mano di una persona utilizza una calcolatrice accanto a un modellino di casa su un tavolo di legno, suggerendo calcoli relativi alle finanze della casa o alle proprietà immobiliari.

Il record dell’Irs a 30 anni dal 2011 spinge verso l’alto il costo dei mutui fissi, si allarga il divario favorevole ai mutui variabili

Indice

La strada per chi intende comprare casa con un mutuo a tasso fisso si fa sempre più in salita: venerdì 12 dicembre l’indicatore di riferimento su cui le banche articolano la propria offerta di mutui fissi, l’interest rate swap (Irs) a 30 anni, ha raggiunto un nuovo massimo dall’agosto 2011, al 3,212%. Si tratta di un livello che non è solo simbolico, ma che ha conseguenze dirette sull’offerta di credito: l’Irs rappresenta infatti il costo a cui le banche si coprono dal rischio di tasso quando concedono finanziamenti a lunga scadenza.

Questo significa che una banca che volesse oggi offrire un mutuo a tasso fisso trentennale dovrebbe a sua volta coprirsi pagando oltre il 3,2% l’anno – e, per guadagnare, dovrebbe applicare un ulteriore differenziale al cliente finale. In altre parole, prima ancora di parlare di margini commerciali, il costo “industriale” del mutuo fisso è tornato su livelli che rendono difficile offrire condizioni competitive.

Già oggi, secondo i dati pubblicati da Mutuionline.it, il tasso fisso medio per i mutui a 20-30 anni a dicembre ha raggiunto un nuovo massimo al 3,34%. Con gli ultimi movimenti osservati sull’Irs a 30 anni, c’è da aspettarsi che in prospettiva l’offerta di mutui diventi ulteriormente più onerosa per chi oggi si mette alla ricerca di un finanziamento. Un contesto che rischia di pesare soprattutto su chi si affaccia per la prima volta al mercato immobiliare, in una fase in cui i prezzi delle case non hanno ancora corretto in modo significativo.

L’aumento dell’Irs a 30 anni, cresciuto del 55% negli ultimi 12 mesi, non è andato di pari passo con un rincaro dell’Euribor, il riferimento per i mutui a tasso variabile. Questo scollamento tra i due indicatori segnala una divergenza importante tra le aspettative di breve e quelle di lungo periodo sui tassi d’interesse. Tradotto sul piano pratico, ha fatto sì che nel corso del 2025 i mutui variabili siano diventati progressivamente più convenienti dei fissi in termini di interessi iniziali.

Oggi, secondo gli ultimi dati di Mutuionline.it, il variabile medio applica una rata iniziale del 2,64%, ovvero più bassa di 0,70 punti percentuali rispetto al fisso. Sembrano pochi decimali, ma su un mutuo da 150.000 euro a 30 anni il risparmio sarebbe di oltre 20.500 euro – beninteso, assumendo che i tassi restino fermi, anche se si parla di un mutuo variabile.

Grafico a linee che mostra l'IRS Interest Rate Swap a 30 anni in euro dal 2011 al 2025, con un forte aumento dopo il 2021 e il raggiungimento del 3,2 nel 2025. Un piccolo grafico a barre in basso a destra mostra il volume degli scambi.

Cosa sta scontando il mercato: aspettative sui tassi e fattori macro

Sulla carta, quando si amplia il divario fra Euribor e Irs significa che il mercato sta scommettendo sul fatto che negli anni futuri i tassi d’interesse saranno più alti di quelli attuali. È una previsione implicita, incorporata nei prezzi, che riflette aspettative macroeconomiche di lungo periodo più che le decisioni immediate delle banche centrali. Ci possono essere molte ragioni per cui questo tipo di aspettativa si crea, anche se è bene sottolineare che non sempre la previsione prezzata sul costo dei mutui si realizza poi in modo puntuale: la storia recente mostra come le attese sui tassi abbiano più volte sovrastimato la persistenza di condizioni restrittive o viceversa.

«L’andamento dell’indice Irs è influenzato da diversi fattori: le aspettative sui tassi di interesse a lungo termine, il recente stop ai tagli della Bce, le prospettive per un 2026 senza ulteriori riduzioni del costo del denaro, l’aumento del prezzo delle materie prime, in particolare del gas, e le tensioni geopolitiche a livello mondiale possono essere tra i motivi dell’aumento delle ultime settimane», ha dichiarato a We Wealth Nicoletta Papucci, direttrice marketing di Mutuionline.it.

Un altro indicatore da monitorare è il mercato dei titoli di Stato tedeschi. L’aumento della spesa pubblica in Germania ha modificato la percezione del rischio su Berlino e difficilmente questo aspetto svanirà nel breve periodo: si tratta infatti di un piano strategico di lungo termine per il rilancio dell’economia tedesca. «A partire dalla fine di ottobre si è registrato un costante aumento» nel rendimento dei Bund trentennali, ha ricordato Papucci, il che «ha portato il rendimento ai massimi degli ultimi cinque anni», con un picco al 3,496%. Un segnale che contribuisce a mantenere elevata la pressione sui tassi di mercato a lunga scadenza in tutta l’area euro.

Grafico a linee che confronta i tassi di interesse medi per i mutui a 20 e 30 anni in Italia, con quattro linee che rappresentano i tassi fissi e variabili per i mutui verdi e standard da marzo 2022 a febbraio 2024.

Italiani fedeli al fisso: l’impatto sul mercato immobiliare

La certezza, però, è che gli italiani continuano a preferire il mutuo a tasso fisso anche se è relativamente più caro rispetto al recente passato. Si tratta di una preferenza che affonda le radici in un atteggiamento culturale verso il debito e l’incertezza più che in un confronto puramente economico tra le opzioni disponibili. Il 93,3% delle richieste su Mutuionline.it continua a essere sui fissi. Nel primo semestre la quota rilevata dal mediatore creditizio Kiron si attestava al 94,7%.

In sostanza, non essendoci particolare flessibilità da parte degli italiani nel passare a una tipologia di finanziamento diversa dal mutuo a tasso fisso, l’aumento dell’Irs a 30 anni rischia di essere subìto senza troppe vie d’uscita. Questo potrebbe anche scoraggiare la ripresa del mercato immobiliare, la cui domanda dipende in larga misura dalla capacità delle famiglie di contrarre un finanziamento sostenibile nel tempo. Secondo i dati pubblicati da Mutuisupermarket.it, nel terzo trimestre 2025 il 47% delle compravendite immobiliari è stato finanziato da mutuo, quota che sale al 73,2% per l’acquisto di prime case.

La dinamica osservata, di progressivo rincaro dei mutui a tasso fisso, potrà invertirsi nel 2026? Difficile prevederlo con certezza, perché l’andamento dei tassi a lungo termine è meno influenzato dalla politica della Banca centrale europea e incorpora fattori strutturali di più ampio respiro. Tirando le somme per chi oggi si mette alla ricerca di un mutuo, si prospettano condizioni meno favorevoli rispetto a quelle degli ultimi mesi: il mutuo fisso continua a essere preferito per la sicurezza che offre, ma è una sicurezza che oggi il mercato fa pagare cara.

Domande frequenti su Mutui a tasso fisso verso nuovi rincari: ecco perché

Qual è la tendenza attuale per chi intende acquistare casa con un mutuo a tasso fisso?

La strada per chi intende comprare casa con un mutuo a tasso fisso si fa sempre più in salita. Questo indica un aumento delle difficoltà e dei costi associati a questa tipologia di finanziamento.

Qual è l'indicatore di riferimento per i mutui a tasso fisso menzionato nell'articolo e quale valore ha raggiunto di recente?

L'indicatore di riferimento è l'interest rate swap (Irs) a 30 anni. Venerdì 12 dicembre, ha raggiunto un nuovo massimo del 3,212%.

Quando l'Irs a 30 anni aveva raggiunto un livello simile all'attuale?

L'Irs a 30 anni ha raggiunto un nuovo massimo venerdì 12 dicembre, un livello che non si vedeva dall'agosto 2011. Questo evidenzia un significativo incremento rispetto al passato recente.

Qual è il significato dell'Irs per le banche e l'offerta di credito?

L'Irs rappresenta il costo a cui le banche si coprono dal rischio di tasso quando offrono mutui fissi. Il suo livello ha conseguenze dirette sull'offerta di credito, influenzando le condizioni proposte ai clienti.

Quali sono le implicazioni dirette dell'aumento dell'Irs sull'offerta di credito?

L'aumento dell'Irs ha conseguenze dirette sull'offerta di credito, rendendo più oneroso per le banche coprirsi dal rischio di tasso. Questo si traduce in condizioni meno favorevoli per i mutui a tasso fisso offerti ai consumatori.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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